
Il 5 settembre 2010 venne ucciso Angelo Vassallo, il “sindaco pescatore” di Pollica; in provincia di Salerno. Angelo non fu solo un uomo di politica, fu tra i primi in Italia a comprendere l’importanza del rispetto ambientale. La sua grande passione per il mare lo portò a prodigarsi per salvaguardare il Giglio marino, una specie che nasce spontaneamente sulle spiagge del Cilento, scientificamente conosciuta come Pancratium maritimum.
Dopo la morte del sindaco, il giglio marino è diventato un simbolo di pace, ma anche di lotta; ideali portati avanti dai fratelli di Angelo, Massimo e Dario Vassallo. Ed è proprio quest’ultimo che ci ha narrato l’importanza di una specie così essenziale per le nostre spiagge. Illustrandoci, però, anche gli ostacoli che l’associazione Angelo Vassallo – “sindaco pescatore” riscontra nel proprio paese per portare avanti progetti ed obiettivi.
«Il giglio marino è una pianta bulbosa che sboccia durante i mesi estivi emanando un profumo unico. L’impollinazione avviene quando c’è un vento inferiore ai 2 km/h ed è fornito di grosse radici che arrivano a qualche metro di profondità. In questo modo il giglio mantiene intatto il delicato sistema dunale, tutela la fascia sabbiosa e combatte l’erosione costiera». È così che il Dott. Dario Vassallo ci introduce alla storia di una pianta che conserva il ricordo di suo fratello, un uomo dalle larghe vedute vittima di un agguato in pieno stile camorristico.
«Per il giglio marino ci siamo battuti per anni, quando Angelo era sindaco a Pollica riuscì ad istituire nel 2001 un’area protetta dedicata a questa specie. Lo fece attraverso un lungo iter burocratico, amministrativo e giudiziario; arrivando persino al TAR per farsi assegnare un’area di 1.750 m². Ai tempi le persone nemmeno sapevano cosa fosse un giglio marino». Tuttavia, il sindaco pescatore riuscì nel suo intento di proteggere la nascita del fiore e il suo progetto è durato oltre un decennio, anche oltre la sua morte. Perché a prendersi cura della conservazione della pianta ci pensò proprio Dario, almeno fino al 2013.
«Dopo la morte di Angelo, il luogo del giglio marino è stato devastato e abbandonato; come ogni cosa che riguarda mio fratello. È stato distrutto l’albero piantato da Angelo così come la nostra sede a Castello. Tutto quello che ricorda Angelo in questo paese è stato abbattuto. Personalmente ho un vivaio dove conservo e curo il giglio marino, che ho poi messo a dimora sia sulla spiaggia di Siponto a Manfredonia che a Porto Cesareo in Puglia». Tuttavia, i fratelli Vassallo non si arrendono e da anni portano avanti la battaglia per rendere il Pancratium maritimum una specie protetta. «Il giglio marino è un simbolo di pace, rappresentativo del nostro territorio. Attualmente ci stiamo battendo anche per l’area marina protetta di Maratea che ancora non è stata istituita».
Per Dario Vassallo la protezione del giglio marino è ormai una sfida personale: «Il giglio di mare non è solo un bulbo o una pianta, è un mezzo attraverso il quale cerchiamo la verità sull’uccisione di Angelo Vassallo. Chi uccide il giglio marino va contro la verità. Purtroppo, l’uomo pensa solo al business e cerca sempre gli affari. Quest’ultimi però li fanno sempre le stesse persone, che spesso prendono il nome di “camorristi”».
Dario è fermo nelle sue posizioni e continuerà a portare avanti i suoi progetti, tuttavia, una sola domanda lo affligge: «Pollica ci vede come dei nemici, noi cerchiamo la verità ma loro fanno un’altra strada, nessuno pensa all’oasi che abbiamo dedicato ad Angelo. Ma perché?».
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