
La globalizzazione è l’integrazione tra economie mondiali perché si intensificano gli scambi di beni, servizi, capitale finanziario, conoscenza e competenze. Negli ultimi anni la globalizzazione si è intensificata infatti se nel 1980 il commercio internazionale rappresentava il 39% del reddito mondiale, è stato stimato nel 2016 che il commercio internazionale rappresenta il 56% del reddito mondiale e che i dati fossero a salire, notiamo che il reddito mondiale è cresciuto mediamente del 5,5% ogni anno.
La ricchezza mondiale è cresciuta e la percentuale della popolazione mondiale in povertà assoluta è diminuita dal 44% al 9,6% nel 2016. C’è da tenere in conto, però, che il livello di povertà non è realmente diminuito e che la distribuzione della ricchezza dopo la crisi del 2008 è degenerata.
Al contrario, il 10% più ricco della popolazione globale possiede il 76% di tutta la ricchezza. Le disuguaglianze si sono accentuate soprattutto all’interno degli stessi Paesi dove troviamo sempre più dislivello tra ricchissimi e classe media.
Dopo la Pandemia, infatti, nel 2020, la disuguaglianza globale è paragonabile ai livelli dei primi decenni del Novecento, all’apice dell’imperialismo coloniale. Nel rapporto di Word Ineauqlity report 2022, si legge: “la disuguaglianza tra paesi costituisce circa un terzo della disuguaglianza globale tra individui. Il resto è dovuto alla disuguaglianza all’interno dei paesi”.
Tutto ciò non ha una rilevanza solo economica sugli individui, ma anche sociale perché le disuguaglianze influiscono sull’aspettativa di vita delle persone e sull’accesso ai servizi di base come assistenza sanitaria, istruzione, acqua e servizi igienicosanitari.
È bene ricordare che questo può facilmente degenerare in una limitazione dei diritti umani degli individui attraverso, per esempio, la discriminazione, l’abuso e la mancanza di accesso alla giustizia. Ci siamo per questo interessati ad Amnesty, il movimento globale di persone che agisce in difesa e in promozione dei diritti umani in tutto il mondo.
Alessia è una giovanissima attivista e responsabile del gruppo di Amnesty Caserta. Si è avvicinata al movimento proprio per il suo desiderio di cambiare le cose. Le abbiamo chiesto come Amnesty International agisca per contrastare le disuguaglianze, sia a livello internazionale che locale. La sua risposta è netta: «Nell’ultimo Rapporto annuale di Amnesty si evidenzia chiaramente un’escalation delle dinamiche di disuguaglianza nel mondo, ormai profondamente radicate. A livello globale, Amnesty ha denunciato l’adozione di doppi standard nella protezione dei diritti umani da parte di Stati Uniti e Unione Europea. Un esempio emblematico è rappresentato dalle politiche migratorie: molti governi occidentali, pur proclamandosi difensori dei diritti e della democrazia, stipulano accordi con Paesi terzi per contenere i flussi migratori. Dietro la retorica dell’“esportazione della democrazia” si nasconde, in realtà, una logica perversa di xenofobia e deumanizzazione, che porta a finanziare pratiche sistematiche di respingimento, tortura e morte. Un altro esempio lampante riguarda i teatri di guerra: gli Stati più potenti sembrano aver disattivato qualsiasi rispetto per il diritto internazionale, lasciando le popolazioni civili esposte alle conseguenze peggiori. Il caso di Israele e della Striscia di Gaza è particolarmente emblematico: al disprezzo per il diritto si somma l’inerzia dei suoi alleati, incapaci di fermare l’orrore in corso. Il Rapporto 2023-2024 di Amnesty offre una lucida – e dolorosa – analisi di questo tradimento dei principi universali dei diritti umani da parte di leader e istituzioni».
Spostandosi su un piano nazionale, la questione si frammenta in base ai singoli contesti, ma emergono pattern comuni: la discriminazione sistematica verso minoranze etnico-religiose, donne, comunità LGBTQ+, migranti. In particolare, l’approccio intersezionale permette di cogliere come queste disuguaglianze si sovrappongano e rafforzino a vicenda. Alessia cita l’esempio italiano: «Le donne sono ancora oggi bersaglio costante di violenza di genere e frequentemente escluse dai processi decisionali che le riguardano direttamente». Non solo. In molti Paesi si assiste a una crescente radicalizzazione delle politiche dominanti, che tende ad ampliare il divario tra le élite locali e la popolazione dissidente. Su questo fronte, Amnesty sta concentrando le sue energie con la campagna globale #ProteggoLaProtesta, che mira a tutelare il diritto fondamentale alla manifestazione pacifica, sempre più spesso minacciato o criminalizzato.
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