
È attivo il nuovo sito dedicato alla storia di Mario Paciolla, giornalista e operatore delle Nazioni Unite trovato senza vita in Colombia nel 2020.
Il due aprile 2025 è stato presentato all’Università di Napoli L’Orientale, dove Mario Paciolla ha studiato, il nuovo sito dedicato alla storia e alla memoria di Mario Paciolla e al collettivo Giustizia per Mario Paciolla. L’interfaccia digitale si presenta come una piattaforma atta a raccogliere e condividere tutte le informazioni sul caso di Mario: le indagini, le testimonianze, il supporto di chi ha deciso di unirsi alla causa. Esso è stato ideato e presentato per chiedere ancora e in tutti i modi che sia fatta giuridicamente giustizia per Mario Paciolla. Il caso è perpetuamente minacciato di archiviazione per suicidio da parte del tribunale di Roma, nonostante il ritrovamento di Mario e la successiva autopsia suggeriscano chiaramente altre ipotesi.
Daniele Grano del collettivo Giustizia per Mario Paciolla, durante la conferenza stampa di presentazione del sito, racconta: «Altro non è se non una cosa assolutamente necessaria, adesso, dopo ormai cinque anni. Perché serve a raccogliere tutto quello che è stato fatto e, soprattutto, tutto quello che verrà fatto». Prosegue «serve a aiutare chi è alla ricerca di informazioni sul caso di Mario che, purtroppo, non ha ancora raggiunto quel livello di mediaticità che meriterebbe un caso del genere». Riguardo la struttura del sito, è possibile visualizzare un’interfaccia principale che racconta chi è Mario Paciolla e il lavoro del Collettivo Giustizia per Mario Paciolla. Le sezioni consultabili presentano una serie di articoli, documenti, contatti principali e modalità di supporto. Con questo strumento, citando ancora Daniele Grano: «Diamo le coordinate per poterci aiutare».
Attualmente pende una nuova richiesta di archiviazione delle indagini atte ad approfondire e a chiarire le circostanze della morte di Mario Paciolla. «Raggiungere una risonanza mediatica non ci interessa perché vogliamo che la gente conosca la storia di Mario. Vogliamo che serva come spinta per chi deve decidere su questo caso. Non è un caso semplice, lo sappiamo da sempre», dichiara ancora Daniele Grano. «Ma se non c’è un impegno da parte di tutti per lavorare e trovare quegli elementi probatori necessari a far sì che si dica una volta e per tutte che Mario non si è suicidato, noi non ci fermeremo».
Il 19 marzo si è tenuta una nuova udienza sul caso di Mario, con una nuova giudice. «È stata un’udienza molto lunga», ha spiegato Anna Motta, la madre di Mario. «I nostri avvocati hanno spulciato moltissimi elementi che non tornano e a cui nessuno ci dà risposta. Quello che possiamo dire è che abbiamo trovato un giudice molto molto attento, che prendeva tanti appunti. Sappiamo che è una vicenda spinosa e che ci vorrà del tempo. Vediamo che anche in Italia ci sono episodi irrisolti e che ci vorrà del tempo. Quello su cui noi non transigeremo è che si potrebbe archiviare per suicidio».
Di Mario Paciolla si è scritto, detto e cantato tanto, ma mai abbastanza. Non c’è sillaba che non associ la sua persona a un’esplosione di energia e, soprattutto, voglia di cambiare e voglia anche di lottare per le ingiustizie che degradano la società. La vicenda di Mario, che anche il quotidiano colombiano El Espectador ha definito «La strana morte del volontario internazionale», necessita chiarimenti oggi più che mai a causa dell’aggravante del tempo e del silenzio istituzionale. Da cinque anni si cerca di evitare l’archiviazione del caso, senza andare in direzione opposta, nonostante le evidenze autoptiche descritte, per esempio, dalla giornalista e attivista colombiana Claudia Julieta Duque, ancora sul quotidiano El Espectador.
«Mario veniva per una settimana e si vedeva con noi, con altri amici», racconta Daniele Grano in un momento di memoria e amore per Mario. «Ti allargava la giornata, ti allargava la vita. Con lui era possibile parlare di politica, attualità, di qualunque cosa. Al termine di un pomeriggio con lui, dicevi ‘Che bel pomeriggio che ho passato’. Questo non vale come elemento probatorio ai fini processuali, però l’ultima volta che l’ho visto, prima del Covid, stavamo progettando di fare un viaggio in India, di organizzare un torneo di basket in onore di Kobe Bryant. Quello di cui sono certi tutti coloro i quali hanno conosciuto Mario è che Mario non si è ucciso. E finché non verrà scritto a caratteri cubitali che non si è suicidato, noi non ci fermeremo. Questa è la nostra battaglia».
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