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Finalità e speranze nell’era digitale: da Agostino Nifo all’intelligenza artificiale

Fernanda Esposito
Fernanda EspositoRedazione Informare
20 maggio 20247 min di lettura

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Finalità e speranze nell’era digitale: da Agostino Nifo all’intelligenza artificiale

La terza edizione del Festival della filosofia “AGOSTINO NIFO” a Sessa Aurunca, lo scorso 10 e 11 maggio, è stata l’occasione per parlare di intelligenza artificiale tra ragione umana e ragione digitale. Il rifiorire degli studi sul Nifo, in particolare negli ultimi anni, ed il valore della sua opera è per la storia e la cultura del territorio motivo di una promozione culturale di ampio respiro, su scala nazionale ed internazionale.

Non è un caso che una monografia dedicata al Nifo verrà presentata al pubblico in occasione del Congresso mondiale di Filosofia di Roma 2024.

Special guest del festival, un esperto di filosofia rinascimentale, il Prof. Ennio De Bellis: docente di Storia della filosofia presso l’Università del Salento; direttore del Centro di Ricerche sulla Tradizione Aristotelica nel XV e XVI secolo; membro della Commissione Didattica Nazionale Società Filosofica Italiana; De Bellis  ha curato il testo presentato al Festival “A. Nifo: il filosofo e la città”, in collaborazione con la prof.ssa Laura Russo, ed altri docenti del liceo classico  “Nifo”.

Incontriamo il prof. De Bellis al termine dei lavori, nel suggestivo Salone dei Quadri, del Municipio della città, dove sono conservate due enormi tele del pittore Luigi Toro, in particolare il prof. siede sotto quella dedicata ad “Agostino Nifo alla Corte di Carlo V” del 1876. Tutto torna e l’intervista sembra avere la cornice perfetta.

Prof. De Bellis, c’è un legame tra l’intelligenza artificiale e la filosofia del passato?

«Il legame dell’intelligenza artificiale con il pensiero filosofico ha origini antiche, risalenti al XVII secolo. Nel 1600 c’è la grande svolta del pensiero moderno. Il pensiero moderno ritiene che l’essere umano, sia una grande macchina.

Infatti c’è De Corporis Humani Machina, le tavole anatomiche e, soprattutto, la convinzione che tutto il mondo sia come un grande meccanismo, essere umani complessi. Questo ovviamente era una riduzione, infatti si chiama riduzionismo, rispetto al pensiero antico che invece riteneva che il tutto fosse superiore alla somma delle parti.

Cioè il pensiero antico aveva sempre dato per scontato che l’essere umano, preso nella sua totalità, è superiore a qualunque macchina, questo resta la base della differenza tra l’intelligenza naturale e l’intelligenza artificiale. Che cosa è successo? È successo che l’intelligenza artificiale, che è il frutto di una macchina, ovviamente ha le caratteristiche della macchina: la potenza.

Ogni macchina è un moltiplicatore di potenza, sostanzialmente. E quindi è ovvio che una macchina, quanto più è complessa, tanto più moltiplica il potere. Se questo potere è un potere intellettivo, allora questo potere è un potere che si divide, una parte in una memoria e l’altra nella capacità di elaborazione.

Però la macchina non ha quello che ha la persona. Che cosa? La coscienza. La coscienza è quel di più che fa sì che una macchina non abbia di più della somma delle sue parti. Un’intelligenza artificiale non avrà mai una coscienza. Coscienza significa non solo il pensare, ma il saper di pensare».

In tanti vedono nell’I.A. una minaccia etica, secondo lei ci sono dei rischi concreti nell’utilizzo dell’I.A. o rappresenta una grande opportunità per l’umanità?

«Ogni mezzo è contemporaneamente sia un rischio che un’opportunità. L’I.A. è uno strumento, un moltiplicatore di energie, quindi se noi lo volgiamo ad opportunità buone, sarà un moltiplicatore utile. Quindi, l’intelligenza artificiale non deve essere vista, secondo me come un rischio, io non la metterei da parte rispetto agli altri strumenti.

Per esempio, il nucleare può essere utilizzato sia per l’energia civile sia per quella militare, basti pensare alla bomba atomica. L’I.A. è lo sviluppo tecnologico dell’umanità che deve essere ricondotto all’esigenza della persona e non all’esigenza della tecnica».

