
Napoli, terra di sole, mare e precarietà. Sì, perché in questo Bel Paese che vanta una Costituzione che tutela il diritto al lavoro, una docente precaria riceve una busta paga da un euro. È successo in una scuola media di Frattamaggiore, in provincia di Napoli, dove l’insegnante ha trovato nel cedolino di gennaio una cifra che nemmeno un caffè al bar potrebbe coprire.
Inizialmente, la docente ha ritenuto si trattasse di un errore. Del resto, chi mai potrebbe immaginare di ricevere uno stipendio di un euro? Eppure, nessun errore: solo la fredda contabilità dello Stato tra trattenute fiscali, contributi previdenziali e, infine, il temuto conguaglio. Il tutto mentre la maggioranza di governo continua a ripetere che l’Italia è un Paese civile, dove i lavoratori sono al centro dell’agenda politica. Il risultato? In busta paga, un euro netto.
La denuncia arriva da Roberta Vannini, sindacalista della UIL Scuola Rua Campania, che ha pubblicato il cedolino sui social, scatenando non poca indignazione. “Come si fa a pagare affitto, bollette e spese quotidiane con un euro?” si chiede la sindacalista. La domanda è lecita, ma forse il Ministero sta pensando a nuovi corsi per gli insegnati: magari con lezioni su come vivere di sola aria e un pacchetto di salatini comprato al distributore.

Secondo il sindacato, episodi simili si ripetono in tutta Italia. “Molti docenti e personale ATA subiscono questi ricalcoli in silenzio, temendo ripercussioni o provando vergogna a denunciare” dice Vannini. E così, la scuola pubblica continua a sostenersi tramite illusioni, precarietà e paure.
Di fronte a una situazione simile, ci si aspetterebbe un immediato intervento del Ministero dell’Istruzione e del Merito, magari affiancato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Per ora solo il silenzio. Vannini chiede almeno una rateizzazione del conguaglio, ma tutto tace. Nel frattempo, la UIL Scuola Rua Campania ha annunciato una mobilitazione il 10 e 11 marzo a Napoli, per chiedere rispetto e dignità per i lavoratori della scuola. Nel frattempo, la docente precaria riceve una busta paga da un euro e continua a insegnare, sperando che il prossimo stipendio sia sufficiente almeno per un panino. Ma forse è questa la vera alternanza scuola-lavoro: insegnare gratis e vivere senza dignità.
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