
Le zone umide rappresentano gli ambienti maggiormente minacciati a livello mondiale. Caratterizzate da una elevata diversità e una notevole produttività, sono anche gli ambienti in grado di fornire una gran quantità di servizi ecosistemici quali la regolazione dei fenomeni idrogeologici e la fissazione del carbonio atmosferico che si traduce in un’azione di contrasto ai cambiamenti climatici. Questi ambienti tuttavia sono estremamente fragili e la loro estensione è stata drasticamente ridotta nel corso dei secoli per lo sfruttamento dei suoli a scopo agricolo, per gli usi idrici o per le bonifiche. In Campania il fenomeno è stato drammatico; basti pensare che le aree umide costituite dal basso corso dei fiumi Sele e Volturno avevano un’estensione complessiva di circa 90.000 ha e oggi sono quasi completamente prosciugate fatta eccezione per gli stagni dei Variconi situati a Castel Volturno (CE) e qualche residuo lago costiero.
La fauna legata a questi ambienti è in difficoltà perché costretta a trascorrere gran parte o tutto il proprio ciclo vitale nelle aree umide che risultano essere sempre più ridotte o inidonee. Devono anche attraversare, nel caso delle numerose specie migratrici, vaste regioni per loro inospitali prima di concentrarsi nelle poche aree adatte. Lo stretto legame tra gli uccelli acquatici e le condizioni ecologiche delle zone umide che li ospitano li rende possibili indicatori dello stato di conservazione naturalistica di questi siti, utili per valutare l’adeguatezza della morfologia di bacino e delle sponde a ospitare un buon grado di biodiversità, e per individuare particolari condizioni patologiche o di alterazione chimico-fisica dell’ambiente. Per far fronte a tutti questi problemi conservazionistici degli uccelli acquatici si sono costituite organizzazioni internazionali con lo scopo di attuare i dettami delle Convenzioni stipulate a livello globale, europeo e nazionale a favore di queste specie. Con la finalità di promuovere l’attuazione delle indicazioni dettate dalla convenzione di Ramsar, stipulata il 2 febbraio 1971 in Iran per la salvaguardia delle zone umide di interesse internazionale, nasce nel 1996 la “Wetland International”. La missione di Wetland International è quella di “conservare e recuperare le zone umide, le loro risorse e la biodiversità per le generazioni future”. Tale obiettivo viene perseguito attraverso le attività di conservazione degli habitat e della fauna, mantenendo una rete di aree umide per la conservazione delle specie migratrici, monitorando le specie, attuando progetti di ricerca sul ruolo di tali ambienti nella gestione delle acque, facendo divulgazione.
Nell’ambito di tali interventi si inserisce il monitoraggio ornitologico denominato IWC (International Waterird Census) per il censimento degli uccelli acquatici svernanti. Questi censimenti hanno avuto inizio in Europa già negli anni ’60 facendo seguito ad analoghi censimenti che si svolgevano negli Stati Uniti d’America. Nel 1967 l’IWRB avviò il censimento in Europa, dapprima per solo alcuni gruppi di specie, e dal 1987 a tutto il vasto gruppo degli uccelli acquatici. Nello stesso anno prese l’avvio anche l’Asian Waterbird Census e, nei primi anni ’90, gli African Waterbird Census e il Neotropical Waterbird Census. Nel 2001 anche i censimenti condotti in Nord America iniziarono a seguire la stessa metodologia adottata a livello globale. Oggi gli IWC sono gestiti a livello mondiale da Wetland International e in Italia sono coordinati dall’ISPRA (Istituto Superiore Protezione e Ricerca Ambientale). Le finalità di questi monitoraggi sono: l’elaborazione dell’entità complessiva delle popolazioni censite; descriverne le variazioni numeriche e distributive; stabilire l’importanza delle zone non-riproduttive di sosta; contribuire ad iniziative nazionali ed internazionali volte alla conservazione degli uccelli acquatici e dei loro ambienti.
