
Gigi Riva resta e resterà il grande attaccante italiano di tutti i tempi, è stato e sarà per sempre il quinto moro della bandiera sarda, la terra che lo ha cresciuto e portato nella storia del calcio italiano. Gigi Riva è diventato grazie alle imprese sui campi di calcio, un eroe trasversale che oggi viene ricordato con ammirazione e affetto non solo dalla città di Cagliari – la squadra con cui ha vinto uno scudetto nel 1970 – ma anche dai tifosi e appassionati di sport di tutta Italia.
Presidente onorario del Cagliari, 79 anni, Rombo di Tuono, recentemente era stato insignito dal Comune di Cagliari che aveva deciso di intitolargli lo stadio del club rossoblù al quale era stato legato per tutta la carriera vincendo anche lo storico scudetto del 1969/70.
Il Cagliari di Riva è considerato una delle squadre più forti della storia del calcio italiano. La squadra sarda, infatti, riuscì a vincere lo scudetto nel 1970, il primo e unico della sua storia. Riva fu il leader indiscusso di quella squadra. Il suo contributo fu fondamentale per la vittoria del titolo, soprattutto nei momenti decisivi della stagione. Il soprannome “Rombo di Tuono” fu coniato dal giornalista Gianni Brera per sottolineare la potenza del tiro di Riva. Il calciatore, infatti, era in grado di calciare la palla con una forza tale da farla arrivare a velocità superiori ai 100 km/h.
Riva era un attaccante completo, dotato di una grande tecnica e di un ottimo senso del gol. Era anche un giocatore molto forte fisicamente, in grado di resistere agli scontri con i difensori avversari. Nella serata di ieri, c’è stato l’improvviso aggravamento delle condizioni, con la morte arrivata alle 19.10. Era infatti ricoverato nel reparto di Cardiologia del Brotzu di Cagliari per un infarto accusato domenica.
Riva resta il capocannoniere della Nazionale con 35 reti e numero 11 dello scudetto del Cagliari del 1970. Dal 2019 era presidente onorario del Cagliari, aveva compiuto 79 anni lo scorso 7 novembre.
È stato grande protagonista in maglia azzurra a cominciare dalla ‘partita più bella di sempre’, Italia-Germania 4-3. Riva rimase in Sardegna, nonostante le grandi squadre lo avessero inseguito e l’allora presidente juventino Boniperti lo inseguisse con offerte straordinarie, lui continuava a dire no e a segnare in rossoblù.
Un grande peccato sentire i fischi dello stadio di Riyadh che ospitava la finale di Supercoppa tra Napoli e Inter quando, prima dell’inizio del secondo tempo, è stato osservato un minuto di silenzio per la morte del calciatore italiano. Succede quando si ignora la storia del calcio italiano, giocando in luoghi che con il calcio hanno poco a che fare. Questo, per sottolineare una delle grandi storture di questo calcio che sta perdendo ogni forma di romanticismo.
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