
Secondo l’Unicef, in Italia un ragazzo su sette ha dei disturbi mentali diagnosticati. Un fenomeno che riguarda la fascia d’età che va dai 10 ai 19 anni e che si protrae, aumentando anno dopo anno, dal 2019. Una situazione allarmante che richiede l’incremento immediato dell’intervento delle Istituzioni e delle equipe sanitarie.
Si può parlare di una vera e propria “era del disagio”. Sono 89 milioni i ragazzi e 77 milioni le ragazze che riscontrano problemi come episodi depressivi e ansiosi, dipendenze da sostanze, disturbi dell’alimentazione, autolesionismo e disturbi del sonno. Numeri in aumento dal 2019 dove già si stimava fossero circa 956mila i giovani a dover affrontare problematiche legate alla salute mentale.
I motivi di questo divagare dei problemi mentali è da riscontrare soprattutto negli effetti della pandemia. Secondo il professor Claudio Mencacci, copresidente Sinpf, tutto ciò che i giovani hanno vissuto a seguito del Covid-19 ha scatenato in loro depressione, panico e ansia.
Altro elemento fondamentale per la comprensione di questo fenomeno è la dipendenza dai social. Sono oltre 1,1 milioni gli under 35 dichiarati incapaci di smettere di utilizzare smartphone e App annesse. Una condizione che non solo toglie tempo allo studio, al lavoro e alla vita sociale, ma che implica anche l’assimilazione di codici estetici e comportamentali non compatibili con la realtà, causando così problematiche come sensazioni di disagio e disturbi alimentari. Non da meno sono lo stress e la paura causate dalla “policrisi”. Ovvero tutte quelle informazioni negative che derivano dal post pandemia, dalle guerre, dall’inflazione e dalle turbolenze sociali e politiche.
Ridursi a dire che i giovani devono trovare il coraggio di chiedere aiuto è troppo semplice e riduttivo. Sicuramente la sensibilizzazione nelle scuole e nelle università, e il dialogo tra quest’ultime e le famiglie, è importante, ma non basta. Le equipe sanitarie e le istituzioni di competenza dovrebbero attivarsi per garantire un supporto psicologico economicamente adeguato.
Secondo un’indagine dell’Istituto Piepoli per conto del Consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi, è emerso che un italiano su dieci rinuncia ad andare dallo psicologo a causa di limitazioni finanziarie. Una soluzione è stata vista nel Bonus Psicologo che, però, non funziona come dovrebbe. Oltre ai ritardi tra l’invio della domanda e la sua accettazione, solo una persona su nove è riuscita ad usufruirne. Tra il 2022 e il 2023, infatti, sono state 395mila le richieste per il bonus ma i beneficiari sono stati solo 41mila.
Dunque, come può un giovane affrontare i costi che variano dai 40€ ai 140€ per ogni seduta psicologica? Forse è giunto il momento di cercare nuove soluzioni e di impegnarsi affinché ogni ragazzo possa godersi la propria età ricevendo l’aiuto del quale necessita.
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