
In un luogo pregno di storia come l’Osservatorio Astronomico di Napoli ed in una stanza piena di reperti, ho avuto il privilegio di incontrare due figure affascinanti del mondo scientifico: l’astrofisica Clementina Sasso e il biologo appassionato di astronomia Tommaso Nicolò. La loro vita, divisa tra ricerca scientifica e un mondo sempre più dominato dai social media, offre uno sguardo unico sulle sfide e sulle soddisfazioni di chi sceglie di esplorare l’universo.
Clementina Sasso, con la sua passione per la stella più lucente, il Sole, racconta di come l’astrofisica sia molto più di un semplice lavoro: «Ogni giorno, cerchiamo di rispondere a domande fondamentali sull’origine dell’universo, sulla natura della vita e sul Sole, dimenticandoci però della sua estrema importanza. Ci dimentichiamo che quest’ultimo è responsabile del 99% della vita terrestre e lo ricordiamo solo quando si fa vivo con tempeste solari come quella da poco avvenuta» spiega. Tuttavia, in un’epoca in cui i like e i follower sembrano avere la precedenza, la dedizione e il duro lavoro, necessari per fare ricerca scientifica, possono facilmente passare in secondo piano. Tommaso Nicolò, divulgatore esperto in astrobiologia, condivide una visione simile. «La ricerca sulla vita extraterrestre non è solo la caccia agli alieni» sorride. «È una disciplina che cerca di capire le condizioni che permettono alla vita di esistere e prosperare in ambienti estremi, sia sulla Terra che altrove nel nostro sistema solare e oltre. Proprio questo mi ha portato ad unire la passione per la biologia e quella per l’astronomia nel cercare le Bio Signature su Marte, ad esempio, e capire come la vita arriva e si sviluppa su un pianeta». Il suo lavoro implica non solo lo studio delle forme di vita, ma anche la comprensione delle condizioni planetarie che potrebbero supportarle.
Entrambi riconoscono l’impatto dei social media sulla loro vita professionale. «I social possono essere uno strumento potente per la divulgazione scientifica», afferma Tommaso. «Ma c’è anche il rischio che il messaggio non venga ben veicolato o spesso annoi, soprattutto quando si parla a semplici appassionati e non a persone del settore». Clementina aggiunge: «Abbiamo bisogno di trovare un equilibrio tra la visibilità e il messaggio. Io ad esempio ho molto a cuore l’importanza delle donne nelle STEM (discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche). Una bambina non dovrebbe solo voler essere una ballerina, una principessa o un’attrice, ma anche una ricercatrice o una scienziata e questo dipende anche dalla nostra divulgazione e dal nostro impegno nel ricoprire maggiormente posizioni apicali, spesso troppo maschili».
Durante la nostra conversazione, il tema delle tempeste solari emerge come una delle preoccupazioni più pressanti per entrambi i ricercatori. «Le tempeste solari possono avere effetti devastanti sulla nostra tecnologia», spiega Sasso. «Sono esplosioni di energia provenienti dal Sole che possono interferire con i satelliti, le reti elettriche e le comunicazioni radio. Grazie al satellite NASA/ESA a cui ho collaborato, il SOLAR ORBITER, saremo nel prossimo anno capaci per la prima volta di osservare i poli del Sole e questo ci darà tantissimi nuovi spunti di ricerca».
Nicolò approfondisce: «Un evento solare di grande intensità potrebbe causare blackout globali e danni significativi alle infrastrutture tecnologiche. È sicuramente molto affascinante vedere aurore come quella degli scorsi giorni, ma bisogna anche studiare e capire questi fenomeni ed il nostro Sole per non farci trovare impreparati».
La vita di Clementina Sasso e Tommaso Nicolò, tra il rigore della ricerca scientifica e le nuove sfide della divulgazione, riflette le complessità di essere ricercatori nel XXI secolo. La loro passione per la scoperta e il loro impegno per la divulgazione scientifica sono un faro in un mondo in cui l’apparenza spesso sovrasta la sostanza. E mentre affrontano le sfide di un’epoca dominata dalla tecnologia e dall’immagine, continuano a esplorare l’universo, un passo alla volta, ricordandoci che dietro ogni grande scoperta c’è sempre un cuore umano che batte per la conoscenza.
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