
Ci sono professioni che si scelgono per ambizione, ma ce ne sono tante altre che sono specchio di una vocazione che spinge quotidianamente a dedicare la propria vita al prossimo. Questa premessa sintetizza al meglio la storia di Filippo Capasso, infermiere di Castel Volturno. Cresciuto a Pinetamare, da anni ormai è un professionista stimato e qualificato nel suo settore. Si approccia all’infermieristica quasi per caso, studia, affina le sue competenze, sino a sognare un ruolo da Dirigente nelle strutture sanitarie pubbliche.
Oggi Filippo lavora presso l’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli, nel reparto di psichiatria, dopo aver trascorso quasi un decennio in terapia intensiva e rianimazione al Pineta Grande Hospital. Parallelamente continua a collaborare con la “Casa del Donatore”, Centro di Donazione sangue di Aversa. «Sento la necessità di non restare fermo; per questo, dopo la laurea triennale ho deciso di iscrivermi al corso di laurea magistrale in Scienze infermieristiche e ostetriche presso l’Università Vanvitelli di Napoli, conclusa con il massimo dei voti. Attualmente sono iscritto ad un master di II° livello in Direzione, Management e Coordinamento delle strutture sanitarie, sociali e socioassistenziali territoriali presso la Federico II di Napoli. Il mio obiettivo è crescere professionalmente e arrivare un giorno a ricoprire un ruolo dirigenziale».
Per Filippo la passione per il mondo sanitario nasce dopo il conseguimento del diploma superiore, a seguito del quale il giovane cercava una professione che gli consentisse di entrare rapidamente nel mondo del lavoro senza rinunciare al forte valore umano: «Volevo fare qualcosa che mi permettesse di aiutare le persone e allo stesso tempo costruirmi un futuro. Durante il tirocinio ho capito che quella era la mia strada, perché ogni giorno trovavo motivazioni e soddisfazioni che mi spingevano ad andare avanti». Come sappiamo bene, la pandemia da Covid-19 ha segnato profondamente la categoria degli infermieri. Un periodo in cui gli operatori sanitari sono stati definiti “eroi”, ma non ha portato a quei cambiamenti strutturali e professionali che molti si aspettavano. «Abbiamo ricevuto tanti attestati di stima, ma molte delle promesse legate alla valorizzazione della professione sono rimaste tali. Oggi continuiamo a chiedere percorsi di crescita e riconoscimenti adeguati alle responsabilità che ci assumiamo ogni giorno» dice Capasso.
L’esperienza in terapia intensiva lo ha messo di fronte alle situazioni più difficili che un operatore sanitario possa affrontare. La sofferenza, il dolore e la morte hanno contribuito a formare il professionista e l’uomo. «La parola che descrive meglio il nostro lavoro è empatia. All’inizio soffrivo molto quando perdevo un paziente. Tornavo a casa e continuavo a pensarci, ma col tempo ho imparato a costruire una sorta di barriera emotiva che mi permette di mantenere il giusto equilibrio senza perdere l’umanità». Nonostante le difficoltà, la professione infermieristica sa restituire emozioni fortissime. Filippo ricorda con orgoglio gli interventi riusciti nelle situazioni più critiche: «Mi è capitato di partecipare a manovre di emergenza durate ore. Quando vedi un paziente che torna stabile dopo un arresto cardiaco e sai di aver contribuito a salvarlo, torni a casa con una sensazione difficile da descrivere».
Nonostante le opportunità professionali che lo hanno portato lontano, Filippo ha sempre scelto di restare nella sua città, Castel Volturno: «Molti mi chiedono perché non mi sia trasferito a Napoli o a Roma, la verità è che questo posto mi dà serenità. Nei momenti più difficili della mia vita professionale mi rifugiavo sul mare, sugli scogli del litorale. Guardare l’orizzonte mi aiutava a ritrovare equilibrio. Spero sempre che questa città possa ritrovare parte di ciò che era. Vorrei che le nuove generazioni potessero vivere un territorio più ricco di opportunità, come è stato per molti di noi».
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