
Quella di Francesco Catalano è una scoperta e una rivalutazione della propria città. Per anni ha cercato di scappare da Castel Volturno, mentre oggi invece questo territorio è diventato parte della sua identità artistica. Catalano, 30 anni, fotografo, ha trasformato la sua vita, scoprendo una professione che lo ha portato a viaggiare in tutto il mondo, dai set cinematografici alle barche dei pescatori indonesiani. «Sono nato a Napoli, ma è come se fossi nato a Castel Volturno. È un posto particolare: o ti assorbe oppure, se riesci a resistere, ti rende molto forte» racconta ai nostri microfoni.

La sua vita lavorativa non inizia con una macchina fotografica, ma con la voglia di scappare via dalla propria “bolla”. A diciotto anni lascia casa e parte per la Francia. Qui si arruola nella Legione straniera, ma l’esperienza dura poco. Tornato in Italia entra nell’esercito, dove trascorre un anno. Durante quel periodo avviene l’incontro destinato a cambiare la sua vita: «A Milano, durante l’operazione Strade Sicure, ho conosciuto un insegnante di fotografia. Aveva visto alcune foto che facevo con il cellulare e ha iniziato a parlarmi di fotografia. Mi ha ospitato a casa sua, mi ha venduto la mia prima macchina fotografica usata. Da lì è iniziato tutto». Quando termina il servizio militare, Catalano decide di dedicarsi completamente a questa nuova passione.
Grazie ad alcune conoscenze, entra nel reparto fotografia di una produzione cinematografica che stava girando a Castel Volturno. Inizia come stagista, e poi nel giro di pochi giorni si apre una possibilità: «Un tecnico lasciò il lavoro e il caporeparto mi chiese se avessi voluto prendere il suo posto. Accettai e da lì ho lavorato cinque anni nel cinema». Un’esperienza intensa e formativa, che lo porta a partecipare a numerosi progetti, tra cui produzioni come “Il sindaco del rione Sanità”, “Nostalgia” di Mario Martone, alcune puntate di “Mare Fuori” e altre produzioni italiane e internazionali. «Il cinema è un mondo a parte. È molto gerarchico e molto organizzato. Ti insegna una disciplina incredibile. Se non sei organizzato non riesci proprio a lavorarci» afferma Catalano. Tra i ricordi più belli c’è proprio il primo film girato a Castel Volturno: «Stavamo lavorando in un appartamento sul mare a Bagnara quando arrivò l’alta marea. L’acqua circondò completamente la casa e restammo bloccati lì dentro, fu assurdo, ma anche bellissimo».
Dopo cinque anni sui set decide di cambiare direzione e dedicarsi completamente alla fotografia. Inizia a lavorare come freelance tra reportage e fotografia commerciale. Nel suo portfolio compaiono collaborazioni con brand e organizzazioni come Telethon, Rio Mare e diverse campagne pubblicitarie. Il lavoro che più lo ha segnato è stato proprio uno dei più lontani da casa: «Per una campagna di Rio Mare ho viaggiato per 54 giorni insieme ai pescatori in diverse parti del mondo. Ho dormito sulle barche in Indonesia, ho vissuto con le famiglie delle Isole Salomone. I bambini uscivano all’alba con piccole barche di legno per pescare. È stata un’esperienza incredibile». Per Catalano il reportage resta la forma più autentica della fotografia, anche se oggi è una strada difficile dal punto di vista economico: «Mi piace raccontare storie. È sempre stato il mio obiettivo, anche se spesso devi affiancare lavori commerciali per poter continuare».
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