
Pompei si accende di una nuova sfida culturale e insieme diplomatica: la città archeologica si prepara, infatti, ad allestire una mostra inedita, dedicata al Doriforo in marmo pentelico trafugato dagli scavi dell’antica Stabiae. Un capolavoro risalente all’età classica, che ormai da decenni si trova esposta nelle sale del Minneapolis Institute of Art, negli Stati Uniti, nonostante le diverse richieste di restituzione che si sono avvicendate nel corso degli anni. Un’iniziativa unica, riservata a uno dei tesori dell’archeologia campana più importanti.
Una mostra che “non sarà bellicosa, né polemica, ma ne racconterà il viaggio”, come ha dichiarato nella Reggia di Quisisana Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, che ormai da anni lotta in prima fila al fine di realizzare uno dei sogni più attesi dell’Italia intera, ossia il suo rientro in Italia. Tuttavia, Zuchtriegel non è certo l’unico a battersi in questa battaglia: al suo fianco, infatti, si distingue anche Nunzio Fragliasso, procuratore di Torre Annunziata, che già nel gennaio del 2022 inviò una richiesta alle autorità statunitensi di assistenza giudiziaria internazionale per l’esecuzione del decreto di confisca della scultura emesso dal gip. Così, a quattro anni di distanza da questa vicenda, Zuchtriegel ha tentato di richiamare l’attenzione sulla celebre statua romana.
“Vogliamo illustrare come la statua ha fatto un viaggio, che continua fino a oggi. La speranza è di poter ospitare il Doriforo di Stabiae a Pompei, in un allestimento che stiamo preparando, per poi restituirlo al territorio di origine”, ha proseguito Zuchtriegel, analizzando le finalità dell’esposizione. Ma non è tutto: l’intenzione del direttore del Parco archeologico pompeiano consiste infatti nel provare a perseguire una strada diversa rispetto a quella intrapresa dalle indagini, dai procedimenti giudiziari, dalla politica e dalla diplomazia: tentare di convincere il museo di Minneapolis a restituire allo Stivale il reperto dall’inestimabile valore.
“Accadde durante uno scavo per i lavori di manutenzione di una scuola, ai piedi della collina di Varano da cui era probabilmente scivolata la statua in marmo, che doveva impreziosire una della ville romane: Villa San Marco o qualche altra, tra le numerose domus sontuose disseminate a Stabiae”, ha spiegato Zuchtriegel, ricordando il ritrovamento del Doriforo, avvenuto a Castellammare a cavallo tra il 1975 e il 1976. E fu proprio in quegli anni che un antiquario romano acquistò illecitamente l’opera, contribuendo così ad alimentare il mercato di opere d’arte rubate e vendute a collezionisti.
Dopodichè, l’opera iniziò a viaggiare, e ad apparire prima con l’etichetta “aus Stabiae” nell’Antikensammlung di Berlino, per poi approdare nelle terre d’oltreoceano, al Minneapolis Institute of Art. Un’odissea che evidenzia come quel periodo fosse dominato da una fitta rete globale di commercio illegale di opere dell’antichità. Ecco, “la nostra mostra vuole raccontarne tutta la storia”, ha concluso Zuchtriegel.
Eppure, il direttore del parco archeologico di Pompei non è certo l’unico ad aver espresso tutta la sua gioia per un evento del genere. La sua voce, infatti, è stata sostenuta anche da Luigi Vicinanza, sindaco di Castellammare: “Un’iniziativa intelligente e di alto profilo culturale, che sceglie la via del dialogo e della valorizzazione storica anziché quella dello scontro. La nostra comunità ha un legame profondo con questo straordinario capolavoro. Raccontare la storia del Doriforo significa anche fare luce su una pagina complessa del traffico illecito di reperti archeologici e riaffermare il valore universale della tutela del patrimonio culturale”.
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