
Il concerto del direttore d’orchestra russo Valery Gergiev, previsto per il 21 luglio alla Reggia di Caserta, è stato annullato. La decisione, confermata dall’organizzazione, arriva dopo giorni di polemiche legate alla posizione del maestro, considerato vicino al presidente russo Vladimir Putin. L’evento, inserito nel cartellone Un’Estate da Re, avrebbe dovuto celebrare i 300 anni della nascita del compositore Luigi Boccherini, con l’esecuzione della Sinfonia n.4 di Čajkovskij da parte dell’orchestra del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo.
Come riportato dall’ANSA, le proteste di gruppi antifascisti e delle associazioni ucraine in Italia hanno giocato un ruolo chiave nella cancellazione. Gergiev, infatti, non ha mai condannato esplicitamente l’invasione russa dell’Ucraina, anzi, è stato più volte accusato di sostenere il regime di Putin. Già nel 2022, diverse sue esibizioni in Europa erano state annullate per questo motivo. A Caserta, la mobilitazione delle comunità locali e la pressione politica hanno reso insostenibile la realizzazione del concerto, nonostante il programma culturale fosse già stato approvato.
Il nostro giornale ha sottolineato come l’arrivo di Gergiev avesse trasformato l’evento in un dibattito geopolitico. Da una parte, c’era chi difendeva l’arte come strumento di dialogo universale; dall’altra, chi riteneva inaccettabile ospitare un artista legato a un governo impegnato in una guerra. La Reggia di Caserta, simbolo di bellezza e patrimonio UNESCO, si è così trovata al centro di una controversia internazionale.
Nonostante l’annullamento, il festival Un’Estate da Re proseguirà con altri appuntamenti, ma il caso Gergiev ha riacceso il dibattito sul ruolo della cultura in tempo di guerra. Deve la musica essere “neutrale”, anche quando il suo interprete è associato a un regime? E fino a che punto le istituzioni culturali possono ignorare il contesto politico?
Alcuni esponenti del mondo della musica hanno criticato la decisione, sostenendo che l’arte dovrebbe rimanere al di sopra delle divisioni. Altri, invece, hanno applaudito la scelta, ricordando che Gergiev ha ricevuto onorificenze da Putin ed è stato a lungo direttore del Teatro Bolshoi, simbolo del potere russo.
L’episodio dimostra ancora una volta come, in un’epoca di conflitti globali, persino un concerto possa trasformarsi in un atto politico. E mentre la Reggia di Caserta cerca di voltare pagina, la domanda resta aperta: dove finisce l’arte e inizia la propaganda?
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