
La gestione del sistema idrico integrato a Caserta è la storia di un fallimento continuo (continua tuttora e forse ricomincerà). Per decenni l’acqua dei comuni casertani è passata per il Consorzio Idrico Terra di Lavoro, poi nel 2015 la cornice cambia con la nascita dell’Ente Idrico Campano, ente di governo del servizio.
Nel 2022 il consorzio si trasforma in ITL S.p.A., società in house dei Comuni, e riceve l’affidamento del servizio idrico integrato nel Distretto Caserta fino al 31 dicembre 2027. Oggi ITL è dentro una procedura di concordato preventivo, un passaggio che ci dà la misura di un nuovo fallimento dell’amministrazione pubblica (e politica) nel casertano. Il rischio è un passo indietro di oltre dieci anni, con enormi problemi di dispersione idrica (a Caserta supera già il 60%) e di salubrità delle acque di depurazione. Ne abbiamo parlato con Luigi Della Gatta, neopresidente di Confindustria Caserta, che già ben prima del nuovo incarico monitorava con attenzione le vicende del consorzio.
«La gestione del sistema idrico integrato è tra le più complesse nel settore dei servizi locali, sia da un punto di vista di impatto sociale che di organizzazione, perché sull’acqua si sono fatte tante propagande, molto spesso populiste. Si confonde quello che è un sacrosanto diritto, ovvero avere l’acqua pubblica, con le modalità di gestione che rappresentano un piano diverso. Avere l’acqua pubblica non significa avere una gestione pubblica e completamente in mano allo Stato che sia efficiente, anzi nella stragrande maggioranza dei casi ciò non avviene. Nel caso di ITL S.p.A. purtroppo già l’avvio di questo consorzio, che poi si è trasformato in Società per azioni, era gravato da una mole debitoria molto importante nei confronti della Regione Campania».
«Aver scelto una logica di gestione completamente in house non ha messo in condizione questa nuova società di strutturare un piano industriale serio. In altri contesti ciò può avvenire quando all’interno c’è un partner industriale in grado di predisporre un piano economico-finanziario bancabile e quindi di anticipare importanti risorse».
«Il ritorno alla Volturno Multiutility, a causa di una gestione nei fatti mai avviata dell’ITL, non è la risoluzione dei problemi. Non dimentichiamo che anche la Volturno Multiutility si trovava in grosse difficoltà economico-finanziarie. È assolutamente necessario predisporre, attraverso l’ente d’ambito e quindi attraverso il lato provinciale, una gara seria per l’individuazione di un soggetto privato di caratura nazionale, se non internazionale, che possa affiancare in provincia di Caserta i comuni consorziati dell’espletamento ottimale del servizio e nella realizzazione degli investimenti. Ad esempio, nella fase iniziale i progetti sono molto importanti e hanno bisogno di soggetti bancabili che possano da soli provvedere agli investimenti. Se ciò non avviene il soggetto idrico non solo andrà in grande difficoltà, ma non riuscirà ad intercettare gli ingenti finanziamenti dalla comunità europea».
«Nel caso del PNRR, l’ITL S.p.A. non ha intercettato nessun finanziamento proprio perché non si era costituita in tempo una società unica gestrice del servizio idrico integrato. Quello che invece è riuscita a fare Gori in Regione Campania, che ha intercettato oltre 200 milioni di euro grazie al PNRR perché era una società organizzata, con dentro ACEA, in condizione di poter realizzare interventi manutentivi ordinari. Parliamo di lavori che devono essere effettuati con risorse proprie attraverso delle modalità di gestione efficaci ed efficienti, che consentano il recupero di questi investimenti in manutenzione attraverso una tariffa che deve essere riscossa presso gli utenti: è un buon circolo virtuoso».
«Si creano i grossi buchi, le inefficienze e poi va a finire tutto in rovina. Se quindi non si riparte dall’individuazione del soggetto gestore, e su questo bisognerà lavorare diversi anni per ritornare alla normalità, vedo che in Provincia di Caserta il servizio idrico integrato non possa mai decollare».
«Potrebbe compromettere la gestione efficace ed efficiente dei depuratori, che oggi sono ancora in mano alla Regione Campania che vorrebbe sicuramente trasferirli, come in altri ambiti, al soggetto gestore. Se non avremo un soggetto gestore in grado di poter gestire anche i depuratori, ci ritroveremo nelle stesse condizioni di almeno un decennio fa, nel quale i depuratori non funzionavano, nonostante gli ingenti investimenti che sono stati realizzati in questi dieci anni».
«Ci vuole un soggetto unico, perché ritornare allo spezzatino di una volta non è la soluzione. Ci dev’essere una gara internazionale per trovare un soggetto privato, tenendo sempre presente che si tratta di grandi compagnie che gestiscono il servizio integrato, e lo fanno professionalmente».
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