
A San Giovanni a Teduccio, periferia orientale di Napoli, da oltre trent’anni l’associazione Figli in Famiglia APS rappresenta un punto di riferimento per il territorio. Conosciuta da tutti come l’Oasi, è uno spazio che va oltre l’accoglienza di bambini e ragazzi, costruendo ogni giorno relazioni, fiducia e nuove possibilità grazie al lavoro costante di chi lo anima.
La sede si trova in via Ferrante Imparato 111, in un’area segnata dalla storia industriale del quartiere, dove un tempo sorgevano importanti aziende conserviere. Con la loro chiusura, tra gli anni Settanta e Ottanta, San Giovanni a Teduccio ha attraversato una fase di profondo abbandono. È in uno di questi spazi, un ex capannone Cirio di circa 16.000 metri quadri, che prende forma il progetto di Figli in Famiglia.
L’associazione nasce ufficialmente nel 1993 grazie a Carmela Manco, nata nel 1954, che nel 2000 rileva la struttura accendendo un mutuo con Banca Etica, tuttora in corso. Una scelta coraggiosa, segnata anche da pressioni della criminalità organizzata, alle quali Carmela non ha mai ceduto, ribadendo che a pagare sa-rebbero stati solo i bambini del quartiere. Ancora oggi Carmela è presente e attiva.La sua è una leadership discreta ma ferma, fondata sull’ascolto e sulla fiducia, che lascia spazio ai giovani col-laboratori e alla creatività che rende l’Oasi un luogo vivo.
Oggi Figli in Famiglia è un’Associazione di Promozione Sociale senza scopo di lucro che coinvolge circa 250 tra bambini e adolescenti, provenienti soprattutto dalla zona Est di Napoli e dai comuni limitrofi come Cercola e Volla. La fascia d’età più seguita è quella tra i 12 e i 15 anni, un momento particolarmente delicato. «Lavoriamo molto con i ragazzi di questa età», racconta Simona Bollacco, educatrice dell’associazione. «Proponiamo laboratori artistici di pittura e teatro, perché per noi l’arte è un mezzo terapeutico, ma anche attività sportive come karate, nuoto e rugby, oltre al doposcuola e al campo estivo». Figli in Famiglia collabora stabilmente con le scuole del territorio, tra cui l’istituto Scialoja Cortese, costruendo una rete educativa capace di intercettare fragilità e accompagnare i ragazzi in percorsi di crescita più consapevoli.
Il vero motore di Figli in Famiglia sono i suoi collaboratori, in gran parte giovani. «Siamo circa quindici, di cui otto impegnati nel Servizio Civile», spiega Christian D’Angelo, segretario generale dell’associazione. «Seguiamo circa 250 tra bambini e ragazzi: un impegno quotidiano che richiede presenza e responsabilità».
L’associazione si sostiene soprattutto grazie al ristorante interno, affiancato da pranzi e cene solidali, eventi e mercatini. «Non sono solo strumenti di sostegno economico – aggiunge Christian – ma occasioni per rafforzare il legame con il quartiere». All’Oasi i giovani collaboratori non sono semplici esecutori: Carmela Manco lascia loro spazio decisionale, fiducia e libertà di iniziativa, rendendo l’associazione un luogo di crescita anche per chi ci lavora.
La storia di Rebecca Cuomo, operatrice dell’associazione, è emblematica. «Ho conosciuto Figli in Famiglia attraverso il liceo» racconta. «Ho iniziato con il campo estivo e dal 2019 sono coinvolta in tutti i progetti. L’Oasi è un mondo a parte, qui ognuno può essere sé stesso». Rebecca oggi si occupa di insegnare italiano a ragazzi delle scuole superiori arrivati in Italia da altri Paesi, soprattutto dallo Sri Lanka. «Per loro l’integrazione a scuola è difficile. Spesso non conoscere la lingua li fa sentire esclusi. In più di un’occasione siamo intervenuti parlando con le scuole e qualcosa è cambiato».
Le scuole del territorio conoscono l’Oasi e spesso segnalano proprio qui i ragazzi con maggiori difficoltà, riconoscendo il valore del lavoro svolto. Molti dei ragazzi che oggi frequentano Figli in Famiglia sono figli di chi la frequentava anni fa. Questo rende l’Oasi un presidio stabile, un luogo che appartiene alla memoria e al presente del quartiere. In un territorio spesso raccontato solo attraverso le sue criticità, Figli in Famiglia continua a dimostrare che il cambiamento è possibile, quando nasce dall’impegno quotidiano delle persone che scelgono di esserci.
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