
Philadelphia, PA – 19 maggio 2025 — La prevalenza e la gravità delle reazioni reumatiche avverse, associate all’immunoterapia contro il cancro, sono significativamente sottostimate. Tutto ciò a causa dell’assenza di protocolli standardizzati per lo screening delle neoplasie nei pazienti affetti da disturbi autoimmuni. In risposta alla necessità di raccolta dati e criteri diagnostici, un gruppo di ricercatori tra l’Italia e gli USA ha sviluppato un approccio trans-disciplinare per tutelare i pazienti a rischio.
Lo studio, dal titolo “Onco-Reumatologia: dalla marginalità all’eccellenza, un’evoluzione trans-disciplinare”, pubblicato su Rheumatology Advances in Practice, mette in luce l’intersezione cruciale tra oncologia e reumatologia, oltre che l’emergere di un nuovo ambito ora identificato come onco-reumatologia.
L’autore Antonio Giordano, M.D., Ph.D., Direttore e Fondatore della Sbarro Health Research Organization (SHRO) e Professore alla Temple University, ha coordinato un team di dottori e ricercatori scientifici, tra cui Canio Martinelli, M.D., ginecologo e responsabile del Women’s Health Research and Innovation Program presso SHRO, Luigi Pirtoli, M.D., SHRO, e membri del Collegio Reumatologi Italiani (CReI), insieme all’autore principale Daniela Marotto, reumatologa e Presidente del CReI.
Gli autori dello studio hanno lanciato un appello per strategie mediche integrate, al fine di affrontare il crescente numero di pazienti affetti sia da patologie oncologiche sia da malattie autoimmuni.
Con il rapido invecchiamento della popolazione mondiale e l’aumento dei casi di cancro e di patologie autoimmuni, i modelli tradizionali centrati sulla “singola patologia” risultano ormai inadeguati. La gestione di pazienti con condizioni sovrapposte in ambito oncologico e reumatologico è resa ancora più complessa da trattamenti innovativi come gli inibitori dei checkpoint immunitari (ICI), che pur rappresentando una svolta nella terapia oncologica, possono innescare effetti avversi immuno-correlati spesso non diagnosticati o attribuiti erroneamente.
“È finito il tempo della medicina a compartimenti stagni” – afferma Giordano. «Le complesse interazioni tra tumori, sistema immunitario e malattie reumatiche richiedono un nuovo modello assistenziale».
A sottolineare la portata innovativa della ricerca c’è Daniela Marotto, MD Rheumatology Unit Asl Gallura Past Presidente CReI: «Ogni paziente reumatologico porta con sé una fragilità complessa che merita attenzione condivisa. Oggi non possiamo più permetterci di ignorare il rischio neoplastico correlato alle malattie reumatologiche. Solo una visione integrata fondata su collaborazione e prevenzione ci permetterà di proteggerli davvero, anche dal rischio spesso silenzioso delle neoplasie. L’oncoreumatologia non è più un’opzione ma una necessità clinica».
«Stiamo osservando pazienti con bisogni clinici sempre più complessi, che sfuggono agli schemi tradizionali” – sottolinea Martinelli. “L’onco-reumatologia sta passando da tema marginale a sfida centrale. Il nostro obiettivo è cambiare il modo in cui pensiamo e trattiamo questi pazienti in modo condiviso tra le discipline».
Lo studio ripercorre la storia dell’interazione tra patologie oncologiche e reumatiche, citando oltre 9.000 articoli pubblicati sul tema, ma solo un unico modello documentato di cura integrata. I ricercatori auspicano una collaborazione trans-disciplinare tra oncologi, reumatologi e medici di base, per ottenere diagnosi accurate, trattamenti efficaci e migliori risultati a lungo termine per i pazienti.
Per guidare tale collaborazione è stato recentemente istituito il Gruppo Multidimensionale di Onco-Reumatologia (G-MORE), iniziativa promossa dal Gruppo di Studio di Onco-Reumatologia del Collegio Reumatologi Italiani (CREI). Il G-MORE si propone di fornire basi scientifiche solide per far avanzare la pratica clinica in questo campo ibrido, offrendo supporto alla ricerca, alla formazione e alla gestione integrata del paziente.
«Se la ricerca scientifica si isola allora sarà difficile ottenere risultati concreti», conclude Pirtoli. «La strada da seguire passa attraverso partenariati istituzionali, percorsi clinici condivisi e sistemi che pongano al centro il paziente nella sua interezza, non come somma di singole diagnosi.»
La medicina di precisione utilizzata nella personalizzazione delle cure è un obiettivo necessario, ma che richiede dei passaggi fondamentali per la sua realizzazione: identificazione e misurazione del problema, sviluppo di modelli sperimentali traslazionali ed applicazione clinica.
Saltare uno di questi passaggi significherebbe applicare metodi di trattamento non sicuri e potenzialmente inefficaci. La complessità del paziente oggi aumenta non solo per la presenza di malattia concomitante, ma anche per l’uso di farmaci che modificano la biologia delle stesse malattie e della persona. Di fronte all’incremento di questa complessità, GMORE si pone come facilitatore di network clinici e scientifici che ha come obiettivo quello di semplificare il processo diagnostico e terapeutico, sviluppando una medicina di precisione personalizzata sicura ed efficace.
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