
A meno di grandi ripensamenti, finisce qui l’esperienza politica del Professor Mario Draghi, chiamato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella l’anno scorso per fronteggiare una crisi di governo nel pieno di una emergenza sanitaria. Succeduto a Giuseppe Conte, il suo governo ha attraversato un anno molto intenso tra campagna vaccinazione e crisi energetica dovuta alla guerra in Ucraina. Una nota: questo è il terzo governo dimissionario di questi ultimi cinque anni di legislatura.
Mario Draghi giovedì andrà al Quirinale per rassegnare (di nuovo) le dimissioni e questa volta Sergio Mattarella le accetterà. Aveva deciso di provare a rilanciare il governo di unità nazionale ma la giornata ha portato a risposte in parte inaspettate: il centrodestra non ha votato la fiducia e nemmeno il Movimento 5 stelle. Così Draghi ha ottenuto la fiducia di un’aula di Palazzo Madama semivuota e si attende la dichiarazione ufficiale di dimissioni, ma ascolterà anche il dibattito alla Camera di giovedì, dove ha consegnato le stesse comunicazioni enunciate al Senato.
Come noto, Draghi aveva presentato le sue dimissioni in seguito al mancato voto di fiducia dei 5 stelle rispetto al DL Aiuti. Draghi aveva avvisato: «Senza la fiducia dei 5 stelle il governo finisce». Mattarella però ha respinto le dimissioni del premier e ha invitato Draghi a rendere conto della situazione alle Camere. Nella giornata di oggi, Mario Draghi ha ottenuto la fiducia del Senato sulla risoluzione Casini. I sì sono stati 95, i no 38. Il Senato è in numero legale perché i senatori M5S erano presenti non votanti. Il centrodestra di Governo assente, FdI ha votato no. Solo 133 i votanti.
«Il sostegno che ho visto nel Paese, mi ha indotto a riproporre un patto di coalizione e sottoporlo a vostro voto, voi decidete. Niente richieste di pieni poteri». Lo ha detto il premier Mario Draghi in occasione del voto di fiducia di oggi al Senato. Stoccate anche al Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte, responsabile oggettivo di questo strappo dal governo presieduto da Draghi. Su questo strappo, da molti ritenuto incomprensibile, parole dure arrivano dagli esponenti politici convinti dell’autogol del Movimento 5 Stelle in questa occasione.
E adesso? L’ipotesi più gettonata è che ci siano le elezioni anticipate. Il Presidente della Repubblica si potrebbe prendere qualche ora per riflettere, poi domani potrebbe incontrare i presidenti delle Camere che, come prevede la Costituzione, devono essere ascoltati prima di poter sciogliere le Camere. A quel punto il Capo dello Stato avrebbe tutti gli elementi necessari a compiere la sua scelta, che tutti prevedono sia lo scioglimento del Parlamento per un voto in autunno.
La data è decisa dal governo, ma, in base al calendario, la data più probabile è il 2 ottobre: devono infatti passare tra i 60 e i 70 giorni dal giorno dello scioglimento e il 25 settembre si celebra una festa ebraica, mentre solitamente si evita la coincidenza con festività religiose. Altrimenti, potremmo recarci alle urne già il 18 Settembre.
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