
C’è un’immagine iconica dell’inchiesta “Food for profit” della collega Giulia Innocenzi, giornalista di Report, e Pablo d’Ambrosi, che vede un pollo che si gonfia così tanto fino a scoppiare e diventare un mucchio di soldi. Quello che sconvolge di più dell’inchiesta non è tanto la condizione disumana a cui sono costretti gli animali, che sono già abbondantemente raccontate in tantissimi documentari e diffuse tramite canali social di attivisti, ma quanto tutto ciò avviene nella connivenza o addirittura con la manforte da parte delle istituzioni, solo per trarne un profitto economico. «È una tematica molto poco affrontata in Italia e quindi giornalisticamente più interessante – afferma la giornalista Giulia Innocenzi –. Nasce da un mio interesse personale perché attraverso la lettura del libro “Se niente importa” di Jonathan Safran Foer, mi si è accesa la lampadina su questa tematica di cui non sapevo niente e da lì ho deciso di indagare sugli allevamenti intensivi in Italia per verificare se la situazione degli Stati Uniti fosse simile a quella italiana e purtroppo è così».
La cosa che più spaventa è che, dall’Europa, non è neanche riconosciuta la parola “allevamento intensivo”. Dunque: se non lo si nomina, vuol dire che il problema non esiste e che non c’è niente da dover risolvere. «È un favore all’industria, così si può negare l’esistenza degli allevamenti intensivi in Europa e dire che questo problema per noi non esiste, raccontando ai cittadini che carne, latte e formaggio vengono da allevamenti dove gli animali vivono sereni sui prati. Ma non è così visto che il 90% dei prodotti viene dagli allevamenti intensivi. Negarlo significa negare il problema e non affrontarlo» continua Innocenzi. Questo modus operandi della comunità europea cozza un po’ con le conseguenze che poi ha la diffusione dell’inchiesta di Report. Mesi dopo l’inchiesta infatti, gli eurodeputati coinvolti e menzionati non si sono più candidati alle elezioni europee. «Fortunatamente la pressione dal basso – continua Innocenzi – e l’indignazione scatenata dal film hanno portato due risultati concreti: la Aguilera e De Castro non si sono candidati. Sono usciti per il momento dalla politica ed è un risultato avvenuto per quello che abbiamo mostrato nell’inchiesta: i segretari di partito sono stati costretti a prendere decisioni di questo tipo. Ma se fosse stato per loro si sarebbero ricandidati visto che De Castro era da 15 anni al parlamento europeo praticamente indisturbato». Nonostante ciò, la Comunità europea dà numerosi finanziamenti agli allevamenti intensivi, giustificandosi e dicendo che servono per “rispettare gli standard europei”. Ma questi standard sono davvero adeguati per il benessere degli animali? Al netto, ovviamente, che questi vengano rispettati. «Purtroppo l’allevamento intensivo che rispetta tutte le regole internazionali è comunque un’aberrazione, un luogo di violenza che annega nella sua essenza l’animale. Le leggi sul benessere animale in Europa sono davvero blande e puntano a favorire l’industria per massimizzare i profitti con meno spazio possibile, ammazzando più animali possibili» afferma ancora Innocenzi.
«Non si capisce se il fatto che ci sia tutta questa carne a poco costo, ha aumentato la sua richiesta – continua la giornalista –. Le persone devono diminuire il consumo di carne prima di tutto per la loro salute, per le conseguenze sull’ambiente che sono davvero inaffrontabili e perché ci sono esseri senzienti costretti a queste vite». Un’importante denuncia quella da parte di Giulia Innocenzi nel documentario “Food for profit” che ha avuto un’influenza non solo a livello politico, ma anche di impatto con la comunità. «Tantissime persone mi fermano in strada dicendomi che dalla visione del mio film non mangiano più carne e che non pensavano che fosse così facile diventare vegani. Basta un minimo di informazione sulle proprietà nutritive e fare una spesa adeguata, il mercato sempre di più si sta adattando a questa domanda. Negli ultimi dieci anni i vegani in Italia sono quadruplicati, è un fenomeno in crescita» conclude Giulia Innocenzi.
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