Le popolazioni di uccelli acquatici vengono censite mediante conteggi nelle aree di svernamento. Molte specie di uccelli acquatici, infatti, mostrano una forte tendenza in periodo invernale all’aggregazione in bacini lacustri, fluviali o paludi, condizione che facilita notevolmente i conteggi e rende relativamente agevole un’efficace quantificazione della dimensione totale delle popolazioni. Ciò sarebbe estremamente difficoltoso durante altre fasi del ciclo vitale, come ad esempio durante il periodo riproduttivo, quando molte di queste specie risultano disperse in aree vaste e spesso remote. I conteggi avvengono da sempre con modalità standard e sono relativamente semplici da effettuare, ma necessitano da parte degli osservatori un’ottima esperienza nel riconoscimento in natura di tutte le specie da censire. L’Associazione Studi Ornitologici Italia Meridionale – ASOIM OdV – conduce i censimenti nelle zone umide casertane dal 2003, e dal 2006 li ha estesi alle zone umide dell’intera Regione Campania. Da 12 anni, inoltre, organizza un censimento degli uccelli acquatici svernanti in contemporanea per evitare doppi conteggi derivanti dalla elevata mobilità che caratterizza gli uccelli acquatici. Il censimento viene effettuato da più squadre di rilevatori nelle zone umide delle province di Caserta e Benevento, con in aggiunta il Lago Patria (in provincia di Napoli).
I censimenti di quest’anno si sono svolti nel periodo compreso tra il 6 e il 26 gennaio e hanno coinvolto 35 partecipanti, che hanno effettuato 81 spedizioni in campo, visitando 59 località. Quest’anno si sono osservate 80 specie per un totale di 28304 individui. Uno sforzo notevole che richiede una buona capacità organizzativa e una capillare distribuzione sul territorio degli ornitologi ASOIM. Ebbene, dei 28304 individui censiti: 18836, oltre il 66% sono stati trovati nelle zone umide casertane; 74 delle 80 specie complessive risultano presenti in Provincia di Caserta, dove del resto sono ubicate 22 delle 58 (il 38%) delle zone umide indagate. Un patrimonio naturalistico enorme presente nel territorio provinciale, di valore internazionale, che meriterebbe senz’altro una maggiore considerazione e rispetto da parte degli amministratori e degli stessi cittadini. Qualche dato per comprendere ulteriormente il valore naturalistico del territorio. La totalità di anatre come le Volpoche (110), i Codoni (22), i Moriglioni (340) e le Morette comuni (144) sono presenti solo in provincia di Caserta, lo stesso dicasi per la gran parte dei limicoli e il Falco di palude. Per questa specie, in particolare, inserita nell’allegato 1 della Direttiva Comunitaria “Uccelli” quest’anno si sono contati 94 individui, il 91% della popolazione svernante in Campania. Si tratta di specie che nidificano in Europa settentrionale e orientale e ciò fa assumere un ulteriore valore naturalistico al territorio casertano, collocandolo in un contesto internazionale di tutela della natura. E ciò non riguarda solo gli uccelli acquatici. Le stazioni di inanellamento dell’ASOIM hanno messo in evidenza un fenomeno molto interessante. In inverno, con costanza, vengono catturati individui di un piccolo passeriforme che frequenta i canneti, il Forapaglie castagnolo. Molti di questi hanno un anello ungherese alla zampa. I contatti degli ornitologi ASOIM con colleghi ungheresi hanno accertato che provengono da una zona umida dell’Ungheria in cui è presente un lago. In pratica la popolazione di quella località ungherese si trasferisce nel casertano per trascorrere la stagione invernale, e poi ripartire in primavera per andare a riprodursi.
L’eliminazione degli ecosistemi frequentati dalla specie avrebbe ripercussioni internazionali in ambito conservazionistico. Questo patrimonio di biodiversità deve essere vissuto come una opportunità, considerando l’enorme crescita, che si registra anche in Campania, di turisti naturalistici che si spostano nel continente europeo per visitare luoghi naturalistici dove praticare il birdwatching. Sono già numerose, infatti, anche in Campania le imprese turistiche e le guide specializzate nel settore e capita a chi va in natura da decenni, come il sottoscritto, di osservare sempre più spesso turisti naturalistici in giro per la Campania a fare birdwatching. In un territorio tormentato per anni da devastazioni ambientali la scoperta di così tanta biodiversità rappresenta un’occasione di speranza e di rilancio per un futuro veramente felice e degno di essere vissuto.
di Maurizio Fraissinet, Presidente dell’Associazione Studi Ornitologici Italia Meridionale – ASOIM OdV
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