
Nel corso di un’assemblea provinciale del Movimento 5 Stelle a Casoria, Roberto Fico ha rilanciato la sua candidatura a presidente della Regione Campania in un’ipotetica coalizione di centrosinistra Pd-M5s. L’ha fatto, però, attirando su di sé diverse critiche dato che ha anche annunciato che tra le sue priorità ci sarebbe il “piano di dismissione dell’inceneritore di Acerra“. Questo avverrebbe, sempre secondo le sue parole: «con un piano regionale di rifiuti all’avanguardia, perché tante cose – e lo sappiamo purtroppo – non sono state fatte».
Presente anche la deputata Carmela Auriemma, coordinatrice provinciale M5S, che come avvocato ha sempre difeso i comitati di Acerra contro il termovalorizzatore. Ha preso la parola anche Sergio Costa, vicepresidente alla Camera ed ex ministro dell’Ambiente. Anche il suo nome era stato avanzato come papabile candidato alla Regione. Il generale Costa, tuttavia, ci ha tenuto subito a chiarire: «Io ho in mente chi può essere il candidato presidente e sta seduto a questo tavolo (riferendosi a Roberto Fico, NdR)». Tuttavia, il generale ha anche dato dei consigli sulla strategia da utilizzare: «però attenzione: al tavolo ci devono essere anche altri soggetti altrimenti facciamo del male al nostro candidato naturale. Si chiama tattica. Non ci possiamo fregare da soli, ci porteranno fino al limite e poi arriveranno con un altro candidato. E non va bene». Le posizioni del generale Costa sono, infatti, molto più vicine alle forze centriste e all’attuale presidente De Luca. Questo orientamento, però, potrebbe far storcere qualche naso agli esponenti pentastellati più puri.
All’ex presidente alla Camera si è accodato il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna. Il prelato, però, si è mostrato molto più cauto: «Chiudere il termovalorizzatore non è possibile adesso? Questo è vero, però non è giusto che tutto cada su quel territorio, chiediamo almeno una distribuzione». Ma bisogna essere anche realisti, come fa notare l’ex grillina e vicepresidente del Consiglio regionale Valeria Ciarambino: «Se si lancia una proposta così forte occorre pure spiegare come si intende realizzarla, dire se si può fare, se i contratti in essere si possono chiudere, come si intende smaltire i rifiuti della nostra regione, come si intende evitare che i campani si ritrovino con i cumuli di spazzatura che arrivano fino ai primi piani delle case».
Agli occhi di molti il “no all’inceneritore” sembrerebbe una presa di posizione idealista del tutto distante dalla realtà dei fatti. Sono prontamente arrivati gli attacchi da parte del centrodestra con Fulvio Martusciello (anch’egli tra i papabili candidati tra le file del cdx). Così si è espresso a riguardo l’esponente di Forza Italia: «Le prime dichiarazioni del candidato del centrosinistra alla carica di presidente della Regione fanno rabbrividire. L’idea che Napoli e la Campania possano tornare al 2007, quando le città erano invase dai rifiuti, farà riflettere ogni cittadino di questa regione. Spegnere il termovalorizzatore è una proposta che va contro la storia. La Campania merita serietà». Le critiche, però, arrivano anche dalla maggioranza al governo della Regione. Di fatti Carmine Mocerino, capogruppo in Consiglio regionale della lista “De Luca Presidente” ha dichiarato: «Non può esserci un approccio ideologico su questo tema. Si può ovviamente discutere di ridurre la quota incenerita non appena ci saranno nuovi passi avanti, dopo i molti già fatti in questi 9 anni di guida De Luca, per chiudere il ciclo dei rifiuti. Ma una quota, anche se minima, andrà all’impianto: così come accade anche nei paesi del Nord Europa spesso portati ad esempio del ciclo virtuoso dei rifiuti». A chiudere il ciclo delle critiche c’è il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, che così si è espresso sul tema: «Teoricamente si potrebbe anche esaurire la necessità dell’impianto, più aumenta la raccolta differenziata. Però questa è una teoria: ci sarà sempre la necessità di una parte di rifiuto che venga incenerito».
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