
Nella Napoli sfarzosa della Belle Époque, i fratelli Emiddio e Alfonso Mele rivoluzionarono le modalità di vendita e del marketing presenti in città. Nel 1889 inaugurarono, nel Palazzo della Borghesia in via San Carlo, a pochi passi dallo storico teatro, i primi Grandi Magazzini della città. L’idea nacque durante un viaggio in Europa, intrapreso cinque anni prima per sfuggire all’epidemia di colera che aveva colpito Napoli: lì scoprirono un nuovo modello ampiamente diffuso nelle grandi città europee e decisero di importarlo nella città partenopea. Insieme alla vasta offerta di prodotti, molti di pregio, presenti in negozio, i clienti potevano acquistare anche per corrispondenza, grazie a un catalogo trimestrale che raccoglieva oltre mille articoli.
Come accade con Amazon oggi, ogni prodotto era accompagnato da un disegno accuratissimo e da una descrizione minuziosa, pensata per facilitare la scelta degli acquirenti. Innovativo fu anche il sistema di assistenza che i fratelli Mele garantivano ai propri dipendenti: dal supporto medico a quello per l’istruzione dei figli, fino all’organizzazione di grandi feste benefiche a sostegno dei poveri della città. A raccontare la storia dei Mele ad Informare è stato il regista e capodelegazione FAI Napoli Francesco Carignani di Novoli, autore del docufilm “La Napoli scintillante dei fratelli Mele”.
L’anteprima del film “La Napoli scintillante dei fratelli Mele” è andata in scena lo scorso 8 ottobre al Cinema The Space di Fuorigrotta, tenuta davanti ad un pubblico di 700 persone. Francesco Carignani di Novoli, autore del film con la professoressa Bianca Stranieri, ci ha raccontato come è nata l’idea di far rivivere un pezzo della storia di Napoli meno conosciuta ai più: «Il documentario nasce dall’incontro con la professoressa Bianca Stranieri, autrice di una bellissima mostra alla Fondazione del Banco di Napoli sui Grandi Magazzini a Napoli. Da lì l’idea di raccontare la storia di questi due personaggi molto particolari, grandissimi innovatori per l’epoca, ma anche quella di una Napoli particolarissima che spesso noi napoletani sottovalutiamo».
Quella dei fratelli Mele è stata un’esperienza da ricordare soprattutto per le grandi innovazioni importate a Napoli in seguito al Grand Tour che i fratelli compirono: «Nella ricerca mi ha colpito molto lo spirito innovativo – spiega il regista – il fatto che tante innovazioni che hanno introdotto all’epoca sembrano attualissime. L’attenzione per il welfare e per il marketing sembrano cose veramente molto attuali».
Carignani di Novoli racconta di come una parte della storia di Napoli stia acquisendo sempre più notorietà proprio per i cambiamenti che ha subìto in un periodo di benessere economico e culturale, quale quello delle Belle Époque: «La Napoli di oggi si sta riscoprendo, soprattutto per quanto riguarda il periodo postunitario, che segue quello borbonico, periodo unico e irripetibile. È stato un periodo che, secondo me, sta acquisendo un po’ più di valore perché Napoli, anche dopo aver perso il suo essere capitale politica, è rimasta ancora per tanti anni, fino alla Prima guerra mondiale, una capitale economica, ma soprattutto una grande capitale culturale europea con delle eccezionalità incredibili.

Una città in grado di attrarre capitali esteri ma soprattutto intellettuali e stranieri che venivano a soggiornare in un luogo che era unico». Un concetto estremamente attuale è quello dei giovani che lasciano la città per cercare un futuro diverso altrove. Il regista trova incoraggiante l’esempio dei fratelli Mele: «Oggi chi vive a Napoli molto spesso è costretto ad abbandonarla per andare a fare delle esperienze all’estero. Non sempre però poi si riesce a ritornare a Napoli per mettere in pratica il know-how acquisito. Dobbiamo essere in grado, come nella Napoli di inizio Novecento, di riattrarre questi talenti».
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