
Tra i giovani d’oggi l’ansia è sempre più diffusa. Un comunicato stampa del Consiglio Nazionale Giovani evidenzia che sette giovani su dieci hanno vissuto periodi di ansia, depressione o altri disturbi dell’umore. Comprendere le ragioni di questo malessere diffuso richiede un’analisi multidimensionale che investe diversi aspetti della vita dei giovani, dal percorso scolastico all’incertezza economica, fino al travagliato contesto geopolitico odierno.
Secondo una consultazione pubblica condotta su 7.470 studenti dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, un ragazzo su quattro ha indicato l’ansia quale proprio stato d’animo preponderante. Questa potrebbe scaturire da molteplici fattori. Innanzitutto, il sistema scolastico italiano è altamente competitivo, tanto da generare negli studenti stress e senso di inadeguatezza. Lo conferma un sondaggio somministrato a circa 25.500 studenti da Unisona Live e UNICEF, nel corso dell’evento “Scuola e Benessere: Oltre l’ipercompetizione e l’omologazione”. Secondo i risultati, il 75% dei partecipanti sperimenta sempre o spesso episodi di stress causati dalla scuola, il 44% si sente inadeguato e insicuro a causa dell’ipercompetizione. Non solo, è emersa la necessità di invertire la tendenza all’omologazione degli studenti attraverso la valorizzazione delle abilità di ciascuno di essi. Un altro punto critico è, infine, la mole quotidiana di compiti assegnati, che concorre ad aumentare il livello di stress percepito dagli studenti.
Per i giovani non è facile trovare una collocazione nel mondo del lavoro. Essi, al termine del proprio percorso scolastico, si imbattono in un mondo incerto, precario, ma anche pretenzioso. Un mondo in cui è richiesto tanto, in cui devi dare il massimo per ricevere il minimo. Diffusissimi sono i contratti atipici, che alimentano sensazioni di ansia e incertezza. Inoltre, bisogna considerare che spesso la retribuzione offerta ai giovani è piuttosto esigua, minore rispetto a quella destinata a fasce d’età più elevate, tanto da spingerli a dimettersi. Un ulteriore ostacolo alla stabilità lavorativa è il cosiddetto “skill mismatch“, ossia la discrepanza tra le competenze di chi offre lavoro e quelle di chi lo domanda. Il fenomeno crea frustrazione ed ansia legati all’incapacità di trovare un lavoro adeguato alle proprie competenze.
Per spiegarci perché i giovani sono sempre più ansiosi non si può non tener conto del contesto geopolitico complesso in cui essi si trovano a vivere. Notizie di guerre, distruzioni, uccisioni sono purtroppo all’ordine del giorno, generando paure ed ansie, unite alla sensazione di avere dinanzi a sé un futuro profondamente instabile. Numerosi studi si sono, inoltre, concentrati sull’eco-ansia, ossia sulla crescente preoccupazione dei giovani per la crisi climatica. Il tema è stato oggetto anche di un Commento generale del Comitato ONU sui Diritti dell’Infanzia, il quale ha espresso la necessità di un intervento delle autorità sanitarie ed educative alla luce del legame tra i danni ambientali e la salute mentale dei minorenni. Infine, bisogna necessariamente menzionare l’impatto esercitato dalla crisi pandemica sul benessere psicologico dei giovani.
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