
Ammazzato di botte, nella notte. È stata questa la fine della storia di Frederick Akwasi Adofo, uomo originario del Ghana morto questo lunedì dopo una violenta aggressione a Pomigliano d’Arco, in provincia di Napoli. Dieci ore di agonia, accasciato fino alla mattina – quando la città, svegliandosi si è accorta di lui. È morto in ospedale.
Undici anni fa, Frederick lasciava il Ghana. Ha viaggiato per i deserti africani passando per la disumana barbarie dei campi lager in Libia. Poi il Mar Mediterraneo, dove ogni anno muoiono a migliaia e poco ci importa. Quando arrivò qui fu accolto per un po’ in hotel, in attesa dell’asilo politico. Con l’aiuto dell’associazione Città Aperta studiò l’italiano e arrivò alla terza media. Poi la vita da senzatetto
Molte persone nel quartiere gli volevano bene. Chiedeva l’elemosina davanti ad un supermercato. La sera dormiva nello stesso posto, circondato dai suoi oggetti. Era tormentato da problemi di alcolismo, spiegano, e molti lo aiutavano con cibo, vestiti e pulizia. Eppure, c’è qualcosa che non ha funzionato. E sta a monte. Perché per quanto lo si possa aiutare, questa non è una condizione degna di un essere umano.
Non è un problema di cibo, non si ferma al tetto sulla testa. La condizione dei senzatetto è difficile da comprendere. “Non è solo una povertà economica, ma è interiore. La strada incide strutturalmente sulla persona. Uno non sa dove mettere le cose, non ha spazi personali. A livello interiore si perdono pezzi di sé, fino a diventare matti, alcolizzati, dipendenti da sostanze” è una voce che mi è arrivata dal mio ultimo reportage sulla vicenda umana dei senzatetto e credo che sia il più reale e schietto riassunto della disperazione. Perdere pezzi di sé. Chissà quanti ne ha persi Frederick.
Non è indifferenza: è odio. Già prima di questa aggressione, Frederick è “stato aggredito – spiega un cittadino – con una mazza, fino a farlo sanguinare”. A qualcuno Frederick non andava bene. Lunedì mattina si pensava ad un malore, poi i medici hanno visto i segni dell’aggressione. Secondo le prime ricostruzioni sarebbe stato aggredito da un gruppo di 2 o 3 ragazzi, con un movente chiaro: quello dell’odio razziale nei suoi confronti e l’odio per la sua condizione di senzatetto.
“Scusaci, Frederick”: no. Basta con la retorica, Frederick non ci può scusare perché Frederick è morto. La sua è la storia di quei tanti poveri cristi che, se non muoiono nel paese di origine muoiono in mare, e se non muoiono in mare muoiono sulla terraferma. Uccisi dall’odio.
Di Ciro Giso
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...