
In una delle aree verdi di Villa Literno, nell’Agro aversano, si trova un’azienda agricola condotta a base familiare impegnata nell’allevamento e nella produzione di latte, trasformato poi in mozzarella e formaggi a disposizione dei clienti nei punti vendita. Si tratta del Mini Caseificio Costanzo, considerato all’avanguardia per le qualità dei suoi prodotti. Qualità dovute soprattutto alla cura e all’attenzione riservate agli animali nella fattoria in cui essi nascono, crescono e muoiono. Luigi Costanzo, uno dei fratelli titolari dell’attività e responsabile di questo reparto, ci ha spiegato i segreti della professione e i benefici derivanti da un buon allevamento.
«Il Mini Caseificio Costanzo nacque nel 1991. Quattro anni dopo mio padre decise di mettere su anche una stalla per avere del latte di nostra produzione da trasformare, con lo scopo di offrire un prodotto di maggiore qualità. Attualmente, l’azienda agricola Costanzo alleva circa 650 capi, di cui 250-270 in lattazione. Parliamo di bufale da latte. Abbiamo cinque punti vendita: Lusciano, Aversa, Napoli, Grottaferrata (RO) e l’ultimo aperto a Marcianise».
«Tantissimo. Gli erbai che usiamo per la dieta delle bufale sono prodotti da noi e per il foraggio siamo autosufficienti, grazie anche agli ottanta ettari di seminativo coltivati nella nostra proprietà di Ruviano. Si tratta di fieni e di tutto quello di cui si cibano i capi. Questa è una cosa importante perché sappiamo cosa diamo da mangiare all’animale. Il suo benessere, poi, è fondamentale: credo che ogni gruppo di capi, che normalmente vive in stalle di cemento, debba avere a disposizione anche un paddock di terra, così come accade da noi. Riteniamo che sia un punto di forza avere spazi di terreno esterni, ovviamente tutti recintati per questioni di biosicurezza. Se l’animale è in salute, anche il latte sarà di qualità superiore, quindi le posso assicurare che la stabulazione libera darà risultati migliori».
«Nell’azienda agricola Costanzo ci sono tanti collaboratori che mi aiutano. Gli orari sono particolari. La mungitura viene effettuata due volte al giorno, sempre a distanza di dodici ore la prima dalla seconda. Poi bisogna dar da mangiare alle bufale una volta durante la giornata: noi usiamo un sistema chiamato unifeed, quindi il cibo viene miscelato. È un lavoro quasi 24 ore su 24: devi accudire gli animali, visitarli e osservarli bene, perché all’improvviso possono avere bisogno di qualcosa, quindi serve sempre la presenza umana in azienda. A volte si dorme anche qui. Oltre dunque a mungitura, alimentazione, pulizia delle stalle, è necessario seguirli passo dopo passo, anche nel momento del parto. Abbiamo una sala esclusiva solo per questo, e quando accade cerchiamo di stargli vicino assistendoli. Gli step di lavoro sono gli stessi tutti i giorni, però devi cercare di essere sempre reperibile per imprevisti. Molte volte è capitato che in vacanza, di notte, ho ricevuto chiamate dai collaboratori. Altra cosa fondamentale è il management, cioè il fatto che ci sia una buona gestione di tutto, per esempio degli abbeveratoi o della stalla stessa, oppure del sistema di sorveglianza in allevamento».
«Gli animali devono avere il giusto spazio perché soltanto così stanno bene, e lo si capisce a occhio nudo quando li vedi. Io non sono contrario agli allevamenti intensivi, in quanto oggi anche quelli più tradizionalisti lo sono. Trovare qualcuno che abbia un pascolo e che faccia mangiare i suoi animali in maniera autonoma è quasi impossibile da queste parti. È una condizione che non esiste proprio per le bufale, forse per le vacche solo in luoghi come le Alpi. Piuttosto, sono contrario al non concedergli libertà e spazio di muoversi, cosa che si vede spesso in inchieste televisive. Le nostre bufale, invece, mangiano, dormono e vivono liberamente».
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