
Sono trascorsi 24 anni dal G8 di Genova, passato alla storia come l’evento che riuscì a mettere in crisi i valori delle democrazie occidentali. Tra tutte le violenze susseguitesi in quei giorni si ricorda con maggior dolore la morte del giovane Carlo Giuliani, raggiunto da un proiettile sparato da un carabiniere.
Il G8, che riunisce i capi di Stato delle otto potenze mondiali, fu annunciato come un disastro. A destare incertezza ci fu la scelta della città che avrebbe ospitato il grande evento, Genova, che per sua natura topologica non si presta a facilitare il passaggio e il controllo dei cortei, e il clima di quei mesi in cui si arrivava al G8. Infatti, all’inizio del nuovo millennio si diffuse il movimento “no global“, nato per diffondere il messaggio che un altro mondo, senza globalizzazione ma più equo e rispettoso, sarebbe stato possibile. A questo movimento, di per se pacifista, si affiancarono nel corteo altri movimenti. Tra questi c’era un gruppo di persone compatto e vestito di nero, i cosiddetti “black bloc”, che rappresentavano l’elemento di rottura e instabilità dei cortei per le loro azioni vandaliche.
Le manifestazioni di violenza e resistenza al controllo delle Forze dell’Ordine da parte dei black bloc scatenò il panico la città. Da allora la narrazione è un crescendo di violenza e disordini, dovuti anche a una cattiva gestione dell’ordine pubblico, con agenti colpiti e la folla che veniva caricata, creando un botta e risposta letale.
Il 20 luglio del 2001, un Defender dei carabinieri, isolato e preso di mira da alcuni manifestanti, fu accerchiato. Il giovane Carlo Giuliani, con un estintore in mano, si avvicinò al mezzo. Dall’interno del veicolo, il carabiniere Mario Placanica esplose due colpi di pistola: uno di questi colpì il giovane alla testa. Subito dopo, il mezzo militare passò due volte sul corpo di Giuliani nel tentativo di uscire dalla piazza. La magistratura archiviò il caso come legittima difesa, sostenendo che il proiettile avesse rimbalzato su un oggetto. Nel 2011 anche la Corte europea dei diritti dell’uomo confermò l’archiviazione, pur criticando l’inadeguatezza delle indagini italiane.
Il giorno che seguì morte di Giuliani, si arrivò all’apice della violazione dei diritti umani. Nella notte del 21 luglio, al termine delle giornate di protesta contro il G8 di Genova, circa 400 agenti delle forze dell’ordine fecero irruzione nella scuola Diaz-Pertini, utilizzata come dormitorio e centro stampa da attivisti e giornalisti. Il blitz, giustificato ufficialmente dalla ricerca di presunti violenti, si trasformò in un vero e proprio pestaggio. Furono 93 le persone arrestate, 61 rimasero ferite, molte delle quali con fratture al volto, al cranio e alle costole. Diversi testimoni riferirono di essere stati colpiti mentre dormivano. La polizia sequestrò molotov poi rivelatesi introdotte dopo l’assalto, per giustificare l’intervento. Nessun agente fu incarcerato a causa della prescrizione.
Sono passati 24 anni da quegli eventi eppure continua la linea dello Stato di repressione dei cortei, quindi del dissenso. Il rischio del nuovo decreto sicurezza, diventato legge, è quello che venga criminalizzato il dissenso. Con l’introduzione di nuovi reati, come l’inasprimento delle pene per lesioni, resistenza e violenza a pubblico ufficiale, l’equilibrio tra ordine pubblico e diritto a manifestare si assottiglia pericolosamente.
Leggi anche: “Ci avete tolto tutto, anche l’illusione”: politica, giovani e il vuoto del potere
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...