
Nel mese di aprile la redazione di Informare ha ospitato un gruppo di studenti internazionali del Politecnico di Milano, impegnati in un laboratorio di urbanistica dedicato alla progettazione anti-fragilità nel territorio di Castel Volturno. Il primo innesco che ha potuto dare vita a questo incontro è arrivato dai Padri Comboniani di Castel Volturno. Questi ultimi, già attivi con interventi sociali sul territorio, hanno facilitato un primo contatto con la nostra realtà.
Il progetto “Planning for anti-fragility in Castel Volturno” rientra nell’ambito dell’Urban Planning Studio, corso della Scuola di Architettura, Urbanistica e Ingegneria delle Costruzioni del Politecnico di Milano, coordinato dai professori Andrea Rigon e Marco Peverini, con il supporto dei ricercatori Lorenzo Caresana, Danila Saulino e Giacomo Ricchiuto. Il gruppo di lavoro non ha ancora – sottolineiamo – un protocollo formalizzato con il Comune di Castel Volturno. L’incontro con la nostra redazione è stato quindi un’occasione di confronto tra giovani studenti del primo anno di Architettura del corso di inglese e noi cronisti di Informare, con l’obiettivo di approfondire le sfide e le opportunità di un’area complessa ma ricca di potenzialità, come la località di Destra Volturno.
Durante la visita in redazione, gli studenti hanno potuto rivolgere delle domande a Tommaso Morlando, presidente dell’Associazione Officina Volturno, che ha condiviso con loro un’analisi storica e sociale del territorio, evidenziando le dinamiche che hanno plasmato Castel Volturno nel corso dei decenni. In particolare, alla domanda sul motivo per cui Castel Volturno trent’anni fa fosse considerato il luogo dei sogni ed oggi invece viene visto come un luogo abbandonato a sé stesso, il presidente di Officina Volturno ha così risposto: «Castel Volturno, a soli 20 km da Napoli, era il sogno della borghesia napoletana degli anni ’60 e ’70, dove potevi possedere una villa al mare. La zona, un tempo dedita all’agricoltura e all’allevamento di bufale, vide una rapida trasformazione con la vendita dei terreni. Villaggio Coppola attirò i più ricchi, che costruirono ville di prestigio, valutate ancora oggi sui 600-700mila euro. Baia Verde divenne la zona di insegnanti e professionisti, soprattutto del Vomero. Destra Volturno, invece, era popolata da operai, con case modeste, spesso senza fondamenta. Molti di quei terreni – continua Morlando – erano vincolati a uso civico: nel 1927 il governo Mussolini infatti li aveva assegnati ai contadini poveri, che però li vendettero ai turisti, creando uno sviluppo abusivo e caotico. Senza contare che Castel Volturno ha avuto un piano regolatore approvato solo da pochi mesi. Dopo il terremoto dell’Irpinia, molte case furono occupate, segnando un cambiamento radicale. Oggi la zona ospita emergenze sociali: immigrati irregolari, sfollati dei Campi Flegrei e altre criticità. La situazione richiederebbe leggi speciali e finanziamenti consistenti, ma le soluzioni proposte sono spesso superficiali. Intanto, la città è diventata un crocevia di culture, con presenze come Emergency e missionari, in un contesto che ricorda realtà ben più difficili».
Il dialogo con i cronisti di Informare ha permesso agli studenti di entrare in contatto con le questioni più urgenti della zona: dall’abusivismo edilizio alla riconversione delle aree dismesse, dalla valorizzazione delle risorse naturali alla coesione sociale in un territorio multiculturale. L’esperienza dimostra quanto sia importante il dialogo tra università e realtà locali. Accogliere giovani futuri professionisti internazionali è stato stimolante, lasciando in noi la speranza che anche questi ultimi possano portare occhi nuovi su vecchi problemi del territorio.
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