
Il grande attore Gigi Proietti ci ha lasciato quattro anni fa, il 2 novembre 2020. La sua eredità è immensa data la sua esperienza poliedrica e l’amore che il pubblico nutre ancora oggi per l’artista. Per ricordarlo, ma anche per celebrarlo, il Dipartimento degli Studi Umanistici, il Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale, il Dipartimento Scienze Politiche e della Comunicazione, il Dipartimento Scienze Aziendali, Management e Innovation System, il Centro Interdipartimentale di Ricerca “Alfonso Gatto” e il magazine online “Resistenze quotidiane” hanno organizzato una giornata studio presso l’Università degli Studi di Salerno l’8 novembre.
In questa occasione, è stato presentato il doculibro Gigi Proietti. Insegnamenti e chiacchiere sul teatro, sull’attore e su altre amenità di Claudio Pallottini (edito Carocci Editore). L’autore e attore Claudio Pallottini, allievo dell’artista, ha dialogato con il professore Vincenzo Salerno e con la figlia di Gigi Proietti, l’attrice Carlotta Proietti, anche lei ospite di questa giornata. Il libro nasce come una lunga conversazione con Proietti, in un secondo momento Pallottini decide di renderlo polifonico intervallando il dialogo con le interviste e gli aneddoti dei collaboratori dell’artista, oltre alla preziosa testimonianza di Carlotta Proietti: è in questo modo che ha preso forma il doculibro.
Attore di teatro e di cinema, comico, poeta, sceneggiatore, regista, doppiatore, Gigi Proietti è stato un artista eclettico che si è sempre mosso tra il rigore e l’equilibrio mostrando come il talento debba essere accompagnato dallo studio. Durante gli interventi moderati dal professore Andrea Manzi, sono stati letti alcuni passi del libro e sono stati proiettati alcuni suoi sketch (l’archivio e le ricerche video sono state fatte da Carmen Stanzioni).
La seconda parte della giornata studio ha visto gli interventi del regista Ruggero Cappuccio in dialogo con il professore Alfonso Amendola. In particolare, tra i lavori ricordati, è stato menzionato l’Edmund Kean interpretato da Proietti per l’affinità di quest’ultimo con il celebre attore inglese, poiché entrambi erano convinti che il lavoro dell’attore non fosse “ricordare le battute, ma dimenticarle”. È stata evidenziata, inoltre, la dedizione di Proietti verso il suo lavoro, ma soprattutto la sua bravura nell’arrivare al cuore di tutti unendo il popolare e l’epico. Come Maestro, non ha lasciato insegnamenti solo ai suoi allievi del Laboratorio, ma anche al pubblico.
Carlotta Proietti ha raccontato che il padre, dietro le quinte, cercava di farle comprendere l’essenza del teatro e la bellezza degli applausi, ma solo con la maturità ha compreso a pieno le parole di quel padre che non è mai stato solo un padre: Proietti era Proietti anche nel privato. «La vera forza, diceva spesso papà, è costruirsi una propria identità e dignità, anche piccola, non serve fare chissà che carriera. Non serve diventare chissà chi, ma bisogna realizzarsi. La realizzazione è tutto», legge Carlotta Proietti condividendo con gli ascoltatori e le ascoltatrici dell’incontro (e con chi leggerà il libro) uno degli insegnamenti più importanti del grande artista: guardare in alto, sempre, ma realizzarsi è quel conta di più.
di Antonia Erica Palumbo
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