I Paesi dell’Unione Europea sono stati i primi Stati al mondo a darsi un regolamento etico sull’utilizzo e lo sviluppo dell’IA. Perché? Secondo lei, c’è bisogno di un regolamento etico?

«Il regolamento etico sarà comunque un inseguire. Perché? Faccio un esempio. Quando nacque il web, la prima cosa fu creare un regolamento etico, che fu superato immediatamente nel momento in cui ci si rese conto che oltre al web c’era il deep web e c’erano tante altre scappatoie. Ora, i regolamenti sono sempre relativi a una situazione, fotografano una situazione in atto.

Mai possono dei regolamenti andare a saturare delle situazioni in evoluzione. I regolamenti, si sa, vanno con una velocità di gran lunga inferiore a quella della scienza. La legge procede in maniera molto più lenta e quindi il regolamento non serve. Serve tornare al rispetto della persona nella sua totalità».

L’Intelligenza Artificiale, anche la Realtà Virtuale stanno creando una nuova frontiera filosofica, in cui le vecchie distinzioni tra vero e falso, reale e irreale, umano e macchina, sono messe in discussione. Se ne dibatte continuamente. Qual è, oggi, il ruolo della filosofia?

«La filosofia è quella disciplina che pone domande e non dà risposte. Guai nel momento in cui, ci diceva Popper, la filosofia desse una risposta, non sarebbe più una filosofia, sarebbe una religione o una scienza. Allora, a cosa serve? Serve a sviluppare l’essere umano come tale. Perché la macchina, ecco la grande differenza tra l’intelligenza artificiale e quella umana, non ha il gusto di porre delle domande nel caso in cui non ci siano delle risposte.

Quindi il ruolo della filosofia è quello di continuare a sviluppare la capacità critica, perché l’intelligenza artificiale difficilmente l’avrà.  Si potrebbe pensare, allora, che l’elaborazione sia capacità critica, invece no. L’elaborazione è sviluppo logico. Cioè, la macchina non si pone problemi. La macchina non si mette in discussione. L’uomo, sì. Questa è ancora l’ultima cosa che ci rimane a noi esseri umani».

Che idea ha del futuro, di come vivremo, di come studieremo con le IA?

«Migliorerà. Io sono uno che crede allo strumento che è un moltiplicatore di energia, come dicevo. Quindi è comunque un miglioramento. La nostra vita, la vita di tutti noi, è destinata soltanto ad essere aiutata dalla tecnologia, è ovvio questo. Non si può essere tecnofobici altrimenti saremmo ancora all’età della pietra. La tecnologia è lo sviluppo della scienza. Bisogna evitare che la tecnologia sia al servizio della tecnica anziché dell’umanità.

Bisogna evitare di diventare vittime della tecnologia anche se già lo siamo in parte, basti pensare a noi se dovesse saltare la corrente, saremmo tutti immobilizzati; ma finché possiamo ancora governarla, allora possiamo essere sereni. Il principio dovrebbe essere questo, poter raggiungere tutti per dire: oltre la tecnologia c’è anche l’umanità e l’umanità è il fine che viene prima del mezzo, come diceva Aristotele, perché il tutto è superiore alla somma delle parti».

Perché ha scelto la figura di Agostino Nifo per le sue ricerche, i suoi saggi, i suoi approfondimenti filosofici?

«Perché Agostino Nifo era il maggiore filosofo studioso di Aristotele ed era rinascimentale. Aveva queste due caratteristiche, era chiamato infatti anche l’alter Aristoteles, l’altro Aristotele, ma un Aristotele vissuto duemila anni dopo quando l’Italia era al centro del mondo; era come se avesse riportato Aristotele al centro della civiltà, non una qualunque civiltà, la civiltà italiana e la civiltà meridionale sostanzialmente, la nostra civiltà.

Quindi, qual è il grande messaggio di Aristotele? La finalità. Una macchina non potrà mai avere una finalità, una macchina non potrà mai avere una speranza. Finalità e speranza vanno insieme. Quando io tolgo a un essere umano la speranza, quell’essere umano è finito. Se tolgo a una macchina la speranza, a quella macchina non gli cambia assolutamente nulla. Questa è la grande differenza.

Allora poter studiare un filosofo che fosse un nuovo Aristotele, ma un Aristotele italiano, un Aristotele delle nostre terre, nel periodo della massima fioritura, nel momento in cui il pensiero italiano era il centro del mondo, mi affascinò».

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  • #De Bellis
  • #filosofia
  • #intelligenza artificiale
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