
“Le decisioni sul proprio corpo devono essere fatte dal singolo nel rispetto del diritto all’autonomia e all’integrità corporea”, questa la posizione del diritto internazionale sul tema dell’aborto il cui accesso sicuro, come sottolineato da Amnesty International, rappresenta un diritto umano.
Eppure il tema dell’aborto è sempre stato piuttosto caldo ed ancora tutt’oggi divide la politica europea ed internazionale.
Ma ecco che nel panorama legislativo mondiale fortemente eterogeneo, si distingue la Francia che fa un importante passo avanti dimostrando grande apertura mentale e rispetto nei confronti delle donne.
Di fronte quella che è la necessità di riconoscere una vera e propria forma di tutela a tutte le donne che decidono di ricorrere ad un’interruzione di gravidanza, la Francia decide di fare un passo dal sapore fortemente simbolico.
Con 493 voti favorevoli e 30 contrari (e 23 astenuti), l’Assemblèe Nationale francese si è espressa in favorevolmente circa l’inserimento all’interno della Costituzione della “libertà garantita” alle donne di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza.
L’articolo 34 che definisce i limiti e le competenze del potere legislativo, vedrà inserita la seguente dicitura: “La legge determina le condizioni per esercitare la libertà garantita alle donne di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza”.
«Siamo alle soglie della storia. La Francia diventerà il 1° Paese al mondo a sancire il diritto all’aborto nella sua Costituzione. Questa vittoria è una vendetta contro la vergogna, la segretezza, il silenzio, la sofferenza e la morte che centinaia di migliaia di donne hanno dovuto sopportare», questo il commento della deputata Mathilde Panot.
Ai commenti della deputata seguono poi quelli del neo-premier Gabriel Attal: «Conquistare nuovi diritti significa riconoscere e difendere instancabilmente il diritto delle donne al controllo del proprio corpo».
Insomma, nonostante si attenda ancora il parere del Senato, un’iniziativa del genere ha senza dubbio segnato un’importante impronta nella storia francese ed europea ponendo finalmente fine a quell’aria di silenzio legislativo che circonda un tema così sensibile.
Sembra che l’iniziativa francese abbia ottenuto numerosi consensi da parte dei cittadini che ne riconoscono l’importanza. Eppure molte associazioni femministe francesi storcono un po’ il naso affermando che una modifica dell’articolo 1 della Costituzione con l’aggiunta esplicita dell’aborto tra i diritti riconosciuti, sarebbe stata più efficace.
«Durante la discussione sulla proposta di legge sono state proposte altre formule che impedissero esplicitamente di rivedere al ribasso le modalità di accesso all’aborto. Se un futuro Governo volesse provare a vietare del tutto l’aborto, non potrebbe farlo. Ma potrebbe votare in Parlamento delle leggi per modificarne o ridurne fortemente l’accesso», questo il commento della giurista Marie Mesnil.
La stessa però, non rinuncia comunque a riconoscerne la portata fortemente impattante: «La misura però mira a ottenere il maggior numero possibile di voti parlamentari a favore e quindi è stata mantenuta una formulazione poco ambiziosa, per una legge che ha comunque un alto valore simbolico».
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