
Il Gran Premio del Messico, presentatosi come l’ennesima prova per la Ferrari, alla fine si è rivelato l’ennesima terra di conquista per la RedBull e per Super Max. Il pilota olandese, già laureatosi lo scorso GP ancora Campione del Mondo, ha superato il record eguagliato la scorsa settimana. È infatti arrivando a quota 14 Gran Premi vinti in una stagione che si è ufficialmente conquistato la poltrona d’onore nella storia della serie regina dei motori.
Doveva essere la gara in cui il Cavallino si sarebbe giocato la medaglia d’argento di questa stagione ma è stato solo l’ennesimo scivolone del team di Maranello. Senza aver mai ingranato la marcia giusta, non c’è stato neanche un accenno di competitività da parte delle due monoposto rosse. Le difficoltà del circuito non hanno di certo aiutato Leclerc e Sainz, ma trovare nuovamente le Ferrari alle spalle del quartetto RedBull-Mercedes è più che una sconfitta. Dopo due stagioni sacrificate in vista delle nuove monoposto portate in pista quest’anno, ci si aspettava decisamente di più dal team capitanato da Mattia Binotto. A poco e nulla son serviti il talento e la follia di Leclerc, e la furbizia e la calma di Sainz a fronte dei numerosi errori del muretto box e alla velocità degli avversari.
Dopo la peggior sessione di qualifica della stagione le due rosse sono state infatti protagoniste della peggior gara della stagione. Basta pensare che dopo 20 giri Sainz aveva già accumulato un gap di circa 20’’ da Verstappen e di oltre 10’’ dalle Mercedes. Doloroso dover parlare più di una stagione grigia che rossa per i Tifosi.
Battuti anche Vettel e Schumacher è decisamente tempo per Super Max di accomodarsi sulla poltrona che merita nella storia della Formula 1. 14 le vittorie in un’unica stagione per lui conquistate in un Mondiale che l’ha visto protagonista assoluto. Mai veramente preoccupato degli avversari pronti a ostacolare il suo cammino, Verstappen ha dato prova su pista dell’incredibile talento di cui è dotato. Ennesimo il monologo del numero 1 RedBull con l’unica differenza, anche questa volta, segnata dalla cornice di Città del Messico.
Arrivato puntuale come lo scorso anno anche il premio di consolazione dinnanzi alla sua gente per Checo Perez. Protagonista di una breve lotta con George Russell, non è stato particolarmente emozionante il weekend del numero 11 della RedBull. Non all’altezza del compagno di squadra, si è accodato a Lewis Hamilton chiudendo il 71esimo giro proprio alle spalle del 44 e classificandosi, come lo scorso anno, nuovamente terzo. Sicuramente il messicano avrebbe gradito sfilare la 14esima vittoria dalle mani del compagno di scuderia ma gli sarebbe servito decisamente più talento.
Chi l’avrebbe mai detto che proprio Daniel Ricciardo nella stagione più buia della sua carriera si sarebbe portato a casa un titolo di driver of the day? Riaccesa la miccia del suo talento, il numero 3 si è divertito e ha divertito sul circuito dell’Autódromo Hermanos Rodríguez. La piccola sbavatura dovuta alla collisione con Yuki Tsunoda, che gli è valsa 10” di penalità, non ha comunque compromesso la sua gara, chiusa al passaggio sul traguardo in settima posizione. Per un attimo si è avuta l’impressione di ritrovare in pista il Daniel Ricciardo dei tempi in RedBull, ed è divenuto quasi più doloroso doverlo salutare a fine stagione. L’anno sabatico è ormai stato annunciato dal pilota della McLaren, ma chissà se ci sarà mai ancora la possibilità di vederlo alla guida di una monoposto di Formula 1.
È dunque con il podio occupato da Max Verstappen, Lewis Hamilton e Sergio Perez che salutiamo la ventesima tappa di questo Mondiale di Formula 1. Il prossimo appuntamento è in Brasile, a Interlagos, che farà da cornice anche alla terza e ultima Sprint Race dell’anno nel weekend del 13 novembre.
Questo l’ordine d’arrivo al traguardo: Verstappen, Hamilton, Perez, Russell, Sainz, Leclerc, Ricciardo, Ocon, Norris e Valtteri Bottas a chiudere la top 10. Gasly, Albon, Zhou, Vettel, Sroll, Schumacher, Magnussen e Latifi occupavano invece le retrovie.
OUT: Alonso e Tsunoda.
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