
“Dopo aver consultato le chiese sorelle della famiglia ortodossa orientale, si è deciso di sospendere il dialogo teologico con la Chiesa cattolica, di rivalutare i risultati che il dialogo ha raggiunto dal suo inizio vent’anni fa e di stabilire nuove regole e meccanismi per il proseguimento del dialogo“. Con queste parole la Chiesa ortodossa copta, il 7 marzo scorso, ha interrotto qualsiasi forna di dialogo con il Vaticano e il motivo è sempre lo stesso: la dichiarazione pontificia Fiducia Supplicans, promulgata dal Dicastero per la dottrina della Fede della Chiesa Cattolica, che consente sostanzialmente la benedizione delle unioni omosessuali.
La sessione del sinodo si è tenuta al Cairo nel Monastero di Sant’Anba Bishoy a Wadi Natroun, che è la residenza di Sua Santità Papa Tawadros II, il capo della Chiesa copta, e vi hanno preso parte 110 dei suoi 133 membri.
E non a caso Tawadros II ha aperto la sessione sinodale commentando il vangelo di Luca, nel passo dove si legge la parabola della pianta di fico che non produce frutti (13, 6 – 9). E il riferimento al dialogo è chiaro: un uomo aspetta che l’albero produca fichi, ma non ne trova. E dà ordine al vignaiolo di tagliarlo. Ma questi lo invita ad attendere e ad avere pazienza. Se continuerà ad essere infruttuoso lo taglierà definitivamente. È un monito chiaro per papa Francesco: se il dialogo continuerà a non produrre risultati sarà definitivamente archiviato.
Una settimana fa, anche il metropolita Hilarion, presidente della Commissione Biblico – Teologica del Patriarcato di Mosca, aveva definito il documento della Dottrina della Fede – già respinto con forza dagli episcopati cattolici africani – una “gravissima deviazione dalle norme morali cristiane”.
“È una benedizione del peccato”. Il sinodo copto ha manifestato la sua “ferma posizione di rifiuto di tutte le forme di relazioni omosessuali, perché violano la Sacra Bibbia e la legge con cui Dio ha creato l’uomo e la donna, e considera qualsiasi benedizione, di qualsiasi tipo, per tali relazioni come una benedizione del peccato, e questo è inaccettabile”. Allo stesso modo, la Chiesa copta ha rilasciato una dichiarazione che delinea la sua posizione sull’omosessualità, emessa dopo il dibattito sinodale sulla questione, affermando che “Dio ha dato all’umanità il libero arbitrio di vivere secondo la sua volontà divina e il disegno divino del matrimonio tra un uomo e una donna”. “Coloro che soffrono di attrazione per lo stesso sesso ma controllano questo desiderio – continua la dichiarazione – sono lodati per i loro sforzi e sono soggetti alle stesse tentazioni degli individui eterosessuali, come pensieri, vista e attrazioni”.
“Che si astengano dalla comunione”. “Tuttavia” – continua la dichiarazione – “se qualcuno sceglie di abbracciare la propria tendenza omosessuale e rifiuta di cercare aiuto spirituale ed emotivo, ma continua a infrangere i comandamenti di Dio, in questo caso la sua situazione diventa uguale a quella di chi vive in adulterio. In questi casi, si dovrebbe avvertire e consigliare loro di astenersi dalla comunione e di cercare il pentimento.
“Di conseguenza, la Chiesa copta ortodossa si oppone fermamente a tutte le forme di attività sessuale al di fuori dei confini del matrimonio, che considera una distorsione sessuale. Rifiuta fermamente l’idea che contesti culturali diversi possano essere utilizzati per giustificare relazioni omosessuali con il pretesto della libertà umana, poiché ritiene che ciò sia dannoso per l’umanità. Se da un lato la Chiesa crede nei diritti e nelle libertà umane, dall’altro sottolinea che queste libertà non sono assolute e non devono essere usate per violare le leggi del Creatore. Infine, la dichiarazione mostra il suo impegno ad “aiutare le persone che hanno tendenze omosessuali” e sottolinea “che non le respinge, ma dà loro sostegno e assistenza per aiutarle a raggiungere una soluzione emotiva e spirituale”.
La Chiesa copta è una delle numerose chiese ortodosse orientali. Secondo la tradizione ortodossa il suo organo supremo è il Santo Sinodo, un gruppo di vescovi che si riunisce al Cairo, presieduto dal Patriarca, che risiede ad Alessandria d’Egitto e che si avvale del titolo di Papa. Essa riunisce circa 20 milioni di fedeli, ed è una chiesa molto antica, con una storia bimillenaria alle spalle. I copti sono presenti anche in Italia, in numero di circa 70.000. Dal punto di vista dottrinale non è in comunione né con la Chiesa cattolica né con le altre chiese ortodosse riunite sotto il coordinamento di Bartolomeo I, il patriarca di Costantinopoli.
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