
Esiste una condizione fisica di cui si parla ancora in maniera non sufficiente o superficiale: la Fibromialgia. A darci chiarimenti è il dott. Giovanni Buono, Laureato in Medicina e Chirurgia con specializzazione in Reumatologia. La Fibromialgia, o meglio, Sindrome Fibromialgica, è una patologia reumatica extrarticolare non tipica, che comporta dolore muscolo-scheletrico diffuso. È definita sindrome, poiché la sintomatologia è varia e non è detto che i pazienti abbiano esattamente tutti i sintomi. Oltre ad un dolore cronico a tendini e legamenti, si possono riscontrare astenia, disturbi del sonno, problemi gastrointestinali e problemi visivi. «Uno dei sintomi maggiormente riscontrati dai miei pazienti è la ‘Fibro Fog’» afferma il dott. Buono. Si tratta di una sorta di “nebbia mentale” transitoria, che può comportare confusione mentale e problemi di memoria a breve termine. In alcuni pazienti si possono riscontrare anche ansia e depressione, condizioni che purtroppo, per anni, hanno condizionato il riconoscimento e la sperimentazione della patologia, associandola ad un disturbo di tipo psichico e non reumatologico. Nonostante le ricerche stiano continuando a fornire risposte positive, non si ha ancora un’eziologia precisa, ma solo alcune ipotesi. La Fibromialgia può essere causata da un’alterazione del livello dei neurotrasmettitori, da una predisposizione genetica, da uno stress fisico o psichico o da un’infezione.
La diagnosi è un processo lungo e travagliato. I pazienti non presentano dei sintomi evidenti. È definita “patologia reumatica non tipica” poiché non è presente nessuna infiammazione; difatti gli indici infiammatori come VES e PCR sono nella norma nella maggior parte dei pazienti. Questi ultimi si sottopongono ad una serie infinita di esami. Risultano sani, anche se il loro dolore aumenta sempre di più dall’interno; un dolore che nessuno riesce a vedere. Uno dei criteri per diagnosticare questa patologia si basa sulla digitopressione sui cosiddetti “tender points”, cioè dei punti dolenti più sensibili del corpo del paziente, che devono essere 11 su 18 per affermare la diagnosi. Questo approccio è stato utilizzato per anni ma è solo uno dei criteri e non il più efficace. Non tutti i pazienti riscontrano dolore in questi punti ed è necessario valutare altri sintomi, tenendo conto anche della soggettività del paziente. Un processo che richiede molta pazienza e, infatti, la patologia viene diagnosticata per esclusione. Ci si deve assicurare l’assenza di malattie reumatiche, neurologiche o di altro tipo. Non è ancora presente una cura specifica per la Fibromialgia, ma si cerca di tamponarla agendo su ogni punto dolente. Si consiglia l’uso di farmaci che agiscano sulla rigidità muscolare; mentre l’attività fisica aerobica può contribuire al miglioramento della condizione fisica. Altre cure possono essere l’agopuntura o l’assunzione di cannabis medicalizzata.
Per anni la Fibromialgia è stata costernata da stereotipi e pregiudizi, sia all’interno della società che nel campo medico stesso. Oggi, fortunatamente, c’è una maggiore sensibilizzazione riguardo questa condizione, ma la strada da percorrere è ancora lunga. L’OMS l’ha riconosciuta come malattia del sistema muscolo-scheletrico e del tessuto connettivo. Eppure, non essendo ancora certe le cause, la Fibromialgia non è ancora inserita nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) per avere accesso a esenzioni e terapie gratuite, nonostante sia una condizione invalidante. Ancora oggi c’è la possibilità di incontrare medici che minimizzano la condizione o pensano che sia solo di natura psicosomatica. Che paradossalmente, talora fosse vero, dovrebbe anzi essere ancor più osservata con attenzione e non minimizzata. C’è ancora tanta disinformazione ed è, in alcuni casi, il medico stesso che non sa come comportarsi. I malati fibromialgici non sono sfaticati, svogliati o senza obiettivi, sono semplicemente invisibili, ma esistono eccome.
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