
Francesco Lettieri è il cantautore di cui abbiamo bisogno. Ma perché? Perché è un degno erede di quella schiera di autori che hanno fatto grande l’Italia in musica. Pianista e compositore, Lettieri è il vincitore di Musicultura 2019 con il brano “La mia nuova età”, con cui vince anche il Premio AFI. Il pianoforte è il protagonista del suo album “Controfigura”, un album dove in primo piano c’è tutta la sua visione poetica, una dimensione intima che illumina gli angoli nascosti dell’inconscio. La ricerca di una propria identità legata alla scoperta e alla consapevolezza delle paure più profonde. Un album sincero, maturo, da cantautore. Tant’è vero che i suoi punti di riferimento sono Lucio Dalla, Pino Daniele e Daniele Silvestri: «Restai a parlare con Daniele Silvestri fino alle sei del mattino dopo Musicultura, un sogno».
Francesco Lettieri però vive ed opera la sua professione nei tempi dello streaming online. Vive in prima persona le contraddizioni di chi oggi “governa” le logiche del mercato: «Lo scontro Siae-Meta è avvenuto pochissimi giorni prima del lancio di “Diventare”, il primo singolo che ha segnato l’inizio della mia avventura con Musa Factory, a cui sarebbe seguito “Quello che resta” e poi l’uscita dell’album. Per cui quello che ho pensato in quei giorni è stato un egoistico e sarcastico “che fortuna!”. La condivisione sui social, in particolar modo nelle storie di Instagram, è infatti uno dei principali mezzi di diffusione delle canzoni, per cui sono contento che poi queste possibilità siano state ripristinate».
Può esserci una valida alternativa per promuovere e guadagnare dalle proprie produzioni senza passare dai social?
«Magari! Tocchi un tema a cui sono particolarmente sensibile, specie negli ultimi tempi. Non mi piace per niente, infatti, il mondo digitale in cui gli artisti vengono obbligati ad esistere, la schiavitù dei like, la sensazione che sia più importante la quantità che la qualità dei contenuti».
Premio Ugo Calise e Musicultura: che esperienze sono state per te?
«Quando ho partecipato al premio Ugo Calise era il 2017 e avevo iniziato da poco a scrivere canzoni. Non avevo ancora scelto di metterci totalmente la faccia e infatti. Di quel premio ho un ricordo molto dolce e tenero. Il 2017 fu un anno di grandi cambiamenti, di primi passi. Musicultura è stata un’esperienza davvero immersiva, intensissima, la realizzazione di un grandissimo sogno. Era tutto surreale. Quando poi, mesi dopo, mi hanno invitato nuovamente da loro per premiarmi come vincitore più premiato nella storia di Musicultura donandomi il sigillo della città di Macerata non mi sembrava vero».
Parliamo di Controfigura. Un album dove il protagonista è il pianoforte e le radici sono quelle del cantautorato. Che lavoro di ricerca e di studio hai messo a punto per arrivare alla stesura di questo progetto?
«Controfigura è un disco molto intimo, in cui pongo un sacco di domande a me e a chi ascolta. Le canzoni che lo compongono sono nate da Musicultura in poi, molte nel periodo del primo lockdown, in cui ho avuto fin troppo tempo per scavarmi dentro. Più che di ricerca e di studio intesi in senso musicale direi che ho cercato di dirmi un sacco di cose in faccia che mi fanno soffrire, ho cercato di essere sincero con me stesso e con chi mi ascolta, ancora più del solito. Per quanto riguarda gli aspetti musicali ho cercato di divertirmi ad esplorare tutti i colori che gli strumenti sanno offrire, partendo sempre dal pianoforte»
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