
Continua imperterrito il dibattito sull’ottenimento della cittadinanza italiana. Se la popolazione si muove dal basso, con le raccolte firme popolari, anche il governo sembra ronzare attorno all’argomento. A muoversi, stavolta, è Forza Italia: una proposta, quella dello Ius Italiae, che potrebbe essere perlomeno presa in considerazione.
La proposta di Forza Italia, che Fratelli d’Italia sembra valutare, riguarda il fatto che “lo straniero nato in Italia o lo straniero che arriva in Italia entro il compimento del quinto anno di età, che risiede ininterrottamente per dieci anni in Italia e frequenta e supera le classi della scuola dell’obbligo – 5 anni di elementari, 3 anni di medie e 2 di superiori -, può ottenere la cittadinanza italiana, a 16 anni“. Per i minorenni, la richiesta dovrà esser avanzata da un genitore; ma “se il genitore non esercita questa facoltà, il ragazzo potrà chiedere la cittadinanza al compimento del 18esimo anno di età“. Con la proposta arriveranno delle modifiche anche per lo Ius Sanguinis: non si potrà più ottenere la cittadinanza se i genitori, i nonni e i bisnonni sono nati all’estero. Tajani ha commentato la questione affermando che «la cittadinanza italiana non può essere un business, basta truffe».
Mentre fino a pochi giorni fa un’apertura sulla questione della cittadinanza sembrava impossibile, la proposta avanzata da Forza Italia sembra aver cominciato a smuovere le acque. Il capogruppo di Fratelli d’Italia, Lucio Malan, ha commentato la proposta: «Non è assolutamente una riforma devastante, sono proposte di aggiustamento delle attuali norme, non solo sulla scuola. Mi sembra giusta anche la parte in cui si mette un limite al diritto di avere la cittadinanza italiana se discendenti da italiani: il legame dev’essere reale». Matteo Salvini, e di conseguenza la Lega, ha invece dichiarato che il punto focale della questione non sarebbe l’accelerazione del processo di ottenimento della cittadinanza, ma sarebbe «revocare la cittadinanza a quelli che delinquono. [ … ] La cittadinanza è un atto di fede. È il secondo mazzo di chiavi di casa nostra ma se tradisci questa fiducia contro chi ti ha garantito scuola, previdenza e sanità, e poi spacci, stupri e uccidi, la soluzione è solo: via la cittadinanza e torna al tuo paese. Non abbiamo bisogno di altri delinquenti».
Ancora una volta si ha l’impressione che ottenere la cittadinanza italiana sia una questione di compassione, un premio da dare a chi si comporta meglio: non è così. Mentre la popolazione spinge per un abbassamento dell’età necessaria per ottenere la cittadinanza da 10 a 5 anni, allineandosi così alla media europea, la Presidente del Consiglio dichiara di non vedere la necessità di un cambiamento del genere. Tajani, che nelle ultime settimane ha tanto premuto sulla questione, parla di «finti italiani», di regolamentazioni necessarie perché «essere cittadino italiano è una cosa seria».
Ma è un discorso, questo, che andrebbe applicato anche ai milioni di persone, nate e cresciute in Italia, che ricordano d’essere italiani soltanto in occasione dei Mondiali. Non si tratta soltanto di lingua o di costumi: a mancare, qui, è lo spirito di una nazione che ancora fatica a riconoscersi come tale. Cosa si fa, allora, con gli italiani, quelli considerati veri, che spacciano, stuprano e uccidono, per citare Salvini? Bisognerebbe togliere la cittadinanza anche a loro? Due pesi, due misure: una tendenza, in Italia, che è oramai diventata abitudine.
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