
Una mostra di autografi e manoscritti ricorda il critico irpino a 140 anni dalla morte. Autografi e manoscritti di Francesco De Sanctis, posseduti da Benedetto Croce e conservati nella sua biblioteca, sono esposti in una mostra organizzata dalla Fondazione “Biblioteca Benedetto Croce” e dall’Istituto italiano per gli studi storici, in occasione del 140° anniversario della morte del critico.
Egli fu uno degli autori prediletti da Croce, del quale è stato un interlocutore privilegiato che, a dieci anni dalla sua scomparsa, iniziò a sottrarne l’opera dall’oblio a cui l’avevano relegato la scuola storica da un lato e il dilagante carduccianesimo dall’altro. Con tenacia e dedizione Croce entrò in contatto con la vedova, con gli amici e gli allievi del critico nell’intento di raccogliere testimonianze manoscritte delle sue lezioni, carteggi e autografi che non erano in possesso degli eredi.
Dal 1894 al 1925, Croce condusse una serie di ricerche sfociate poi nella pubblicazione di documenti inediti nella serie Ricerche e documenti desanctisiani, apparsa come memoria dell’Accademia Pontaniana, e di altri numerosi contributi. Al termine di questa complessa operazione editoriale, Croce donò alla Biblioteca Nazionale di Napoli, nel 1926, il corpus principale degli autografi desanctisiani, delle corrispondenze e dei quaderni manoscritti nei quali gli allievi riportavano il contenuto dei vari corsi di lezioni.
Nella propria biblioteca, però, il filosofo conservò alcune testimonianze manoscritte che raccolse, secondo una consuetudine a lui cara, in piccoli volumi miscellanei esposti, fino al 29 febbraio, nelle sale dell’Istituto italiano per gli studi storici di Napoli. A questi due nuclei si affianca un terzo gruppo di autografi desanctisiani conservati presso la Biblioteca Provinciale Capone di Avellino.
Il percorso espositivo si apre con una ricostruzione del contesto storico-letterario della Napoli degli ultimi decenni dell’800 nella quale si collocava l’opera di De Sanctis, con opere quali il Repertorio per la lingua italiana di Leopoldo Rodinò, giunto nel 1873 alla quinta edizione, o il romanzo autobiografico “Dopo la laurea” di Angelo Camillo De Meis, allievo e amico di De Sanctis, a cui fu legato per tutta la vita da un affetto profondo nonostante le diverse posizioni assunte nel tempo in ambito filosofico e politico.Interessanti le prime suggestive testimonianze manoscritte che risalgono agli anni della carcerazione, quando De Sanctis fu recluso nelle prigioni di Castel dell’Ovo, dal dicembre 1850 all’estate 1853, dove egli scrisse un carme intitolato “La prigione”, nel dicembre 1852, espressione del suo tormentato stato d’animo.
Sono esposte le bozze dell’edizione a stampa predisposta dall’editore Morano; l’autografo è conservato nel volume miscellaneo che comprende la traduzione della “Logica” di Hegel compiuta da De Sanctis negli anni della prigionia. Lo studio della lingua tedesca consentì al giovane critico di cimentarsi negli anni di prigionia con l’impegnativa traduzione del Manuale di una storia generale della poesia di Karl Rosenkranz. Dell’opera, in tre volumi, De Sanctis portò a termine la traduzione dei primi due.In esposizione anche una selezione delle lettere tra De Sanctis e Croce. Particolarmente commovente lettera inviata da Malta, l’11 agosto 1853, nella quale De Sanctis, finalmente libero, scrive all’amico nel corso del viaggio che lo condurrà esule a Torino e poi a Zurigo.
Nel secondo volume si espone una lettera del 27 gennaio 1862, nella quale il critico, al tempo ministro della Pubblica Istruzione, aggiorna l’amico sul suo operato nella gestione del ministero, operato non privo di difficoltà nei primi tempi dello Stato postunitario.Una rarità interessante è una caricatura che raffigura De Sanctis un anno prima della sua scomparsa. L’autore del bozzetto è Antonio Manganaro, che raffigura il “Professore” insieme al fido cane maltese Bebè e all’amico Iamalio in occasione dell’inaugurazione del Restaurant Abruzzese del signor Pollino nella Galleria Principe di Napoli, nel novembre 1882. Il disegno è accompagnato dal motto: «Se impari a leggere ti farò ispettore scolastico!» e offrì l’occasione al critico, che apprezzò il disegno, di tenere uno dei suoi ultimi discorsi in pubblico tessendo le lodi della caricatura come strumento di satira civile.
All’inaugurazione della mostra, il 29 gennaio, presentata da Mariolina Rascaglia, responsabile del Servizio Educativo della Biblioteca Nazionale di Napoli “Vittorio Emanuele III”, dopo i saluti di Marta Herling, Segretario generale dell’Istituto italiano per gli studi storici, e di Benedetta Craveri, Presidente della Fondazione “Biblioteca Benedetto Croce”, sono intervenuti i professori Fulvio Tessitore e Domenico Conte, assieme alla professoressa Emma Giammattei che, ricordando il rapporto che il critico aveva con Croce, si è posta a domanda se De Sanctis sia nato troppo presto o troppo tardi, rispetto al suo tempo. Una visita alla mostra può aiutare a farsene un’idea.
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