
Da una settimana a questa parte, nel contesto geopolitico internazionale, abbiamo sentito molto parlare dello Yemen e di un gruppo di ribelli in particolare appartenenti a questo paese, ovvero gli Houthi. Una settimana fa per la precisione, una coalizione di paesi mossa dagli Stati Uniti ha bombardato diversi siti militari utilizzati dagli Houthi. Per la precisione gli Stati Uniti si sono coordinati con il Regno Unito, seguiti da Australia, Canada, Germania, Danimarca, Corea del Sud, Paesi Bassi e Bahrein. I bombardamenti degli USA sono stata una risposta agli attacchi, da parte dei ribelli, alle navi cargo in transito nel Mar Rosso.
Questo non è il primo attacco dei ribelli dello Yemen, sono settimane che gli Houthi prendono di mira le navi cargo nel Mar Rosso. Il loro è un gesto di ribellione nei confronti d’Israele. Finanziati dall’Iran, gli Houthi sono a difesa della Palestina e minacciano di non smettere finchè non ci sarà un “cessate il fuoco” a Gaza. Al momento i ribelli yemeniti sono al centro delle tensioni in Medio Oriente e non sono i soli. Hezbollah, organizzazione terroristica libanese, è ai ferri corti con Israele e sono stati già registrati attacchi fra i due paesi. Gli Houthi dello Yemen, Libano, Iran e Siria potrebbero arrivare a delle decisioni preoccupanti che scatenerebbero una guerra su larga scala.
Perchè abbiamo parlato di più coinvolgimenti da parte di più stati del Medio Oriente quando si parla di Houthi? Quest’ultimi, da sempre, si sono dichiarati contro Israele e gli Stati Uniti ed infatti con l’Iran, colui che li finanzia, si sono schierati dalla parte della Palestina e per la difesa della Striscia di Gaza. Quando si parla di contesto geopolitico internazionale, questo a seguire è quello che si intende. La guerra fra Israele e Palestina non è una guerra circoscritta, il che vuol dire che oltre i due attori principali, vi sono altri attori inevitabilmente coinvolti. Da una parte abbiamo Israele, con il supporto militare degli Stati Uniti e che quindi inizia a smuovere le acque non solo della Palestina, ma anche di chi è a supporto dei palestinesi. In questo caso, come dicevamo, Yemen, Iran, Libano e Siria.
Quindi cosa succede? In parole semplici, Israele colpisce Hamas (Palestina), quest’ultima ha rapporti con Hezbollah (in Libano), che a sua volta ha rapporti con lo Yemen e gli Houthi finanziati dall’Iran, totalmente schierato contro Israele ed infine c’è la Siria, da sempre in conflitto con il paese ebraico. Anche se quest’ultima non è ancora così coinvolta come gli altri paesi. Quando c’è una guerra bisogna considerare il fattore “reazione a catena“, il quale se non gestito in tempo, potrebbe creare una grande rottura nel contesto internazionale.
Una volta spiegato questo, gli Houthi sono un gruppo politico e religioso che si identifica con la minoranza musulmana sciita dello Yemen, gli Zaidi. E come avevamo spiegato, si è schierato inevitabilmente con Hamas e Hezbollah contro Israele, gli Stati Uniti e l’Occidente. Il movimento degli Houthi nasce negli anni ’90, fondato da da Hussein al-Houthi. Inizialmente era un movimento pacifico, fino a quando dopo varie scissioni, si è trasformato in una milizia armata per far cadere il governo yemenita. Nel 2000 attaccano il presidente autoritario dello Yemen, Ali Abdullah Saleh. Ora va sottolineato un importante passaggio. Nel 2011, durante le Primavere Arabe, al posto di Saleh, sale il suo vice Abdrabbuh Mansour Hadi. Questo sarà un governo caratterizzato dal caos.
In particolare, nel 2014, gli Houthi, sempre finanziati dall’Iran, conquistano la capitale dello Yemen, ovvero la città di San’a. Nel 2015 Hadi è costretto a fuggire per via della sempre più veloce conquista del Paese (Yemen del Nord) da parte degli Houthi. Mossa che ha scatenato grandi preoccupazioni in Arabia Saudita a causa dei rapporti tra Houthi ed Iran. Di conseguenza l’Arabia Saudita, con la paura che la conquista degli Houthi e gli Houthi stessi potessero essere solo un “burattino” dell’Iran, storico nemico, ha iniziato a bombardare lo Yemen dando così il via ad una guerra civile che lo ha completamente devastato.
Questo rendeva, e rende ancora oggi, lo Yemen uno degli stati più poveri del mondo arabo. Nonostante la guerra civile si sia conclusa nel 2022 (anche se non si può ancora parlare di pace vera e propria), gli Houthi hanno trovato nella guerra sulla striscia di Gaza un’occasione in più per affermare il loro potere nello Yemen. Gli attacchi contro Israele sono un modo per ottenere notorietà nel mondo islamico.
Come dicevamo gli Houthi da settimane hanno preso di mira il traffico commerciale occidentale in transito nel Mar Rosso in solidarietà verso i palestinesi. In risposta a questi attacchi, nella notte fra il 17 ed il 18 gennaio, gli Stati Uniti colpiscono per la quarta volta gli Houthi. Ma il gruppo di ribelli non ha alcuna intenzione di arrendersi. Se si considera che gli Houthi hanno resistito a 10 anni di bombardamenti durante la guerra civile, queste risposte da parte di USA e UK, potrebbero non ottenere l’effetto che i due stati occidentali si aspettano.
Gli Stati Uniti erano restii ad attaccare gli Houthi inizialmente proprio per la temuta reazione a catena nel Medio Oriente di cui parlavamo prima. Nonostante ciò le risposte agli attacchi non si sono fermate e non si fermeranno neanche gli attacchi degli Houthi. Quest’ultimi hanno infatti dichiarato: “When Gaza is safe, the Red Sea will be safe. But as long as Gaza is suffering, the Red Sea will suffer” (“Quando Gaza sarà sicura, il Mar Rosso sarà sicuro. Ma finché Gaza soffrirà, soffrirà anche il Mar Rosso”).
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