
Il live action de La Sirenetta rischia di essere un enorme flop, almeno dal punto di vista globale. Per alcuni paesi di fatto La Sirenetta “è troppo nera”.
Le multinazionali dell’intrattenimento giocano sul sicuro, e l’epoca di Live action con mega incassi come il miliardo e mezzo globale del Re leone dimostrano che tra l’innovazione e il mega incasso c’è poca scelta. La Disney dunque nel 2023 rilancia “l’innovazione” con la Sirenetta, scatenando polemiche mondiali da una parte di intolleranti. Motivo? Una Sirenetta “troppo nera”.
Quando nel 2022 è stato annunciato il film con una Ariel dalla pelle nera, diverse comunità di intolleranti sul web hanno gridato allo scandalo. La Sirenetta nera è una scelta artistica che vuole rendere il personaggio ideato dalla fiaba di Andersen più inclusivo verso una platea di spettatori di bambini: neri, bianchi e di qualsiasi etnia e nazionalità. Poco conta agli occhi di un bambino se il personaggio delle fiabe è nero o di altri colori, lo stupore è dato dall’animazione. La “sostituzione etnica” da parte della sirenetta in questione, secondo alcuni dei più coloriti commenti del web, è una baggianata assurda.
Contro gli scimmioni del web c’è da considerare il fattore culturale. “Il marchio” di proprietà della Sirenetta non esiste, le sirene sono universali nella mitologia umana. Nell’area della Persia le sirene erano viste come donne metà uccello e la loro figura in Africa è addirittura risalente al neolitico, dove la dea Mami Wata possiede un immagine di donna dalle sembianze coccodrillo.
L’idea di una donna pesciforme proviene dalla Grecia, ma non è specificato un colore delle pelle preciso. Piuttosto, l’idea di una Sirenetta bianca si è sviluppata nel corso dell’800, con quadri come quello di John William Waterhouse, e soprattutto negli anni 90, con il classico Disney la Sirenetta
Dall’uscita ufficiale del 24 Maggio, il live action Disney in Cina nei primi weekend ha fatto numeri di incasso ridicoli in proporzione alla popolazione, solo 2,5 milioni. Il motivo? Da un lato non sempre tutti i prodotti audiovisivi hanno successo nel paese asiatico, a causa della censura comunista, differenze culturali, rivali come film locali e di animazione, tipo Spiderman; dall’altra parte pare che la popolazione, non tutta ovviamente, ritenga che La Sirenetta sia troppo nera.
Questo dato è evidenziato da alcuni utenti che non si identificano con la nuova fanciulla della Disney, per la quale esprimono il loro dissenso sulla piattaforma di recensioni Mayoan. La questione dell’intolleranza dei cinesi verso i neri deriva da ignoranza, che ovviamente in un paese non ricco di libertà di stampa come la Cina ha difficoltà ad essere affrontata.
In Africa la Cina possiede enormi investimenti attuati negli ultimi decenni per attingere a risorse come terre rare, molto utili per la costruzione di componenti tecnologiche. É qui che nel 2020 iniziano i primi segni di discriminazione: in Kenya risiedono un milione di cinesi che, presi delle paure del Covid 19, hanno iniziato a lanciare fenomeni di stigmatizzazione sociale verso la popolazione nera. La cosa che scandalizza di più è la questione del “Racism For Sale“, una inchiesta della BBC che mostra video di auguri di compleanno di bambini cinesi verso gli africani. I video in questione risultano essere goliardici e razzisti verso gli africani.
Il percorso di un mondo libero dal razzismo è lungo e complesso, e dove c’è mancanza di cultura e di libertà di stampa lo è ancora di più. Ieri il colonialismo occidentale, oggi la Cina: pare che avere la pelle nera sia sempre un problema.
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