
L’Italia invecchia a vista d’occhio, e il nuovo censimento ISTAT lo conferma con numeri che pesano come pietre. Eppure, tra le pieghe di una mappa demografica che sembra essersi fermata davanti a un futuro sempre più grigio, c’è un piccolo miracolo: la Campania si conferma la regione più giovane d’Italia, un’isola di vitalità dove la giovinezza pulsa ancora con forza nel mare di un Paese che rallenta.
A tal proposito, i dati non lasciano spazio a dubbi: l’età media della regione è di 44,5 anni, cinque in meno rispetto alla Liguria, la più “anziana” del Paese. Numeri che assumono un significato particolare se letti alla luce delle parole del sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi. Secondo il primo cittadino, per quanto le politiche messe in campo per supportare i giovani funzionino, resta ancora aperta una sfida cruciale: riuscire a trattenere i giovani sul territorio. È questa fascia della popolazione a rappresentare la leva principale per crescita e sviluppo, una risorsa preziosa non solo per la città, ma per l’intero Paese.
Il quadro nazionale, del resto, conferma le preoccupazioni: al 31 dicembre 2024 l’età media degli italiani è di 46,9 anni – 48,2 per le donne e 45,4 per gli uomini. Allo stesso tempo, la fetta dei più piccoli – tra gli 0 e i 14 anni – continua a restringersi, scendendo all’11,9%. La popolazione in età lavorativa, tra i 15 e i 64 anni, rappresenta il 63,4%.
Cresce invece la quota degli over 65 al 24,7%, e tra loro aumenta il numero dei grandi anziani sopra gli 85 anni, ora pari a ben 2 milioni e 410 mila – circa il 4,1% della popolazione, con un incremento di 90 mila unità rispetto al 2023. Insomma, numeri che traducono l’andamento del cosiddetto “indice di vecchiaia“. Il dato, che misura quanti over 65 ci sono ogni 100 ragazzi tra 0 e 14 anni, continua a crescere: si passa dal 200% del 2023 al 208% nel 2024.
Guardando alla geografia dello Stivale, le regioni più giovani restano Campania e Trentino-Alto Adige, con valori rispettivamente del 161% e del 162%. Di contro, la Liguria e la Sardegna guidano la classifica delle più “anziane”, posizionandosi entrambe al 283%. La Campania si conferma così una fucina di nuove generazioni, un patrimonio di vitalità prezioso per tutto il Paese. E, in una nazione dove le età avanzano e le nascite calano, questa regione sfida le statistiche e accende una domanda inevitabile: può la gioventù della Campania indicare la via per l’intera nazione?
Ora, è chiaro che il cammino per voltare pagina è tutt’altro che breve, e la strada resta irta di ostacoli. Innanzitutto, non si può non considerare la cosiddetta “speranza di vita alla nascita“, che continua a essere più alta al Nord e al Centro, mentre al Sud e nelle Isole, pur in crescita, resta più bassa. Qui, infatti, gli uomini vivono in media fino a 80,5 anni, le donne tra 84,7 e 84,8. In Campania, nonostante un netto miglioramento, i valori rimangono i più bassi dell’intero Mezzogiorno: 79,8 anni per gli uomini e 84 per le donne.
In un Paese che invecchia, i numeri diventano storie concrete: strade più silenziose, scuole sempre più vuote, piazze dove i bambini si contano sulle dita di una mano. Oggi l’Italia conta poco più di 58 milioni e 900 mila abitanti, con un calo di 27 mila residenti rispetto all’anno precedente. Ed è proprio alla luce di un simile contesto che diventa fondamentale sostenere chi resta, offrendo non solo lavoro e servizi, ma anche opportunità concrete di crescita personale e professionale.
Solo così la vitalità dei territori più giovani può trasformarsi in un ponte verso un futuro più equilibrato, trattenendo energie fresche e valorizzandole. Se queste risorse vengono trascurate, il rischio è che la differenza tra regioni si traduca in un divario reale, con conseguenze che ricadranno non solo sulle singole comunità, ma sull’intero Paese.
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