
Il comitato esecutivo dell’Ente Idrico Campano (Eic) mercoledì pomeriggio, nella sua sede a Napoli, ha approvato una delibera proposta dal distretto di Caserta di trasformazione della spa pubblica ITL, a cui è affidata la gestione di 33 comuni della provincia di Terra di Lavoro su 104 (in prospettiva di tutti come prevede la legge regionale del gestore unico), in una nuova società mista pubblico-privata.

In una stanza adeguatamente selezionata per non accogliere nessun uditore – che pur da regolamento era consentito e con un dispiegamento di forze dell’ordine e Digos fuori misura – è stato portato a buon fine il progetto di apertura al privato che sembra sia congruamente sponsorizzato da una efficace, quella sì, attività di lobbying sempre operosa in un settore così remunerativo a basso rischio.
Davanti alla sede dell’Ente si sono autoconvocati i movimenti civici impegnati da anni sul tema acqua da tutta la Regione: dall’Irpinia, dal Sannio, da Napoli Nord, da Caserta. Presenti una delegazione ampia di AVS, di Federconsumatori, due consiglieri del comune di Castel Morrone (tra cui il segretario PD cittadino) risoluti a vigilare su un procedimento di cui in un precedente comunicato avevano espresso con preoccupazione il rischio sottovalutato.
L’accesso per ascoltare è stato garantito a una rappresentanza risicata, tra cui il missionario comboniano Alex Zanotelli ed esponenti del partito AVS. Quando la sottoscritta e un altro giornalista hanno richiesto di documentare la discussione per il diritto di cronaca, la segreteria dell’Ente ha provato a rifiutare prima l’ingresso, poi a negare di poter ascoltare limitandoci alla sola ripresa video della “location” dell’incontro, che peraltro aveva connessioni anche in remoto di alcuni partecipanti e pertanto era registrabile.
Alla fine, sotto la pressione dei manifestanti all’ingresso della sede, i giornalisti hanno assistito senza poter intervenire con domande. Quindi è stata approvata la delibera sulla trasformazione di ITL senza una reale discussione tra i partecipanti, ma con dichiarazioni di voto a larga maggioranza favorevoli, osannanti il mantra di una gestione con il privato più efficace nel servizio reso ai cittadini, con know now e capacità di investimenti.
Tuttavia il mito della poderosa macchina di efficienza del privato non trova riscontro nella gestione di una società mista, per esempio, come la Go.Ri. Sarnese-Vesuviano, unica società in regola in Campania con la legge per gli affidamenti a gestore unico per distretto, partecipata da ACEA al 37%, attraverso la controllata Sarnese Vesuviano srl. Ultimamente i cittadini lamentano frequenti disservizi, a partire dalla continua carenza idrica, talvolta interessante interi quartieri e dalle numerose e spesso non preannunciate sospensioni del servizio, nonostante le tariffe tra le più care d’Italia.
La delibera concernente la trasformazione di ITL Spa in società mista pubblico-privata viene approvata con un voto contrario del consigliere comunale di Napoli Salvatore Parisi e un astenuto. Il consigliere Parisi afferma testualmente: “Nella seduta del giorno 8 (andata poi rinviata al 27 agosto per mancanza del numero legale) il direttore generale di EIC ci dice che la documentazione sulle nuove tariffe programmate e messe all’odg sarebbero pervenute dopo qualche ora dal Consiglio di distretto di Caserta che non le aveva ancora approvate”. Questo sottolinea come la modalità di lavoro dell’EIC, sostiene Parisi, venga sottomessa ordinariamente ad una precisa volontà politica dell’ente Regione che esautora gli stessi vertici e li predispone ad esecutori di disegni pianificatori decisi in altri luoghi.
Parisi chiedeva, conseguentemente e ragionevolmente, un rinvio dell’approvazione della delibera all’odg e un’integrazione di documentazione sulle motivazioni che hanno indirizzato il consiglio di distretto casertano ad una trasformazione della società dopo solo due anni di gestione della società totalmente pubblica. Sono note le pratiche spregiudicate del management dell’ex Consorzio Idrico Terra di Lavoro (rammentiamo partecipato dalla stessa Provincia) trasformato in ITL Spa e contemporaneamente in gestore unico per il futuro distretto, pratiche che hanno condotto nei decenni l’ente ad una situazione finanziaria criticamente debitoria. Tale che ad aprile 2025 (4 mesi fa) il presidente del cda della Spa Pasquale De Biasio deposita davanti al notaio formale richiesta di concordato preventivo per scongiurare il fallimento.
Ma il pretesto di una non efficiente gestione del pubblico, piuttosto che legittimare la svendita al privato di un monopolio naturale, dovrebbe condurre alla risoluta programmazione di un risanamento mirato della società insufficiente. Quando il presidente della Provincia di Caserta – nonché coordinatore del distretto casertano – Anacleto Colombiano fa la sua dichiarazione di voto da remoto, i presenti ascoltano una diamantina ma alquanto vaga difesa dell’unanimità del consiglio di distretto nella scelta opzionata. Certamente, al cittadino medio, sembrerà discutibile poter credere allora che se il controllo degli enti comunali detentori di tutte le azioni di una società pubblica non riesce ad esercitarsi agevolmente come testimoniato dalla seduta di un organo decisore manovrato su scelte organizzative di un servizio così vitale delle comunità, sarà ancora più arduo svolgerlo in presenza di un socio privato con quasi la metà delle azioni votato al massimo rendimento del capitale e alla distribuzione di generosi dividendi.
Intanto, lo schema regolatorio delle tariffe proposto per l’ITL viene approvato con un relativo aumento per gli anni 2024-2027. Un analogo schema tariffario viene rinviato nell’approvazione per l’Alto Calore Servizi, la Spa pubblica gestore per la provincia di Avellino e per 31 comuni di quella di Benevento. Il rinvio è stato richiesto dallo stesso Beniamino Palmieri, coordinatore del Distretto irpino, dopo gli esiti di una burrascosa assemblea dei soci di Alto Calore dello scorso lunedì e per mancanza della delibera del distretto sannita.
La rinuncia letale della politica nel valutare l’impatto dell’ingresso di soci privati (tra cui banche e società finanziarie) nelle società pubbliche resta di rilevanza non trascurabile per una governance sociale di servizi di base come l’acqua, sancendo un risiko strisciante che i comitati presenti al presidio hanno voluto con determinazione mettere in luce.
Nessuna delegazione di partito o movimento politico era presente al sit-in, oltre le presenze già citate. Considerato il rovente clima elettorale che fa accendere riflettori su tanti temi funzionali alla ricerca di visibilità, il tema della privatizzazione dell’acqua invece subisce un vistoso oscuramento perché rischia di essere divisivo. C’è da chiedersi nel campo largo in Campania per le prossime elezioni qual è il posto che è stato deciso di attribuire alla garanzia di un governo solidaristico e rispettoso dell’esito referendario del bene comune acqua. A fronte delle vere sfide che attendono i servizi idrici del nostro Paese come il cambiamento climatico, la lotta a forme sempre più invasive di inquinamento, la minore disponibilità di capitali pubblici generata da quasi trascurabili tassi di crescita economica, la politica dell’opportunismo contingente e servitore dei grandi gruppi di interesse fa da appendice del mercato e delle sue logiche per arroccamento di “cacicchi” e “capibastone” imperanti.
Riferimenti:
https://www.enteidricocampano.it/wp-content/uploads/2023/01/Relazione-Art.-34_Caserta.pdf
Articolo a cura di Mena Moretta
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