
Non è difficile imbattersi o trovarsi (anche per caso) sul territorio di Giugliano, dietro soltanto a Napoli e Salerno in Campania per estensione territoriale. Anche per numero di abitanti la città si classifica al terzo posto: gli ultimi dati dell’Istat pubblicati nel 2017 parlano di quasi 124mila abitanti, numero in crescita negli ultimi anni. Un “paesone” molto popoloso dunque, soprattutto nell’entroterra, visto che sulla tratta che separa il centro dalla fascia costiera (circa 10 km) si trovano non molte abitazioni. Proprio in un punto ubicato nelle strade che permettono ai cittadini di recarsi nelle frazioni di Licola e Varcaturo, o di raggiungere la vicina Castel Volturno, si trovano le famose ecoballe. Siamo esattamente a Taverna del Re, luogo finito a lungo sulle pagine di quotidiani locali e nazionali per le stesse immagini che si susseguono da quasi vent’anni davanti agli occhi dei vicini residenti, e per uno scempio a cui i cittadini sembrano essersi ormai abituati e arresi.
Era il 2007 quando questi imballaggi di spazzatura furono trasferiti a Giugliano, a causa della più grande e grave emergenza rifiuti che colpì la regione a partire dall’inizio del nuovo millennio, la quale raggiunse il suo culmine nel biennio 2007-2008: gran parte dei cumuli di immondizia non raccolta per le strade di Napoli e provincia finì a Taverna del Re. Da quel momento, oltre all’eccellenza enogastronomica della Mela Annurca o a quella culturale, al cui vertice è possibile posizionare la figura di Giambattista Basile, i dibattiti politici e articoli di giornale sulla terza città della Campania hanno cominciato ad interessarsi e ad essere dedicati a “Giugliano città dei rifiuti” e “Giugliano come patria delle ecoballe”: sul suo territorio, infatti, esistono diversi impianti di trattamento dei rifiuti. Per tornare alle “ecoballe giuglianesi”, c’è da dire che oltre alla beffa c’è stato anche il danno: appena depositate, queste “bombe di monnezza” erano composte da una frazione secca, l’unica intatta oggi, e da una parte organica-liquida che nel corso del tempo è però percolata.
Dal 2007 sulla tormentata vicenda è intervenuta e si è divisa più volte l’opinione pubblica, con l’obiettivo di discutere e trovare una soluzione per rimuoverle: da una parte amministratori locali e regionali, come il presidente della Campania Vincenzo De Luca, hanno approvato un piano per la costruzione di un ulteriore sito di trattamento rifiuti per smaltire le ecoballe; dall’altra i cittadini di Giugliano e degli altri paesi limitrofi, che più volte hanno manifestato il loro dissenso per la messa in atto sul territorio dell’ennesimo impianto per la spazzatura. Allargando il raggio di osservazione sull’intero territorio regionale, oggi ci sono ancora 2,8 milioni di tonnellate di rifiuti impacchettati, una parte dei quali proprio a Taverna del Re.
Nel 2009 erano circa 5 milioni, di cui 1,5 smaltiti nel tempo mentre 700mila sono le tonnellate di sostanza organica percolata. Stando all’ultimo report di monitoraggio sull’attuazione del piano regionale rifiuti, con dati aggiornati al dicembre 2023, per il 2026 il nuovo sito di Giugliano (lavorazione per il recupero di materia plastica e altro) e quello di Caivano (trattamento per la produzione di combustibile) “dovrebbero” trattare altri 1,2 milioni di tonnellate di ecoballe. Il condizionale è d’obbligo, dato che per lo smaltimento dei primi 1,5 milioni di queste sono serviti ben 9 anni, dal 2015 al 2024, un’eternità se confrontati ai due concordati all’inizio dei lavori. Nel settembre del 2022 il governatore campano aveva dichiarato che entro due anni il territorio giuglianese sarebbe stato ripulito dalle ecoballe, ma la sensazione è che i tempi di attesa per la completa rimozione saranno lunghi. A fine febbraio Informare ha fatto un sopralluogo sul posto per monitorare la situazione e produrre un servizio, pubblicato sulle pagine social del nostro giornale.
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