
L’otto marzo è la giornata internazionale per i diritti delle donne, e a Napoli come ogni anno per celebrare questa giornata il collettivo Non Una Di Meno ha organizzato un corteo. Oggi non si festeggia la donna, non si cercano contentini, oggi si lotta, oggi serve a ricordare tutte le disparità di genere radicate nella nostra società. Il corteo che si è svolto oggi a Napoli era transfemministra, ma anche intersezionalista. Proprio per questo l’intero corteo si è concentrato anche su altri tipi d’oppressione. In particolare, il corteo esprimeva dichiaratamente la piena solidarietà alle donne palestinesi.
Non sono poi stati dimenticati gli studenti vittime della repressione delle forze dell’ordine a Pisa, ai quali è stato dedicato un momento apposito, utile a ricordarci che finché al mondo continueranno ad esserci oppressi ed oppressori non potremmo dirci liberi.
Scendere in piazza è sempre importante e serve a manifestare il proprio dissenso ai più e a portare la propria causa a quante più persone possibili. Noi come redazione abbiamo deciso di indagare anche quali motivi, più specificamente, hanno mosso le organizzatrici di questo corteo.
Proprio per questo abbiamo parlato con Ilenia Brenda, che è attivista in N.U.D.M: «Oggi scendiamo in piazza come ogni 8 marzo: quest’anno abbiamo voluto vivere l’8 marzo principalmente intorno al sostegno alla resistenza del popolo palestinese contro l’occupazione sionista e ad un genocidio che va avanti da 75 anni e non da pochi mesi. Quest’anno vogliamo amplificare le voci delle donne palestinesi. Noi saremo sempre dalla parte, e continueremo a lottare, al fianco di tutti i popoli in lotta. Siamo anche qui perché il Governo italiano, in questo momento, sta usando i nostri corpi come campo di battaglia: ci impongono la maternità senza che ci sia però alcun tipo di strumento a sostegno delle donne o delle persone gestanti. Scioperiamo perché sappiamo molto bene che se ci fermiamo noi si ferma il mondo».
Dunque è chiaro che i motivi che spingono ogni anno all’organizzazione di questo corteo siano di tipo transfemminista, antifascista, antirazzista ed anticapitalista. Concretamente le rivendicazioni di cui ci parla Ilenia sono «la sanità pubblica, il sistema sanitario nazionale che funzioni, vogliamo formazione, vogliamo dei lavori degni, non vogliamo vederci schiacciate tra il lavoro riproduttivo e il lavoro produttivo salariato».
Alla luce degli ultimi avvenimenti in Francia, ovvero l’introduzione all’interno della loro costituzione del diritto all’abortire, abbiamo chiesto ad Ilenia cosa ne pensasse.
Ilenia ci risponde così: «La Francia ha sempre fatto un po’ questi spot sui diritti delle donne ma al contempo sappiamo che è un altro governo europeo assai discutibile che crea delle divisioni tra le donne proletarie, tra le donne razzializzate e le donne bianche. In Francia ci sono per esempio crescenti attacchi di natura islamofobica nei confronti delle donne che scelgono di portare il velo. Noi non siamo per il diritto all’aborto, o per qualsiasi altro diritto, come un’esclusiva per le sole donne bianche: siamo per un femminismo intersezionale che riconosce l’autodeterminazione di tutte e tutti. In questo momento ci ritroviamo in Italia con un governo di estrema destra, anche se ci viene descritto come di centrodestra, vediamo peggiorare le condizioni che già sono di base tremende per le donne e per le soggettività LGBTQ+».
di Alice Gaudino e Gennaro Alvino
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