
Corruzione e il suo possibile legame con le prossime tranche del PNRR, attività di contrasto per ridurre il fenomeno, utilizzo della tecnologia nel farlo: sono solo alcuni degli argomenti al centro di “La corruzione uccide il futuro“, manifestazione e dibattito tenutosi il 29 giugno presso il Teatro della Legalità di Casal di Principe. Prima del dibattito, ai microfoni di Informare è intervenuto l’europarlamentare ed ex Procuratore nazionale antimafia Franco Roberti.
«L’impegno per la legalità e per la lotta alle mafie deve riguardare tutti, indipendentemente dai ruoli rivestiti. Deve riguardare tutti, ciascuno nel proprio ruolo. Ho fatto il magistrato per oltre quarant’anni, poi l’assessore, adesso il parlamentare europeo. Cerco di impegnarmi sempre sui temi a me propri, prossimi e cari, lo stesso devono fare gli altri, tutti quelli che hanno a cuore e sono sensibili al tema della lotta alle mafie, della legalità e della giustizia uguale per tutti. È importante che oggi si parli di corruzione, io che ho fatto il magistrato fin dagli anni ottanta, se trent’anni fa mi avessero detto che oggi si parlava a Casal di Principe di lotta alla corruzione, mi avrebbero preso per pazzo. Era una cosa impensabile, il segno del grande cambiamento è che oggi siamo qui a parlare di corruzione e di contrasto alla corruzione».
«Assolutamente. Stiamo lavorando (Parlamento Europeo ndr) ad una nuova proposta di direttiva europea contro la corruzione che poi si inscrive nel più ampio contrasto alla criminalità organizzata. Un’azione che parte dal livello locale e poi si espande a livello transnazionale, combattere la criminalità organizzata a tutti i livelli è fondamentale. La corruzione che è uno strumento operativo principe della criminalità organizzata e del metodo mafioso, deve essere combattuta al pari e con gli stessi strumenti con cui combattiamo le mafie stesse».
«Esistono strumenti preventivi e strumenti repressivi. In Europa stiamo lavorando anche sul riciclaggio. Un nuovo regolamento che offre nuovi strumenti e che rafforza le strutture antiriciclaggio europee. Lavoriamo anche sulla nuova direttiva anti-corruzione. La direttiva sulle confische all’estero è fondamentale, i beni mafiosi devono essere individuati, tracciati, sequestrati e confiscati ovunque si trovino nel mondo e questa è una prospettiva molto ambiziosa ma assolutamente necessaria se vogliamo combattere le mafie. Bisogno quindi andare aldilà dei confini dell’Unione Europea, stabilire rapporti, contatti e accordi con i Paesi terzi dove si trovano i beni, perché il mafioso piazza i propri bene dove non c’è contrasto, dove non si possono scovare. E invece, con la direttiva sulle confische all’estero e con i rapporti di collaborazione con i Paesi terzi, si avrà uno strumento molto più forte per andare a scovare i beni mafiosi in tutto il mondo. D’altra parte, la strategia di contrasto economico è veramente quella vincente. Naturalmente è indispensabile il contrasto al versante militare dell’organizzazione criminale ma il versante economico è inevitabile. Se si contrasta sul piano dell’economia si realizza quell’obiettivo che dev’essere sempre presente a tutti: le mafie non vanno contenute, vanno sconfitte».
«In dieci anni abbiamo fatto tanto ed ottenuto risultati straordinari. Tutti i capi del clan dei Casalesi sono detenuti al 41bis e alcuni sono anche collaboratori di giustizia. Qui si sono ottenuti i risultati perché c’è stato un impegno corale di tutte le istituzioni: l’antimafia giudiziaria, l’antimafia politica, la commissione parlamentare antimafia, il ministero dell’interno, il ministero della giustizia e l’antimafia sociale. Le associazioni antimafia non devono essere mai dimenticate, sono fondamentali per il contrasto che ripeto deve essere corale. In dieci anni abbiamo fatto moltissimo, ora è chiaro che si dica “non bisogna abbassare la guardia”. Bisognerebbe innanzitutto cominciare a riflettere su certi provvedimenti legislativi. Se il ministero della giustizia propone di ridurre l’ambito delle intercettazioni telefoniche ed ambientali significa che non ci si rende conto della loro importanza e che anzi bisognerebbe investire di più. Oggi i mafiosi, che non possono fare a meno di interloquire tra loro, non parlano più per telefono e parlano meno a livello ambientale perché temono le microspie, ma invece parlano molto attraverso le piattaforme criptate. Su questo bisognerebbe investire, sulla ricerca tecnologica che consenta di evitare che le mafie siano un passo avanti aiutati dalla tecnologia e che questo ci impedisca di continuare con le azioni di contrasto efficaci portate avanti finora».
«È un problema non soltanto italiano ma prevalentemente italiano. Le mafie stanno già mettendo gli occhi e tenteranno di mettere le mani su fondi del Pnrr. Attenzione agli appalti, la trasparenza è la prima misura di prevenzione e prevenire è meglio che reprimere. I conflitti di interesse sono la forma più subdola di corruzione. Quando il controllore coincide con il controllato… se il parlamento italiano abolirà l’abuso d’ufficio, abolirà il conflitto di interesse. Prima di fare riforme che tolgono strumenti di contrasto, bisognerebbe riflettere attentamente. Perché le forze politiche, nessuna esclusa, aldilà delle posizioni ideologiche, dovrebbero soffermarsi sui risultati che abbiamo ottenuto in questi anni e sui risultati che potremmo ancora ottenere se si investisse ancora di più in giustizia e sicurezza».
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...