
Il 9 maggio, in protesta contro il crescente peso degli affitti, la studentessa del Politecnico milanese Ilaria Lamera ha deciso di accamparsi, in una tenda, di fronte alla propria università. Questo gesto ha scatenato, nei giorni successivi, atti simili in quasi tutta Italia, con centinaia di studenti che hanno fatto sentire la propria voce contro quella che è forse una delle principali “limitazioni dello sviluppo della persona umana” nel nostro Paese. Per intercettare le voci di questa protesta abbiamo intervistato Gianluca del Collettivo Autorganizzato Universitario (CAU) e studente dell’Università Federico II di Napoli.
«Abbiamo cominciato a denunciare la questione del caro affitti e, in generale, dell›emergenza abitativa già a settembre dell›anno scorso quando, fuori l›Università Orientale, abbiamo organizzato una tendata per lottare contro questo fenomeno. Vediamo il prezzo degli affitti lievitare e pensiamo che dietro questo aumento ci sia una volontà politica ben precisa: quella di lasciare questo mercato completamente in mano ai privati, senza alcuna regolamentazione. Si vuole trasformare Napoli in una bellissima vetrina per il turista e spingere i lavoratori e gli studenti, coloro che producono la ricchezza del territorio, sempre di più verso le zone periferiche. Quando la studentessa di Milano ha deciso di accamparsi al Politecnico abbiamo deciso di amplificare quella voce, confluendo in quella che sarebbe diventata una mobilitazione nazionale. Le nostre parole in questo senso sono state nette e precise: “la casa un diritto, l’affitto è una rapina”».
«A parte le dichiarazioni surreali di Valditara e della ministra Bernini, la Schlein, fino a poco tempo fa, era parte di una giunta dell’Emilia-Romagna che ha aggravato in maniera importantissima la questione dell’emergenza abitativa, addirittura reprimendo i tentativi di denunciare il problema; quindi rispediamo al mittente questi tentativi di fare loro le proposte solamente perché ora si ritrovano all›opposizione.
D’altra parte la destra non è in grado nemmeno di sbloccare dei fondi (660 milioni del PNRR) che erano stati precedentemente stanziati: fondi che per noi non sarebbero stati la soluzione, perché era previsto che andassero in mano ai privati per la costruzione di studentati. In molte città questi studentati privati tendono ad essere strutture di lusso, molto spesso inaccessibili alle fasce più deboli della platea studentesca. Quindi quali sono le nostre proposte? La prima è quella di abolire la legge 431, quindi di reintrodurre un tetto massimo al prezzo degli affitti, la seconda è di espropriare tutte quelle grandi proprietà immobiliari che vengono lasciate sfitte, la terza è un vero piano di investimento sull’edilizia popolare che possa restituire dei diritti a quelle 650.000 persone che in Italia sono in attesa di un alloggio popolare e infine chiediamo un reale piano di investimenti rispetto agli studentati che siano pubblici, nell’interesse della collettività e non del profitto. In questo senso abbiamo inoltrato una lettera al Ministero dell’Università per chiedere un tavolo permanente, a questa lettera non c’è stata risposta».
«Di fronte al ricatto tra pagare dei prezzi esorbitanti o fare ogni giorno ore di mezzi di trasporto per arrivare all’università, tantissimi studenti rinunciano a studiare, non per scelta ma perché sono costretti dalle condizioni materiali. Coloro che hanno rinunciato ad iscriversi rappresentano una percentuale in crescita nell’ultimo anno, particolarmente nel Sud Italia, come anche sono tantissimi gli studenti che, ad un certo punto del loro percorso, decidono di abbandonare».
di Roberto Giuliano e Marianna Donadio
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