
Inizio gennaio 2024: in Francia, non a caso, inizia una protesta che sarà storia negli anni a venire, inizia la protesta degli agricoltori.
Utilizzano i mezzi che posseggono: con i loro trattori bloccano strade, accessi a zone chiave come porti o autostrade, inondano le città con tutto ciò che hanno, come ingenti quantità di fieno o di fertilizzante, incendiando o lanciando per strada la merce trasportata, distruggendo con le braccia dei trattori asfalto o tutto ciò che si trovava davanti il loro percorso.
Creano, quindi, disagi e scompigli per farsi sentire. Numerosi, infatti, sono stati gli scontri con le autorità, la quale ha risposto quasi sempre in modo violento.
Allo stesso modo il Parlamento d’Europa installa prontamente del filo spinato per prevenire un “attacco” dei protestanti. Una protesta dilagata in Germania, in Inghilterra, in Olanda, in Belgio e in Italia. Gli agricoltori, da una parte, sono contro le salate tasse sui pesticidi, contro i prodotti esportati, contro il cibo sintetico e stampato in 3D, contro le nuovissime farine di insetti dell’UE o contro le politiche per favorire il clima e per disincentivare l’acquisto di carni del Parlamenti europeo, e l’UE, dall’altra, non tiene conto di questa categoria di lavoratori.
Il motto si sente forte e chiaro: “No farmers, No food” (Niente agricoltori, niente cibo)
Com’è possibile che si è arrivato ad un caos del genere? Per quale motivo non ha funzionato un dialogo tra le parti?
In tutte le recenti massicce proteste, quella degli sceneggiatori prima e degli attori dopo ad Hollywood, quella degli studenti italiani nella fine del 2023 e quella degli agricoltori è presente un fattore comune: i motivi delle proteste sono numerosissimi. In queste occasioni se noi chiediamo ad ogni protestante perché si sta protestando potremmo avere tutte risposte diverse: manca un agenda sociale forte e condivisa, manca un manifesto chiaro e rappresenti tutti coloro i quali manifestano il dissenso.
In ogni tipo di manifestazione o i protestanti o la polizia usano (quasi come se fosse necessaria) la violenza: alla violenza si risponde con altra violenza, come nella manifestazione di questa mattina 13 febbraio a Napoli, Fuorigrotta davanti la sede della Rai.
È difficile, quasi impossibile, trovare unione in queste occasioni, sebbene si stia lottando tutti per una causa comune e sebbene, sarebbe proprio il momento di essere uniti.
Entrambi le parti stanno agendo in maniera violenta: gli agricoltori da una parte e l’Europa dall’altra utilizzano mezzi violenti e lontani dalla pace. La regola, quindi, sembra essere chiara: se una causa vuole essere sotto l’occhio poco vigile dei media deve usare mezzi violenti e utilizzare il principio secondo cui il fine giustifica i mezzi. Come? Imbrattando opere d’arte, creando disagio per le strade, riempendo edifici di fertilizzanti ed immondizia, occupando scuole o edifici pubblici. È questo l’unico metodo per farsi sentire da giornali e politici? La risposta è sì: il Parlamento europeo e Macron hanno agito facendo passi indietro sulla legge contro i pesticidi.
A quanto pare la parola pace è diventata ridicola e adatta solo per Sanremo, e la rivoluzione non violenta è protagonista solo nei libri di filosofia.
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