
Oggi, 10 febbraio, si celebra in Italia il ‘Giorno del ricordo’ per non dimenticare i massacri delle foibe e l’esodo giuliano dalmata. Questa celebrazione tenta di riportare alla memoria vicende per anni dimenticate: decine di migliaia di esuli italiani costretti a lasciare l’Istria e la Dalmazia per le loro origini italiane, oltre a coloro che furono uccisi e gettati nelle foibe per essersi opposti all’esodo. L’Italia ha istituito dal 2005 il Giorno del Ricordo da celebrare il 10 febbraio. La legge n.92 del 30 marzo 2004, che ne ha istituito la ricorrenza, ha decretato anche la nascita del Museo della civiltà istriano-fiumano-dalmata a Trieste e l’Archivio museo storico di Fiume, con sede a Roma.
Le tensioni tra slavi e italiani risalgono già alla fine della Prima Guerra Mondiale. A seguito della vittoria in guerra, l’Italia ottenne gran parte della Venezia Giulia. Da qui diede inizio ad un duro processo di ‘italianizzazione’ delle popolazioni locali slave, che assunse caratteri ancor più violenti con il fascismo. Con la caduta di quest’ultimo, nel 1943, queste tensioni affiorarono definitivamente. Nacque un movimento spontaneo di partigiani jugoslavi. Tra i gruppi jugoslavi prevalsero quello dei comunisti di Tito (Josip Broz) che già all’indomani dell’8 settembre 1943 iniziarono la loro vendetta contro gli italiani. A cadere vittime non furono soltanto i fascisti che avevano imposto l’italianizzazione forzata a questi popoli, ma anche tanti italiani innocenti. Già nell’ottobre dello stesso anno emerse la foiba di Vines, dal quale vennero estratti decide di corpi, per la maggior parte italiani. Era l’inizio della prima ondata dei vari massacri delle foibe da parte dei partigiani jugoslavi, a cui ne seguiranno altre che spingeranno gli italiani del posto a lasciare quella terra dove erano nati. Il massacro prende il nome dalle “foibe”: cavità carsiche (voragini a strapiombo di origine naturale) presenti in Istria, che avrebbero funto come luogo di esecuzione. Le vittime sarebbero stimate tra le 3mila e le 11mila. Gli esuli italiani costretti a lasciare le loro case, invece, furono almeno 250mila.
In occasione del Giorno del Ricordo, si sono svolte le celebrazioni al Quirinale alla presenza del capo dello Stato, Sergio Mattarella. Tra i presenti, anche: il presidente del Senato, Ignazio La Russa; il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni; il presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Amoroso; il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè. Il Presidente della Repubblica Mattarella è intervenuto così sul tema: “Nelle zone del confine orientale, dopo l’oppressione fascista, responsabile di una politica duramente segregazionista nei confronti delle popolazioni slave, e la barbara occupazione nazista, si instaurò la dittatura comunista di Tito, inaugurando una spietata stagione di violenza contro gli italiani residenti in quelle zone”. Il capo dello Stato ha sottolineato anche come questa vicenda sia stata per anni: “sottovalutata e, talvolta, persino, disconosciuta. […] Troppo a lungo “foiba” e “infoibare” furono sinonimi di occultamento della storia“. Il Presidente, infine, si è espresso così su quelle tensioni che caratterizzano destra e sinistra durante questa celebrazione che “perderebbe il suo valore autentico se fosse asservita alla ripresa di divisioni o di rancori“.
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