
L’Area Archeologica di Pompei è senza dubbio uno dei siti archeologici più famosi al mondo, visitato ogni anno da milioni di visitatori provenienti da ogni angolo della Terra per ammirare i resti di una città romana del I secolo d.C. ma anche, o forse soprattutto, per partecipare all’esperienza di vivere in un giorno qualsiasi di duemila anni fa. Infatti, quando nel 79 d.C. l’eruzione del Vesuvio seppellì sotto una coltre di ceneri e lapilli la città, il tempo si fermò, la vita e le attività della popolazione furono cristallizzate.
L’Area Archeologica occupa una superficie di circa 66 ettari, di cui 45 sono stati scavati e aperti al pubblico, ma le operazioni di scavo proseguono ancora, con l’ausilio delle più moderne tecnologie. Ciò che oggi i visitatori ammirano è, in un certo senso, il fermo immagine del film sulla vita quotidiana del I secolo d.C., riportato alla luce in due secoli e mezzo di scavi.

Pompei era una fiorente città, sede di molteplici attività commerciali. Le famiglie più ricche o importanti vivevano in case lussuose, con un seguito di servi e collaboratori che svolgevano tutti i compiti loro assegnati e alloggiavano in locali attigui, più modesti. Le stanze padronali, specialmente quelle destinate a scopi di rappresentanza, erano riccamente arredate e affrescate. I prodotti piroclastici dell’eruzione hanno determinato la scomparsa di quasi tutti gli arredi ma hanno preservato in modo eccezionale gli affreschi. Questi raffiguravano molteplici soggetti: i padroni di casa, scene mitologiche, paesaggi urbani o rurali, attività commerciali o di piacere, alimenti e animali di varie specie.
E proprio tra questi ultimi si possono ammirare molte rappresentazioni di uccelli, molti ben rappresentati e facilmente riconoscibili, altri appena accennati. Un bell’esempio è dato dagli affreschi presenti nella cosiddetta “Casa della Venere in conchiglia”, dove si ammirano garzette, usignoli e altri uccelli intenti ad abbeverarsi aduna fontana. Recentemente è stata portata alla luce una casa che è stata chiamata “La casa di Leda e il cigno” per un affresco che raffigura la nota figura mitologica. Ma non è solo il cigno che può attrarre l’attenzione, perché numerosi altri uccelli completano la decorazione della casa.

Già negli anni passati è stato fatto un parziale censimento degli uccelli raffigurati negli affreschi e che quindi possono dare un’idea delle conoscenze ornitologiche degli antichi pompeiani, conoscenze che, in buona parte, derivavano dalla cattura di esemplari per scopo decorativo, come nel caso di cigni o pavoni, oppure per scopi alimentari. Tutto ciò ha portato l’ASOIM, Associazione Studi Ornitologici Italia Meridionale, ad elaborare un progetto di censimento e monitoraggio dell’avifauna attualmente presente nell’A-rea Archeologica, progetto che, presentato alla Direzione del Parco Archeologico di Pompei, è stato approvato nel novembre 2024, quando è stata sottoscritta la relativa convenzione tra il Parco e l’ASOIM. La convenzione prevede monitoraggi anche in altre aree archeologiche poste sotto la gestione del Parco: l’area preistorica di Longola, l’ex polverificio borbonico di Scafati e il parco della villa di Quisisana, a Castellammare di Stabia.
Nell’area degli scavi di Pompei il monitoraggio si svolge sia nella parte dell’Area Archeologica aperta al pubblico, e quindi soggetta ad una notevole pressione antropica, che nelle aree periferiche che ospitano ampie zone naturali. Le osservazioni, visuali o fotografiche, sono integrate dall’ascolto dei versi, canti o richiami. I dati raccolti saranno successivamente elaborati e georeferenziati. Per alcune specie di abitudini essenzialmente notturne ci si basa sulla raccolta di tracce o di borre. L’analisi di queste ultime permette di individuare anche la presenza di altre specie animali quali insetti e micromammiferi di cui sarebbe altrimenti difficile determinarne l’entità e l’eventuale pericolosità nei riguardi di un contesto ambientale così particolare.

L’area in oggetto mostra una notevole ricchezza di specie, tenendo conto del particolare contesto molto frequentato nelle ore diurne. Ricchezza più evidente, specialmente in periodo migratorio, nelle zone periferiche con maggiore copertura vegetale e meno frequentate dai turisti. Risulta confermata l’espansione di alcune specie considerate aliene sino a pochi anni fa come il Parrocchetto dal collare, “Psittacula krameri”, e l’Airone guardabuoi, “Bubulcus ibis”. Notevole è anche la presenza del Passero solitario, “Monticola solitarius”, che tra i ruderi ha trovato idonei siti di nidificazione. Nella parte centrale dell’Area archeologica, caratterizzata da una massiccia e costante presenza di visitatori, prevalgono specie più adattate alla presenza umana, da cui indirettamente ricavano fonti di nutrimento, quali Passera d’Italia, “Passer italiae”, Colombo domestico, “Columba livia”, Gabbiano reale,“Larus michahellis”e varie specie di corvidi. I grafici mostrano le diverse distribuzioni delle specie nell’arco dei primi quattro mesi di indagine.

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