
Dal 18 al 21 ottobre 2024, la città di Napoli sarà sotto i riflettori internazionali per il G7 della Difesa, un appuntamento che riunirà i ministri delle principali potenze mondiali. Le sale del Palazzo Reale diventeranno il luogo in cui si discuterà dei prossimi passi da fare in materia di sicurezza globale; all’esterno però delle nobili mura del Palazzo, le strade della città si preparano a manifestazioni e proteste.
Le voci sono quelle dei napoletani che ripudiano la guerra e che non vogliono che la propria città diventi la cornice di un incontro che con ogni probabilità spianerà la strada ad un conflitto su più larga scala. Napoli, storicamente crocevia di culture e simbolo di resistenza, si ritrova ora al centro di un dibattito che riguarda non solo la sicurezza, ma il futuro stesso della pace mondiale.
Il vertice, che vedrà la partecipazione di Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Giappone e Canada, affronterà importanti questioni cercando di fare il punto circa le tanto critiche situazioni in Ucraina ed in Medio Oriente alle quali stiamo assistentendo da spettatori e che minacciano di spezzare il già precario equilibrio globale, o presunto tale, che ormai vige dal termine del secondo conflitto mondiale.
In un’epoca in cui le tensioni geopolitiche si avvicinano inesorabilmente al punto di rottura, questo incontro è visto dai governi partecipanti come cruciale per rafforzare le alleanze e scongiurare il pericolo una nuova escalation, salvo altri interessi. Non tutti vedono però in questo vertice una risposta adeguata alle problematiche globali: alcuni movimenti antimilitaristi napoletani hanno già fatto sentire la propria voce. Il 12 ottobre, un gruppo di manifestanti ha simbolicamente occupato il Palazzo Reale, denunciando quello che ritengono essere un summit non per la difesa, ma per la guerra.

Davide Dioguardi, uno degli attivisti che hanno partecipato alla protesta, ha dichiarato: “L’occupazione è stata un atto prettamente simbolico e, a parere nostro, necessario poiché Palazzo Reale diventerà presto il teatro all’interno del quale andrà in scena il G7 della guerra e non di certo della difesa. Il fatto che non siano mai stati fissati incontri con al centro queste tematiche ci sembra chiaramente il segnale di avviamento ad un conflitto su più larga scala.”
Le critiche degli attivisti non si limitano al solo svolgimento del vertice, ma toccano un tasto particolarmente sensibile: la scelta di utilizzare Napoli come scenario per un incontro che promuove politiche bellicose è un insulto nei confronti di un popolo che ha sempre ripudiato la guerra e nei confronti di una città storicamente simbolo di resistenza. “Napoli è una città che ripudia la guerra e che è sempre stata al fianco dei popoli oppressi – ha aggiunto Dioguardi – utilizzare la nostra città come cornice per un G7 che parla di guerra appare allora come una chiara provocazione”.
In vista del vertice, gli attivisti hanno già programmato una marcia antimilitarista per il 19 ottobre a sostegno del popolo palestinesi, e ora anche libanese, vittima delle scellerate violenze del governo Netanyahu, e contro ogni forma di riarmo militare che condurrà inesorabilmente la nostra specie verso un tragico futuro. “Scendiamo in piazza contro la guerra, contro l’escalation militare globale, il riarmo generalizzato, il genocidio del popolo palestinese”, comincia così la nota degli attivisti napoletani messi insieme per una rete contro il G7 della difesa. “Sabato 19 ottobre partiremo in corteo alle 15.00 da piazza Garibaldi: crediamo che il fatto che sia la prima volta che si tiene il summit dei G7 della Difesa ci racconti la piega guerrafondaia a cui il mondo sta andando incontro, con l’avallo e la complicità di tutte le grandi potenze”.
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