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Frida Kahlo: un esempio di vita e resilienza

Grazia Sposito
Grazia SpositoRedazione Informare
13 febbraio 20214 min di lettura

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Frida Kahlo: un esempio di vita e resilienza

Indice (1)

  • 1Sto cercando di ricordare quando ho sentito parlare per la prima volta di Frida Kahlo. Probabilmente ero nei banchi delle superiori, anche se dubito rientrasse all’intero del nostro programma scolastico. Fu una curiosità mia personale, approfondire la sua vita, i suoi quadri che mi portavano come per magia nel suo mondo. Quell’universo fatto dai colori vivaci attraverso i suoi pennelli che racconta anche qualcosa di molto più intimo ed essenziale, il puro bisogno di vivere.

Sto cercando di ricordare quando ho sentito parlare per la prima volta di Frida Kahlo. Probabilmente ero nei banchi delle superiori, anche se dubito rientrasse all’intero del nostro programma scolastico. Fu una curiosità mia personale, approfondire la sua vita, i suoi quadri che mi portavano come per magia nel suo mondo. Quell’universo fatto dai colori vivaci attraverso i suoi pennelli che racconta anche qualcosa di molto più intimo ed essenziale, il puro bisogno di vivere.

Quel bisogno che compare improvvisamente nella sua esistenza, sotto forma di un tram che si schiantò contro l’autobus su cui viaggiava. Era il 17 settembre 1925. Frida aveva solo 18 anni ma l’incidente trasformò per sempre la sua vita, costringendola a una lunghissima degenza col busto ingessato (la spina dorsale si era fratturata in tre punti), a oltre trenta interventi chirurgici e a un’esistenza segnata dalla sofferenza.

Informareonline-Frida 1
Informareonline-Frida 1

È nella forzata immobilità del suo letto che Frida inizia a dipingere. E comincia con un autoritratto. I genitori, allora, le comprano un letto a baldacchino dotato di uno specchio sul soffitto per aiutarla a proseguire nella pittura. Dipinge autoritratti perché sono la persona che conosce meglio, dice.  Ne realizza ben 55, oltre un terzo delle sue tele. La maggior parte sono primi piani, ma alcuni anche a figura intera. Non passano inosservate le sue folte sopracciglia unite sul naso, quasi la sagoma di un uccello in volo, diventati poi un marchio di fabbrica: un simbolo di libertà.

Alla maggior parte di noi basterebbe molto meno per demoralizzarsi e non fare più niente della propria vita. A fare la differenza per Frida fu proprio il suo carattere, quello spirito passionale e indipendente che l’ha sempre contraddistinta. Non sarebbe diventata una pittrice di fama internazionale, se si fosse depressa e si fosse lasciata andare nell’autocommiserazione. Ciò che ha contraddistinto questa donna, nonostante gli impedimenti fisici e culturali, è stata la sua passione per l’arte, la capacità di prefissarsi un obiettivo, lavorare sodo, testando i propri limiti. Quei limiti, che come ci spiega anche lei esistono soltanto nella nostra testa, e non c’è bisogno di venire su un altro pianeta, per superarli. Frida è capace di andare oltre il dolore del corpo e dell’anima e di guardare anche al dolore della società che lo sente come un impegno morale.

Informareonline-Frida 2
Informareonline-Frida 2

Insomma, Frida è una donna che è passata attraverso molte vicissitudini, vivendo momenti di crisi in vari ambiti della vita. Ma è sicuramente una donna straordinaria che si è sempre rialzata. Una donna che non si è mai arresa. Una donna con una forte capacità di autodeterminazione. Potremmo definirla come un perfetto esempio di resilienza. In psicologia, la resilienza è la capacità di una persona di affrontare e superare in modo positivo eventi difficili o traumatici della vita grazie a un insieme di comportamenti, strategie e risorse. Ha affrontato avversità notevoli, ma è andata sempre e comunque avanti. L’ha fatto senza perdersi d’animo, con coraggio e allegria, diventando una delle artiste più influenti della sua generazione.

Frida non si è mai nascosta, ha raccontato anche della sua disabilità; mostrando il suo corpo sanguinante, ferito, ingabbiato negli apparecchi ortopedici, in frantumi, in lacrime, sorretto dalla sedia a rotelle o con le stampelle. Ma in tutte queste rappresentazioni Frida non ha abbassato mai lo sguardo, non ha mai smesso di fissare lo spettatore.


Se osserviamo bene la sua vita, c’è uno sdoppiamento, tra la Frida che soffre e la Frida che guarda. C’è uno sguardo che non cede, che non consente di ridurre la persona al suo dolore, neanche quando è proprio il dolore il messaggio più esplicito dell’opera. E’ probabilmente in virtù del suo sguardo inflessibile che Frida Kahlo si è affermata come artista, e non come artista disabile. Lei che già a quei tempi è riuscita a realizzare la vera inclusione.
«La sola cosa che so è che dipingo perché ne ho bisogno e dipingo sempre quello che mi passa per la testa, senza altre considerazioni.» (Frida Kahlo)

di Grazia Sposito

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  • #cultura
  • #frida kahlo
  • #resilienza
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