
Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, annunciando i lavori del G7 a guida italiana che si svolgeranno dal 13 al 15 giugno , ha anticipato che tra gli ospiti della sessione “Outreach“, quella aperta anche ai Paesi invitati e non solo ai membri del G7, ci sarà anche papa Francesco. Una sessione particolare, dedicata all’intelligenza artificiale, tanto a cuore alla Chiesa, soprattutto per i suoi risvolti etici.
Il “problema” dell’intelligenza artificiale infiamma sempre di più il dibattito politico ma sta molto a cuore alla Chiesa per i suoi risvolti etici. Se ne parla da anni e non è un caso che uno dei maggiori esperti al mondo dell’AI (intelligenza artificiale) sia un religioso, padre Paolo Benanti, francescano e consigliere pontificio sui temi dell’intelligenza artificiale e dell’etica della tecnologia. Già l’anno la Pontificia Accademia per la Vita organizzò un convegno “AI Ethics: An Abrahamic commitment to the Rome Call” al quale parteciparono gli esponenti delle tre fedi monoteiste. «Di fronte a macchine che possono decidere cose così essenziali come la diagnosi di una malattia, se siamo degni o meno di ricevere un prestito in banca – ricorda padre Paolo Benanti – ci dobbiamo chiedere: è giusto che noi possiamo essere o subire le decisioni di una macchina senza magari possibilità di appellarci? E qual è lo spazio dell’umano in un mondo così tanto automatizzato? Ecco, se l’intelligenza artificiale ha così tanto potere sulle nostre vite, dobbiamo in qualche maniera addomesticarla di nuovo, dobbiamo portarla di nuovo all’interno di quelli che sono sostanzialmente i confini democratici, i confini etici, i confini sapienziali».
La preoccupazione della Chiesa è ampiamente condivisa dal presidente Meloni e da tutto il Governo che nei giorni scorsi ha approvato un ddl in materia. Il premier ritiene che «la più grande sfida antropologica di quest’epoca sia l’avvento dell’intelligenza artificiale, una tecnologia che può generare grandi opportunità ma che porta con sé anche enormi rischi oltre a incidere inevitabilmente sugli equilibri globali». E per questo ha ritenuto opportuno invitare papa Francesco alla sessione del G7 aperta anche alle nazioni che non ne fanno parte. «Per questo sono onorata di annunciare oggi la partecipazione di Papa Francesco ai lavori del G7, proprio nella sessione dedicata all’intelligenza artificiale. Ringrazio di cuore il Santo Padre per aver accettato l’invito dell’Italia, la Sua presenza dà lustro alla nostra Nazione e all’intero G7».
È la prima volta che un papa, seppure nella veste di capo politico dello Stato Vaticano, partecipa ad un incontro di così alto livello internazionale. La Santa Sede, in quanto stato sovrano, intrattiene relazioni diplomatiche con 184 nazioni del mondo e con numerosi organismi internazionali attraverso l’invio del nunzio apostolico, un vescovo che rappresenta il papa, un vero e proprio ambasciatore. E in particolare con l’ONU dove la Santa Sede è rappresentata da un osservatore permanente dal 1964 e che dal 2004 acquista tutti i diritti di piena adesione ad eccezione del diritto di voto, di presentazione delle proposte di deliberazione senza coproponenti e di proporre candidati. Quattro i papi che hanno parlato all’assemblea generale delle Nazioni Unite: Paolo VI nel 1965, Wojtyla nel 1979 e nel 1995, Ratzinger nel 2008 e Bergoglio nel 2015 e tutti hanno sempre richiamato la necessità della pace e il rispetto dei diritti dell’uomo.
«È la prima volta nella storia che un Pontefice partecipa ai lavori del Gruppo dei Sette […] e io sono convinta che la presenza di sua Santità darà un contributo decisivo alla definizione di un quadro regolatorio, etico e culturale all’intelligenza artificiale. Perché su questo terreno, sul presente e sul futuro di questa tecnologia, si misurerà ancora una volta la nostra capacità, la capacità della comunità internazionale di fare quello che il 2 ottobre del 1979 un altro Papa, San Giovanni Paolo II, ricordava nel suo celebre discorso alle Nazioni Unite: “l’attività politica nazionale e internazionale viene dall’uomo, si esercita mediante l’uomo ed è per l’uomo”. Questo sarà sempre il nostro impegno e il nostro cammino».
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