
C’era un tempo, non molto distante dal 2025, in cui la politica era tutt’altra cosa rispetto a quella che sta diventando. Parlo, senza nemmeno andare troppo indietro nel tempo, degli anni Novanta e del primo decennio del nuovo secolo, gli anni delle sfide tra la destra liberale di Silvio Berlusconi e la sinistra di Achille Occhetto prima e di Romano Prodi dopo. Già in quel periodo storico era possibile per gli elettori e i cittadini osservare un nuova forma di spettacolarizzazione della cosa pubblica, iniziata qualche decennio prima con la nascita della neotelevisione. Il linguaggio adoperato dai principali personaggi politico-istituzionali nazionali cominciava ad essere diverso, meno dotto e formale rispetto ai padri della Prima Repubblica, ma si trattava di una scelta, di strategie comunicative che rispondevano esclusivamente ai bisogni, ai canoni e ai tempi delle nuove tecnologie e dei nuovi mezzi di comunicazione, adottate da figure che avevano fatto la cosiddetta “gavetta” all’interno dei propri partiti, che potevano vantare un curriculum di studi di tutto rispetto e un un ottimo bacino di consensi.
Oggi non è più così. La politica continua a cambiare seguendo le metamorfosi della ipercomunicazione del ventunesimo secolo, con un drastico calo della percentuale di votanti alle elezioni, arrivata ai minimi storici, e i politici appartenenti alla vecchia scuola sembrano aver perso il loro appeal. Oggi la politica sta per diventare terreno fertile per un’altra categoria di personaggi pubblici, nuovi “opinion leader 2.0” per il numero di consensi che riescono ad accumulare. Non si tratta soltanto di tiktoker sui social network, ma anche di vittime di disgrazie, catapultati così all’improvviso nell’arena politica allo scopo di accrescere i voti per una determinata corrente.
Tra i nuovi aspiranti politici del nuovo millennio non si può non partire dai famosi tiktoker, personaggi che ormai riescono ad ottenere un seguito che farebbe gola a qualsiasi politico. E non si può non menzionare il recente episodio che ha interessato il consigliere della Regione Campania Pasquale Di Fenza, finito nell’occhio del ciclone mediatico per aver ospitato Rita De Crescenzo e Pasquale Napolitano nelle stanze di palazzo Santa Lucia, e successivamente espulso dal leader nazionale di Azione, Carlo Calenda. A primo acchito l’episodio potrebbe risultare raccapricciante, probabilmente suscettibile di condanna per vilipendio, sicuramente inaccettabile, ma esso merita una riflessione più approfondita: negli anni in cui i tassi di votanti alle urne continuano a calare, sia a livello locale che nazionale, quanto possono tornare utili figure che sulle proprie pagine social riescono a smuovere così tanto le coscienze? Sono veramente da escludere tiktoker e influencer dalla vita politica? La risposta è “dipende”. Se i personaggi in questione hanno un passato discutibile e legato agli ambienti criminali, allora la risposta è sì, senza dubbio. Ma non bisogna sottovalutare le potenziali capacità di quelli che invece trasmettono messaggi positivi e promuovono cultura e senso civico. Capito questo, allora la classe di influencer e tiktoker potrebbe davvero diventare appetibile per i partiti che attualmente occupano il Parlamento italiano. Certo, si tratta di persone che non hanno alcuna esperienza in campo politico, ma è questa la direzione intrapresa oggi dalla classe dirigente.
Stesso discorso potrebbe essere fatto per Daniela Di Maggio, la madre di GiòGiò Cutolo, giovane musicista ucciso a Napoli, che alcune settimane ha ufficializzato la sua candidatura alle prossime elezioni della Campania in quota Lega. La situazione è la stessa, almeno per il tempo pari a zero trascorso a fare gavetta, in una sezione o in un partito. Buttarsi così, dalla sera alla mattina, in una possibile carriera politica comporta dei rischi, soprattutto per cittadini. Ma, come ripetuto all’inizio dell’articolo, nel 2025 questi personaggi fanno appeal, hanno un seguito, chi per i social e chi per una disgrazia, e per i partiti è un bene accaparrarseli. Anche a livello comunale, mi è capitato più volte di avere a che fare con consiglieri eletti, che durante le interviste hanno dichiarato di essere personaggi prestati al mondo della politica, che avrebbero dovuto leggere e studiare qualche manuale per i consiglieri comunali in quanto assolutamente inesperti. Soggetti appartenenti perlopiù all’associazionismo, quindi con un buon numero di consensi. Uno scenario completamente diverso rispetto a soli 20 anni fa.
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