
Capita ancora oggi di raccontare storie che sanno inverosimile, di abbandono, di diritti negati. Questa è la storia di Gaia, una ragazzina di 11 anni che da 2 anni il suo diritto ad andare a scuola sembra chiuso nella scatola di ricordi su in soffitta. Il suo diritto allo studio le viene negato perché non le viene fornita l’assistenza infermieristica, essenziale per la sua situazione.
Il destino di Giada sembrava prendere una brutta piega dal momento in cui strilla il suo primo vagito a questa vita, ma con il passare del tempo quella piccola bambina stupisce tutti; fa notevoli progressi e sorride alla vita nonostante il giorno in cui lei nasce, muore la mamma.
Ma, quella bimbetta bionda già privata del più grande dei suoi amori che combatte per ogni respiro, viene subito coccolata e riempita d’amore dalla presenza di una nonna straordinaria, che l’ha adottata e cresciuta, tra i continui ricoveri, le infinite emergenze, le grandi vittorie e le quotidiane sconfitte, insieme a sua sorella maggiore. Quelle tre donne che negli anni hanno imparato a darsi forza a vicenda, da un po’ di tempo dalla provincia di Napoli si sono trasferite a breve distanza dall’ospedale che e stata la loro casa, il Bimbo Gesù di Palidoro, a pochi chilometri da Roma, nel territorio del Comune di Fiumicino.
Gaia ha una tracheostomia e mangia per bocca da poco, si muove in sedia a rotelle e con le sue gambe sempre troppo molli balla a modo suo, chiacchiera senza mai fermarsi. Visti i suoi innumerevoli bisogni speciali e l’alta intensità di cura di cui ha bisogno, ha un P.A.I. che oltre alle ore di riabilitazione prevedere 14 ore al giorno di personale infermieristico domiciliare. Gli infermieri garantiscono la gestione in sicurezza di ausili invasivi e salvavita come la tracheostomia, che necessitano di assistenza continua, al bisogno, giorno e notte; si occupano di medicazioni, cure igieniche, somministrazione di pasti e farmaci attraverso la gastrostomia, di dare sollievo ai caregiver, ma soprattutto di permettere l’accesso all’istruzione, alla socialità.
Nessun bambino portatore di una tracheostomia può andare a scuola senza avere la sua infermiera fuori dalla porta della classe, pronta ad aspirare le secrezioni e liberare così le vie respiratorie. Manovre salvavita che sono la normalità per questi bambini e, in poco tempo, lo diventano per tutti i loro compagni di classe. Gaia, però da due anni non ha più il diritto e la libertà di andare a scuola, come tutti quanti gli altri perché nulla viene garantito di quel che è stabilito dal suo piano personalizzato, lo stesso che dovrebbe tutelarla garantendole una vita dignitosa. Si trova a vivere la sua quotidianità stando a casa con sua nonna, privata del diritto allo studio, dall’inclusione sociale.
Una storia che ormai va avanti da due anni. Troppi. Infatti, Gaia non ha potuto frequentare né la IV e né la V elementare, non ha potuto salutare i suoi compagni di sempre e non ha nemmeno avuto modo di conoscere quelli della I media dell’Istituto Comprensivo di Torrimpietra, dove è iscritta regolarmente.
Non è possibile, che oggi giorno distretti sanitari, servizi sociali del Comune non si mettano d’accordo per permettere a questa bambina di ritornare nel proprio banco di scuola. È il momento che tutti facciano il proprio dovere, che ognuno si prenda la responsabilità non solo per ridare a Giada il diritto di studiare ma soprattutto di poter vivere la sua vita insieme ai suoi coetanei. La scuola è vita, è il primo luogo di integrazione e libertà.
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