
Per quanto quello della vita notturna a Napoli non sia un problema sorto soltanto recentemente, è negli ultimi anni che la questione ha acquisito una rilevanza sempre più problematica: il fenomeno movida è incrementato esponenzialmente, con sempre più giovani e turisti che si riversano di sera per le strade del Centro storico, di Chiaia e del Vomero, e ormai non più unicamente nel fine settimana. Il boom ha arrecato risvolti naturalmente positivi per l’economia di queste aree, ma d’altro canto i residenti dei quartieri interessati hanno cominciato a esporsi, denunciando la continua lesione della quiete pubblica disturbata da una movida definita chiassosa e incontrollata.
Ciò ha portato negli ultimi mesi alla mobilitazione dei comitati civici, che con una serie di ricorsi al Tar hanno obbligato il Comune a emanare una serie di ordinanze restrittive per le attività commerciali. Con lo scopo di arginare il rumore antropico, l’amministrazione ha imposto regole severe per i locali, tra cui il divieto di asporto di bevande alcoliche e analcoliche dopo le 22:30 e la chiusura anticipata. I provvedimenti si sono susseguiti coprendo via via diverse microzone della città: Piazza Bellini a novembre 2025 e di nuovo a marzo, Piazza San Domenico Maggiore e strade limitrofe a fine aprile, Piazza del Gesù Nuovo e quadrilatero dei baretti di Chiaia a fine maggio.
Emerge un primo rilievo, e cioè l’assenza, per il momento, di un piano organico che copra l’intera città in maniera strutturale, che non colpisca con provvedimenti emergenziali soltanto alcune zone escludendone altre: «Non ha senso far chiudere i bar nel centro storico se poi, ad esempio, continua ad esserci caos a Forcella o nei Quartieri Spagnoli – ci racconta Alessio, titolare di un’attività a via Mezzocannone. Ci vuole un equilibrio per tutta la città, guardando non solo ai locali ma focalizzandosi sull’ordine delle strade e delle piazze in generale. Dev’esserci, sì, un orario limite perché la gente deve giustamente riposare, ma con criterio». Tra l’altro, alcune strade o piazze sono state colpite dalle ordinanze per alcuni mesi per poi restare scoperte alla scadenza del provvedimento (si pensi a piazza Bellini), mentre a volte si sono verificate veri e propri accavallamenti di disposizioni.
Un altro rilievo riguarda la questione scientifica che è la motivazione alla base dei provvedimenti, e cioè il superamento dei limiti di tollerabilità di inquinamento acustico, causato dal rumore antropico, nelle aree della movida, in seguito alle rilevazioni fonometriche dell’Arpac. Tuttavia, come afferma Francesco, titolare di un’altra attività di via San Sebastiano, il rumore urbano è un fattore instabile: «Il rumore antropico oscilla tra giorni feriali e fine settimana, aumentando durante il weekend. Non si possono quindi strutturare i provvedimenti unicamente sulla base di queste rilevazioni prese singolarmente».
Se l’obiettivo era quello di tutelare il diritto al riposo dei residenti, confrontandoci con i commercianti si delinea un quadro più complesso e irrisolto: «Il problema in questo modo non si risolve – continua Alessio – poiché i ragazzi si organizzano autonomamente: comprano alcol nel pomeriggio nei supermercati e poi affollano le piazze, anche con casse Bluetooth, mentre invece il locale garantisce un minimo di regolamento per il consumo di alcolici e la gestione della musica. Le ordinanze così come emanate stanno causando un via libera incontrollato di una movida selvaggia, dove ogni ragazzo organizza la propria senza l’ordine auspicato».
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